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Ancona

Dpcm, assessori alla Cultura scrivono al Governo. Marasca: «I teatri sono luoghi sicuri»

Anche l'assessore del Comune di Ancona ha firmato la lettera-appello inviata al presidente del Consiglio Conte e ai ministri Franceschini, Catalfo e Patuanelli

Teatro delle Muse ad Ancona

ANCONA – Riaprire al più presto i teatri, i cinema e le sale da concerto. Attivare immediatamente ammortizzatori sociali efficaci per i lavoratori del settore. Sono queste le richieste degli assessori alla Cultura delle principali città italiane, tra cui Paolo Marasca (Comune di Ancona), al Governo nella lettera-appello inviata al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, al ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo e al ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli.

«La misura assunta nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che dispone la sospensione degli spettacoli in teatri, cinema e sale da concerto, – si legge nella lettera – colpisce il settore produttivo italiano che più di ogni altro ha saputo adottare misure efficaci e responsabili nel contrasto alla diffusione epidemica da covid-19. L’evidenza statistica dimostra che oggi proprio i teatri e i cinema sono, in virtù del senso di responsabilità dimostrato nell’applicazione delle misure medico-sanitarie da gestori, lavoratori e pubblico, i luoghi più sicuri del Paese, insieme a musei, spazi espositivi ed altri luoghi della cultura, mantenuti aperti dal Decreto. In questa luce, la sospensione degli spettacoli appare ingiustificata visto che le misure disposte considerano invece compatibili altre attività che per la propria natura non possono garantire i livelli di protezione adottati nei luoghi di spettacolo, e negli altri luoghi della cultura come musei e biblioteche, per il pubblico come per gli operatori».

Paolo Marasca

La lettera è stata firmata dagli assessori Luca Bergamo (Roma), Filippo Del Corno (Milano), Eleonora de Majo (Napoli), Barbara Grosso (Genova), Francesca Paola Leon (Torino), Matteo Lepore (Bologna), Paola Mar (Venezia), Ines Pierucci (Bari), Paola Piroddi (Cagliari), Tommaso Sacchi (Firenze), Mario Zito (Palermo) e Paolo Marasca (Ancona). «In queste ultime, terribili settimane, – dichiara Marasca – con le colleghe e i colleghi abbiamo cercato di essere all’altezza, confrontandoci e aiutandoci. È emersa una certezza: se è vero che la cultura va aiutata, è ancora più vero che la cultura aiuta. Aiuta le persone a non sentirsi oltremodo smarrite. A reggere l’urto. E aiuta i governi a cercare il modo. Permettiamo alla cultura di aiutarci, allora, come si permette ai medici di curarci».

«Ci rendiamo perfettamente conto della gravità della situazione  – continua Marasca – e crediamo che, in questi mesi, i luoghi di cultura abbiano fornito delle esperienze utili dal punto di vista organizzativo e di cura della comunità. La nostra non è una protesta o una rivendicazione per l’apertura indiscriminata dei luoghi, ma un invito a ragionare sulla qualità dell’organizzazione. Tutti i settori, dalla cultura al commercio fino allo sport, sono sulla stessa barca, ma i luoghi di cultura hanno delle caratteristiche e delle competenze che gli permettono di essere particolarmente sicuri. Quindi credo sia giusto considerare quello che loro hanno fatto negli ultimi mesi, piuttosto che chiudere tutto».

Nella lettera gli assessori alla Cultura sottolineano che «il settore dello spettacolo, che vede impegnate centinaia di migliaia di professionisti, è inoltre uno dei più rilevanti settori produttivi italiani, e ha recentemente richiamato dalla CIG quasi la totalità dei lavoratori al fine di garantire una paga dignitosa e un corretto trattamento delle diverse professionalità impegnate. Seguiamo con estrema apprensione e preoccupazione l’andamento dei contagi da covid-19, ma la misura appena assunta nei confronti dello spettacolo produrrà effetti economici disastrosi per un settore già duramente provato, e soprattutto priverà i nostri concittadini di un importantissimo strumento di condivisione e riavvicinamento sociale, nel pieno rispetto del distanziamento fisico».

Due quindi le richieste: la riapertura di teatri, cinema e sale da concerto «prima del termine di efficacia del Decreto, soprattutto se le analisi di tracciamento del contagio delle ultime due settimane confermeranno la bassa, o nulla, incidenza dei luoghi dello spettacolo nella diffusione epidemica», e «un’immediata attivazione di ammortizzatori sociali, concreti ed efficaci, per tutte le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, con particolare attenzione ai soggetti professionali la cui attività è caratterizzata da intermittenza, occasionalità e precarietà, che abbia corso e validità a partire già da lunedì 26 ottobre».