Ad Ancona arriva il “custode sociale” per l’inclusione. È il primo nelle Marche

Al via nel capoluogo dorico il progetto "Un quartiere in Comune". Obiettivo: proporre nuovi servizi di prevenzione a misura di cittadino. Pronta la sperimentazione che coivolge tre quartieri, Monte Dago, Ponte Rosso e Brecce Bianche. Ecco in cosa consiste

Il sindaco Valeria Mancinelli e l'assessore Emma Capogrossi firmano il protocollo d'intesa

ANCONA – Nel capoluogo dorico arriva il “custode sociale”. Si tratta di un operatore sociale al servizio del cittadino. Una “antenna nel territorio-quartiere” in grado di attivare azioni individuali e domiciliari di mediazione, orientamento e informazione nei confronti di soggetti isolati e fragili, garantendo una presenza capillare nel territorio, casa per casa, facilitando e migliorando la coesione e la vivibilità tra i residenti. Inoltre orientando e agevolando se necassario l’accesso ai servizi pubblici e privati e ai servizi presenti nel quartiere. Risponde al numero, 339.7277812. A presentare questa nuova figura professionale per le Marche, questa mattina, martedì 9 aprile, la sindaca Valeria Mancinelli e l’assessora alle Politiche Sociali e Sanità Emma Capogrossi. Presto anche l’infermiere di quartiere.

«I servizi al centro di questo progetto –  sottolinea Mancinelli – sono pensati per intercettare le problematiche di persone e famiglie in condizioni di difficoltà e di isolamento, rilevando i bisogni espressi e inespressi. Tutto ciò nell’ottica della promozione del lavoro di rete inteso come valorizzazione delle già presenti reti naturali di persone e famiglie  nel territorio attraverso risorse formali e informali puntando allo sviluppo di ulteriori sinergie (parrocchie, negozianti, vicinati…)».

Queste nuove figure professionali fanno parte del progetto più ampio “Un quartiere…in comune” che ha ottenuto un importante finanziamento dalla Fondazione Cariverona.
Il progetto nasce dall’idea di proporre nuovi servizi di prevenzione a misura di cittadino, nei piccoli luoghi, e perciò nei quartieri e prevede prevede una prima sperimentazione in tre aree di Ancona: Monte Dago, Ponte Rosso e Brecce Bianche.
La proposta del progetto è suddivisa in tre azioni, complementari tra loro che hanno l’obiettivo di intercettare i problemi andando direttamente nei luoghi ai margini della città, in quartieri periferici, a domicilio delle persone.

Prevista anche l’apertura della “Casa del quartiere”, in questo caso all’estita all’ex Centro Ricreativo “L’albero delle Idee” a Ponterosso. Si tratta di un luogo che si pone come spazio aperto e multiculturale, di incrocio, di incontro, di scambio di attività e persone, un luogo che potrà ospitare un laboratorio permanente per la progettazione e la realizzazione di attività sociali e culturali. Sarà aperta ai cittadini e alle associazioni, un luogo di scambio di idee e di incontro dove fare e pensare insieme ad altre persone, un motore di sviluppo locale per il quartiere di Ponterosso e non solo.

Inoltre, grazie alla collaborazione con l‘Asur è stata siglata una convenzione per “l’infermiere di comunità”, disponibile sia in ambulatorio sia a domicilio. Obiettivo: tenere uno stretto contatto con le persone della comunità e assicurare l’assistenza generale infermieristica effettuando ad esempio prelievi ematici, medicazioni, terapia iniettiva, rilevazione parametri vitali, educazione terapeutica. In aggiunta promuoverà interventi di educazione e informazione sanitaria, comprese le modalità di accesso ai servizi forniti dall’Azienda Sanitaria.

Per l’assessora alle Politiche Sociali e Sanità Emma Capogrossi: «Lo scopo di questo progetto è di lavorare nella microarea, in stretto contatto con il cittadino per meglio individuare le problematiche economiche, sociali e fisiche, che spesso nel concreto appaiono intrecciate le une con le altre. L’approccio adottato è quello dello sviluppo di comunità, che cercando di superare i limiti del welfare tradizionale punta a far incontrare a livello “micro” la domanda di servizi e le risorse pubbliche e private e impegna i cittadini, con al fianco le istituzioni, a mettersi in gioco diventando loro stessi la risposta ai bisogni da loro stessi evidenziati».