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Ancona

Quando la vittima è un minore

Il 50% dei giovani, tra gli 11 e i 17 anni, dichiara di aver subìto almeno un episodio di bullismo o cyberbullismo. La permanenza delle offese in rete rende il fenomeno ancor più traumatico per le giovani vittime. Se ne è parlato ieri in un convegno al liceo scientifico Galilei.

ANCONA – Il cyberbullismo è più pericoloso del bullismo. L’anonimato di cui può godere il persecutore rende il fenomeno ancora più traumatico per le giovani vittime. Le potenzialità della rete e la rapidissima diffusione sui social media generano un effetto valanga. La tutela e la responsabilizzazione dei minori sono le due parole chiavi del convegno sul Cyberbullismo svoltosi ieri presso l’aula magna del liceo scientifico Galilei. Presenti alla tavola rotonda Annarita Durantini, dirigente scolastica del liceo; Andrea Nobili, garante regionale dei diritti di adulti e bambini delle Marche; Giovanna Lebboroni, Procuratore della Repubblica del Tribunale per i minorenni; Filomena Albano, garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; Cinzia Grucci, dirigente della Polizia Postale; Antonio Mastrovincenzo, presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche; Angela Nava Mambretti del Safer-Centro nazionale per la sicurezza in rete, e la senatrice Silvana Amati.

Convegno sul Cyberbullismo, presso il liceo scientifico Galilei

Per Giovanna Lebboroni il bullismo e il cyberbullismo sono sinonimo di «aggressività e i professori e i presidi hanno una grande difficoltà a rapportarsi con questi ragazzi. Il fenomeno è grave per la permanenza delle offese in rete e l’intenzionalità è la caratteristica che lo differenza dalla psicopatologia. Le condotte bullistiche sono intenzionali e ignorano totalmente le difficoltà della vittima, mentre quelle psicopatologiche sono condotte da soggetti spesso incapaci di intendere e di volere. In più il bullo ha quasi sempre una qualità di vita accettabile, il soggetto affetto da disturbi mentali è solo».

Antonio Mastrovincenzo, presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche

La dirigente Annarita Durantini ha sottolineato che “la scuola deve affrontare questo problema. Il digitale dà un grande apporto all’insegnamento, ma non possiamo non tenere in considerazione i rischi connessi», e Andrea Nobili ha evidenziato come «oltre alla repressione, servono la prevenzione e l’informazione». «Per il 70% dei minori – ha detto Antonio Mastrovincenzo – questo problema è più sentito, rispetto a quelli dell’alcool o della droga. Quattro minori su dieci sono testimoni di atti di bullismo nei confronti dei loro coetanei. C’è un proposta di legge su cui si discuterà la prossima settimana che mira a destinare fondi a soggetti che operano sul territorio, come i Comuni, con la finalità di sensibilizzare e formare su questo tema».

La senatrice Silvana Amati

La senatrice Silvana Amati ha parlato della legge che sta per essere approvata in Parlamento in materia di Cyberbullismo, per l’educazione e la prevenzione verso i minori e ha fornito qualche dato. «Le indagini Istat del 2014 e Censis del 2016 – ha detto – hanno evidenziato il fatto che su 4 milioni di minori tra gli 11 e i 17 anni, 2 milioni sono quelli toccati da un fenomeno di bullismo e in particolare di Cyberbullismo, che è un sistema più fluido, pervasivo e pericoloso. Il 50% dei giovani dichiara di aver subìto almeno un episodio di bullismo: il 20% dichiara di essere stata vittima di bullismo una volta al mese, il 10% una volta alla settimana, il 4% durante l’anno. Le ragazze (25%) sono di poco più esposte dei ragazzi (20%) ed è singolare che il fenomeno colpisca di più le grandi città del nord, rispetto ai piccoli paesi dove il senso di amicizia è di certo più forte».

Progetto “Una Vita da Social”

Cinzia Grucci ha spiegato il compito della polizia postale nel monitoraggio e nella repressione dei fenomeni di Cyberbullismo e del progetto di quest’anno “Una vita da social”. «I giovani sono quasi sempre attori passivi nello scenario socio-politico di questo particolare momento storico – ha detto – pertanto si rifugiano in un mondo parallelo, ovvero il web e l’hard web». Con il progetto vogliamo far capire che si possono commettere reati anche sul web. A tale iniziativa prendono parte le varie compagnie di telefonia mobile, Save The Children e Baci Perugina. «Il 75% dei casi di bullismo – ha continuato – rimangono nell’oscurità per timore. L’omertà però è sempre sbagliata perché fa sorgere comportamenti sempre più criminali». I fattori di rischio sono soprattutto legati all’imprudenza dei minori che sul web tendono a dare troppa fiducia con estrema facilità, fornendo anche dati personali quali recapiti telefonici e domicilio. «Nella maggior parte dei casi il problema riguarda i figli di genitori separati – ha spiegato – non per il peso del trauma della separazione, ma perché sono più soli e meno controllati». Per Filomena Albano «occorre sviluppare la cultura del rispetto nei confronti dell’altro e iniziare a considerare la diversità come una ricchezza. Le vittime sono soggetti autonomi titolari di diritti e, come tali, devono essere trattati».