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Ancona

Daniele Silvetti prossimo alla presidenza del Parco del Conero

Si insedia il nuovo consiglio direttivo dell'ente che eleggerà il presidente, già individuato nell'avvocato Daniele Silvetti, così come indicato da Regione Marche e grazie al consenso diffuso manifestato dai vari componenti

Daniele Silvetti
Daniele Silvetti

NUMANA – «Mi impegnerò affinché il Parco del Conero divenga una realtà costante per 365 giorni l’anno e a disposizione degli utenti di ogni età. È indubbio che nell’area geografica del Parco risiedano risorse naturali uniche ma anche potenzialità inespresse capaci di dare impulso delle attività produttive e al comparto turistico». Non parla ancora da presidente perché è convocata per stasera l’assemblea che lo eleggerà come tale, ma Daniele Silvetti, 47 anni, avvocato anconetano, indicato dalla Regione Marche, sarà alla guida del Parco.

Oggi si insedia il nuovo Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Regionale del Conero che eleggerà il presidente. Il voto dei 9 membri (Comuni di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo oltre a Ambientalisti, Agricoltori Albergatori e Università) porterà all’elezione di Daniele Silvetti, così come indicato dalla Regione Marche e per il consenso diffuso manifestato dai vari componenti.

Silvetti, si è già preparato in questi giorni ad assumere l’incarico?
«Frequento da sempre le tante realtà turistiche della riviera del Conero con la mia famiglia e ritengo l’Ente Parco, proprio per il nome che porta, lo strumento più idoneo per valorizzare il patrimonio naturale che lo caratterizza. Ringrazio il presidente Acquaroli per la fiducia e per gli obiettivi che mi ha assegnato per il buon governo del territorio; tutela ambientale, sviluppo e turismo saranno le parole chiave da armonizzare e che caratterizzeranno il lavoro del nuovo Direttivo del Parco».

Che Parco del Conero immagina?
«Lo immagino come luogo aperto alla fruizione di tutti, da 0 a 99 anni e come punto di riferimento strategico sia per i turisti che frequentano le Marche che per gli operatori che lavorano in questo territorio. Implementeremo la ricerca e lo studio del territorio forte del ruolo che l’Università ha visto riconosciuto all’interno dell’Ente Parco».

Parola d’ordine?
«Ne individuo diverse: confronto (con tutte le parti interessate), condivisione, operatività e sostenibilità. Sottolineo che il Parco è un’entità autonoma ma vive dentro i comuni di Ancona, Numana, Sirolo e Camerano e dunque è soprattutto con loro, oltre che con le categorie, che il tavolo di confronto potrà e dovrà essere costantemente aggiornato ed implementato. Non mi interessano le appartenenze politiche e non guarderemo gli interessi di parte».

Cosa intende per operatività?
«Capacità decisionale soprattutto. È chiaro che vi sono molte anime diverse che guardano al Parco. Le ritengo tutte preziose e tutte capaci di contribuire a trovare una sintesi per scrivere insieme l’agenda delle cose da fare e, mi consenta la franchezza, da realizzare concretamente. Viviamo un tempo nel quale la politica dei veti incrociati, delle lotte di bandiera o delle posizioni preconcette hanno finito per condizionare gran parte dell’agire in Italia».

Ci sono molti dossier aperti a partire da quello dell’Area Marina Protetta: che ne pensa?
«Ho seguito il dibattito da spettatore interessato. L’Ente Parco a sua volta non potrà che prendere atto della dialettica che si è aperta tra enti locali, associazioni e mondo della ricerca. Per ciò che mi riguarda non ho preconcetti ma credo che ogni questione meriti di essere approfondita e condivisa a cominciare proprio dal rilancio di ciò che l’unica realtà sul campo: e cioè il Parco regionale. Vi sono delle vere e proprie urgenze: dalla tutela della biodiversità alle esigenze del mondo produttivo che vive, lavora e produce nel Parco, alla prevenzione dei reati ambientali per non dimenticare la messa in sicurezza di tracciati storici ed escursionistici. Credo molto nell’opportunità di offrire ai più giovani percorsi di formazione e informazione perché saranno loro a raccogliere l’eredità del nostro lavoro. Quindi l’aspetto culturale che è indubbiamente un altro degli aspetti cardine del Parco del prossimo decennio. Il Parco deve vivere 12 mesi all’anno ed essere aperto a tutti».

Ci vorranno risorse: ha idee anche su questo?
«Certamente la partita del reperimento delle risorse è da giocare su tutti i tavoli possibili. Esistono opportunità per partecipare a bandi comunitari che finanziano progetti che potrebbero essere coerenti coi nostri obiettivi. Li valuteremo attentamente».

Che altro?
«C’è un altro aspetto che intendo sviluppare e che riguarda la sinergia anche con gli altri Parchi, marchigiani, italiani e internazionali. Credo nella contaminazione delle idee e delle buone pratiche. Vorrei aprire una collaborazione con i colleghi che presiedono le altre realtà delle Marche e non solo, per contribuire a sviluppare proposte di turismo eco-sostenibile e di valorizzazione di un modo di fruizione degli ambienti naturali che sia si sostenibile ma all’avanguardia».

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