Decreto sicurezza, Art.1-Mdp contro Salvini

Il consigliere regionale Gianluca Busilacchi ha presentato una mozione per chiedere al presidente della Regione Luca Ceriscioli di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge voluta dal Ministro dell'Interno

Il palazzo della Regione Marche
Il palazzo della Regione Marche

ANCONA – Si infiamma anche nelle Marche la bagarre sul decreto sicurezza. Ad accendere la miccia i consiglieri regionali del Pd Mastrovincenzo, Urbinati e Micucci, il consigliere di Art.1-Mdp Busilacchi, il consigliere dei Popolari Marche – Unione di Centro Marconi e il consigliere di Uniti per le Marche Rapa che proprio ieri mattina (8 gennaio) hanno presentato una mozione per chiedere al presidente Ceriscioli di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge 132, meglio nota come decreto sicurezza.

Al centro delle contestazioni il permesso di soggiorno umanitario che secondo quanto previsto dalla nuova normativa non potrà più essere rinnovato se non in pochi casi e il fatto che negli Sprar potrà essere accolto solo chi gode già della protezione internazionale e i minori non accompagnati. Il rischio temuto dai disobbedienti è quello che si crei una bomba sociale pronta ad esplodere, con gli immigrati senza diritti e facili prede della criminalità.

Gianluca Busilacchi

Una legge inumana ed incivile, come l’ha definita il consigliere regionale Gianluca Busilacchi «perché esclude uomini e donne con regolare permesso di soggiorno dai servizi che dovrebbero essere garantiti universalmente, segno di un degrado di umanità che stiamo vivendo giorno per giorno da quando è in carica questo Governo e che gli atteggiamenti del Ministro dell’Interno nei confronti dei migranti stanno sdoganando in tutto il Paese». La nuova normativa secondo Busilacchi potrà «portare solamente ad un aumento dell’insicurezza nel nostro Paese». Secondo il consigliere regionale si tratta di una «legge incostituzionale perché lede alcune prerogative delle Regioni riguardo ai servizi sociali e sanitari previsti dall’art. 117 della Costituzione».
Una incostituzionalità legata anche al fatto che «esistono delle norme nazionali del 2015 che attuano una Direttiva Comunitaria emanata nel 2013 relativa all’accoglienza per i richiedenti protezione internazionale. L’incostituzionalità, dunque, viene riscontrata nel fatto che la normativa nazionale non può ledere il diritto comunitario». La nuova normativa, prosegue il consigliere crea confusione perché non abroga la Legge del 1998 secondo la quale «le anagrafi sono di competenza dei comuni».

«Bene hanno fatto quei Sindaci che non stanno disapplicando la legge, come sostiene incautamente il Ministro dell’Interno – sottolinea – ma ne stanno semplicemente applicando una non abrogata del 1998,  che fornisce agli stessi Comuni competenza sull’anagrafe». Su questo Busilacchi ha auspicato l’impegno dei Comuni e della Regione Marche: «non una disobbedienza alla legge, ma un segno di civiltà perché interpreta il ruolo delgi enti locali all’interno di quello che è previsto dalla Costituzione Italiana e dalle Leggi dello Stato».

Sulla questione è intervenuto anche il movimento +Europa centro Marche che ha invitato la Regione Marche a «decidere da che parte stare: se da quella del Ministro dell’Interno Salvini che con le nuove norme crea irregolarità e insicurezza o da quella dei cittadini marchigiani che vivono in una delle regioni più sicure d’Italia e vogliono continuare a farlo». Il problema secondo +Europa «è che venga messa a rischio la nostra umanità e la nostra civile convivenza», evidenzia il coordinatore Mattia Morbidoni.

Il presidente della Regione Luca Ceriscioli

Il presidente della Regione Luca Ceriscioli ha fatto sapere «di aver già dato mandato agli uffici competenti di verificare i requisiti per il ricorso alla Corte costituzionale sul decreto sicurezza. Ma è certo che nelle Marche sarà garantita a tutti l’assistenza sanitaria. L’articolo 32 della Costituzione è per noi un faro: La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana», ha detto. Una battaglia, quella del Governatore, volta non solo a garantire il diritto alle cure mediche, ma anche allo studio e alla formazione. «Una società evoluta è quella che favorisce l’integrazione, nel rispetto delle regole, e non interrompe un percorso di inserimento già avviato. La Regione Marche è consapevole di quanto sia sensibile per la comunità il tema della sicurezza ma noi non ci sottraiamo alla responsabilità che chi governa lo debba fare in coscienza. Il decreto Salvini non fa altro che aumentare una platea di invisibili, a danno degli italiani, che già esiste nelle nostre città e sono i diniegati o i minori» ha concluso Ceriscioli.