Dal primo ottobre pazienti in dialisi a piedi. L’allarme dell’Anpas

«Stiamo da tempo sollevando il problema a livello istituzionale, rimanendo del tutto inascoltati. Non è accettabile che persone in forte stato di necessità vengano letteralmente “scaricate”», dicono i rappresentanti dell'associazione

ANCONA – I pazienti marchigiani nefropatici sottoposti a trattamento dialitico, ai quali sino ad oggi è stato assicurato un servizio di trasporto organizzato dalle Aree Vaste dell’Asur con oneri a proprio carico, dal 1° ottobre rimarranno a piedi.

A sollevare la questione l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze-Anpas, che spiega: «La Regione Marche con la DGR 301/2017, ha escluso le persone bisognose di dialisi dalla possibilità di essere trasportate a cura del Servizio Sanitario Regionale tramite il pullmino disabili. Dal 1° ottobre, quindi, i pazienti in dialisi con mobilità ridotta e bisognosi di assistenza non prevalentemente sanitaria, per la Regione Marche diventeranno improvvisamente “autosufficienti” e non verranno più trasportati dalla propria abitazione al centro dialisi a cura dell’Asur».

La DGR 716/2017, che aggiorna i “livelli essenziali di assistenza”, prevede anche che il paziente possa essere accompagnato da un familiare, da un addetto all’assistenza personale, o dal volontariato percependo un rimborso. «Tuttavia – spiegano i volontari dell’associazione – le regole per ottenerlo sono talmente contorte e stringenti, per cui è facilmente prevedibile che il paziente si troverà in difficoltà, e da solo, ad affrontare un ulteriore problema dopo la malattia».

«L’Anpas sta da tempo sollevando il problema a livello istituzionale, rimanendo del tutto inascoltata. Non è accettabile che persone in forte stato di necessità vengano letteralmente “scaricate” in modo così brutale, e lasciate nella condizione di dover provvedere a se stessi, riorganizzando la propria vita in pochissimi giorni ed in modo totalmente differente rispetto a quanto è avvenuto sino ad oggi. Tali modalità vanno
immediatamente cambiate, ed il paziente deve essere libero di farsi trasportare anche dalle Associazioni di Volontariato (che lo hanno sempre fatto) con il riconoscimento del rimborso per i chilometri effettivamente percorsi in andata e ritorno senza limitazioni di alcun genere», concludono.