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Ancona

Nuovo Codice sulla crisi d’impresa, Confindustria: «A rischio le piccole aziende»

A sollevare la questione Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria di Confindustria Marche Nord in un recente incontro sull'argomento che si è svolto ad Ancona in collaborazione con il Sole24Ore

Diego Mingarelli

ANCONA – C’è preoccupazione nel mondo industriale per la pubblicazione del nuovo Codice della crisi d’impresa. L’argomento è stato al centro del convegno che si è svolto di recente nella sede di Confindustria ad Ancona.

«Noi imprenditori siamo i primi a voler sempre operare in totale trasparenza, anche in caso di difficoltà delle nostre aziende, ma siamo preoccupati per l’impatto che la Riforma avrà sulle piccole imprese, che rappresentano la linfa vitale del nostro territorio», ha detto Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria di Confindustria Marche Nord e delegato al tema del credito in apertura

Alla tavola rotonda, organizzata dall’associazione degli industriali in collaborazione con esperti de Il sole24ore, hanno partecipato, tra gli altri, Maurizio Leo e Annibale Dodero dello studio Leo & Associati, Mario Cavallaro dello studio legale Cavallaro, Pierpaolo Ceroli dello studio associato CMNP, Roberto Ranucci (studio legale Ranucci), il delegato “Fiscalità per la crescita” della Piccola Industria di Confindustria Lorenzo Pagliuca.

Una delle novità riguarda l’estensione dell’obbligo di nominare un collegio sindacale o un revisore unico a tutte le imprese che superano per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti: 2 milioni di attivo; 2 milioni di ricavi; 10 dipendenti mediamente occupati.

«In pratica la totalità delle imprese industriali. Le piccole imprese spesso non hanno le risorse per avere all’interno un direttore finanziario e spesso è l’imprenditore in prima persona ad occuparsi della gestione finanziaria. Ancora una volta all’imprenditore, già vessato da mille oneri di carattere burocratico, si aggiunge anche l’obbligo, così dice testualmente la legge di implementare un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e l’assunzione di idonee iniziative. Il che significa in concreto anche dover cambiare lo statuto e iniziare ad attrezzarsi dal punto di vista organizzativo nel controllo dei propri dati di bilancio per evitare segnalazioni automatiche all’Organismo di Composizione delle Crisi che a sua volta potrebbero portare all’attivazione di procedure concorsuali», spiega in una nota l’associazione degli industriali.

«È difficile poter valutare preventivamente l’adeguatezza e la congruità dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile – ha dichiarato Lorenzo Pagliuca, vicepresidente di Piccola Industria e delegato alla fiscalità per la crescita – che verrà rilevato solo a posteriori, in sede di giudizio. Questo rappresenta un ulteriore aggravio di responsabilità in capo all’imprenditore, che non si limiterà al rischio di impresa, ma che investirà elementi di carattere gestionale. Tale obbligo, difficile da valutare, è già in capo all’imprenditore dallo scorso 16 marzo».

«È vero che la legge ha il fine, pienamente condivisibile, di far emergere anticipatamente la crisi per prevenire o arginare le situazioni di insolvenza e le sue conseguenze – ha proseguito Mingarelli – ma nei fatti l’applicazione della nuova normativa innescherà dei pericolosi automatismi che avranno l’effetto di mettere a serio rischio la sopravvivenza delle piccole imprese. Se infatti un’azienda sta attraversando un periodo di difficoltà – cosa non rara in questi tempi – non risponderà ai requisiti e agli indicatori previsti dalla normativa e verrà immediatamente “segnalata” a degli organi appositamente creati presso le Camere di Commercio. Ma quante aziende hanno attraversato periodi difficili e poi si sono risollevate senza dover necessariamente ricorrere a procedure concorsuali? Per non parlare della reazione che avranno le banche di fronte ad un’azienda per la quale viene aperta una simile procedura? Toglieranno ossigeno? Molto probabile». Che conclude: «Vogliamo proprio suonare un requiem ancor prima di dare la possibilità di salvarsi?».