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Ancona

Delitto di Chiaravalle, la difesa: «Non c’è prova che Marinangeli sia entrato in casa di Emma Grilli»

Questa l’arringa dell’avvocato dell’imputato dove è in corso il processo in appello per il cuoco ludopatico

ANCONA – Chiede l’assoluzione perché non c’è prova sul delitto che sia stato lui. Così in una arringa di sei ore l’avvocato di Maurizio Marinangeli, Emiliano Carnevali, ieri – 11 novembre – ha controbattuto alla sentenza di primo grado, in Corte d’Assise d’Appello, dove è in corso il processo di secondo grado per il delitto di Emma Grilli, avvenuto a Chiaravalle tre anni fa.

Il legale ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito oltre ogni ragionevole dubbio e il rinnovo dell’istruttoria. Manca la prova della presenza dell’imputato, 60 anni, cuoco, accusato di aver ucciso a coltellate la vicina di casa a Chiaravalle, il 17 luglio del 2018, nell’abitazione della vittima (in via Verdi). Un delitto che si sarebbe consumato per rubarle l’oro poi rivenduto per giocare d’azzardo.

L’unica traccia ematica dell’anziana presente su Marinalgeli inoltre sarebbe da contatto e non da gocciolamento, su una scarpa dell’imputato. Chiunque, facendo le scale dopo il passaggio del vero assassino (la difesa ha anche ipotizzato che possano essere stati due) avrebbe potuto impattare su quel sangue. A mancare, stando all’avvocato Carnevali, è anche il movente perché «Marinageli non doveva nascondersi per la sua ludopatia, era nota a tutti ed era anche monitorato».

La difesa ha duramente attaccato la sentenza di primo grado, dove l’imputato è stato condannato all’ergastolo, perché «difetta di coerenza e attendibilità nel giudizio oltre che abbondare di fantasia per coprire un vuoto probatorio e per una colpevolezza da provare ad ogni costo». Il 60enne è accusato di omicidio volontario premeditato e rapina aggravata. La Procura generale ha già chiesto una condanna all’ergastolo anche per il secondo grado di giudizio ritenendo solide le indagini e le accuse di primo grado. Ieri Marinangeli doveva rilasciare dichiarazioni spontanee ma non c’è stato tempo e lo farà all’udienza del 25 novembre quando toccherà alle repliche della Procura. La Corte deciderà poi, in camera di consiglio, se accogliere la richiesta della difesa nel rinnovo dell’istruttoria (per risentire dei testi) o fare sentenza. In aula ieri c’erano i familiari della vittima, parte civile nel processo con l’avvocato Massimiliano Russo.