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Ancona

Daraio: «Dalla pectina una pelle artificiale che sente il calore»

«È un’emozione tornare nella mia Università», ha detto la scienziata Chiara Daraio, oggi pomeriggio al Polo di Monte Dago dell'Università Politecnica delle Marche, dove ha tenuto un seminario

La scienziata Chiara Daraio all'Università Politecnica delle Marche

ANCONA – Con la pectina è possibile creare delle pelli artificiali, in grado di percepire i cambiamenti di temperatura. La scoperta, importante nelle applicazioni biomediche, in robotica e nell’elettronica da consumo, è il risultato della ricerca della scienziata Chiara Daraio e di un team di studiosi del Caltech, il centro di ricerca d’eccellenza di Pasadena, in California.

Proprio la Daraio ne ha parlato oggi all’Università Politecnica delle Marche, dove ha tenuto il seminario “Materiali nanobionici vegetali termoattivi, legno strutturale e morbido e pelli artificiali”. «È un’emozione tornare nella mia Università. È il primo seminario che tengo qui, dopo quello sulla tesi di laurea», ha detto la ricercatrice che risulta tra i dieci migliori scienziati under 40 del mondo e insegna Aeronautica e Fisica applicata al Caltech. Oggi infatti si è trattato di un ritorno ad Ancona, la sua città, e nella sua Università, la Politecnica delle Marche dove nel 2001 si è laureata in Ingegneria Meccanica.

La scienziata ha spiegato che «partendo dalla pectina, un ingrediente naturale che si trova nelle piante e abitualmente, è utilizzata per fare la gelatina sulle torte, la ricerca ha permesso di sviluppare una “pelle artificiale”, un rivestimento molto sottile, trasparente e flessibile a base di pectina e ioni calcio, in grado di rilevare cambiamenti di temperatura». Questo rivestimento sottile rileva i mutamenti di temperatura con un meccanismo simile a quello usato da organi-sensori delle vipere per riconoscere, al buio, prede a sangue caldo. Il nuovo materiale sviluppato è quindi in grado di generare una risposta elettrica a cambiamenti di temperatura. «In farmacologia si studiano le proprietà delle piante per creare i farmaci – ha detto la Daraio – e noi abbiamo provato a utilizzarle in campo ingegneristico».

A differenza di sensori tradizionali e commerciali che rilevano cambiamenti di temperatura in un range di 5°C, il rivestimento è in grado di rilevare cambiamenti minimi (di un ordine inferiore) in un range tra 5 e 50 °C, cosa che lo rende particolarmente interessante per applicazioni biomediche e in robotica. In altre parole, se la mano artificiale ricoperta con il rivestimento di pectina viene a contatto con una fonte di calore, ne avverte la presenza, evitando di bruciarsi, esattamente come accade alla nostra mano che, se messa sul fuoco, si allontana in maniera automatica, grazie alla percezione del dolore.