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Ancona

Cultura, tavolo permanente al Ministero. Marasca: «Un risultato che premia il lavoro dei 12 assessori dei capoluoghi»

Franceschini ha riconosciuto il lavoro dei rappresentati dei 12 Comuni italiani: il confronto proseguirà con interesse di entrambe le parti e delle comunità. E l'assessore dorico: «Ancona c'è, e ha avuto il suo peso specifico»

ANCONA – Un anno di dialogo ininterrotto per preservare la cultura e fare in modo che non venisse dimenticata, nonostante le forti restrizioni cui è soggetta a causa dell’emergenza sanitaria. Un confronto durato mesi, promosso da dodici assessori di riferimento dei capoluoghi di Regione italiani, con l’Anci e il Ministero. E, lo scorso, 26 marzo, una notizia che ha premiato un meticoloso e dettagliato lavoro di coordinamento: il ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha ricevuto i rappresentati di alcune Giunte comunali, ha confermato le misure di sostegno del Fondo emergenze 2021 (già adottato nel 2020) da destinare all’intero comparto e soprattutto ha accolto di buon grado la proposta di istituire un tavolo permanente di consultazione presso il MiC. In modo che, le amministrazioni comunali, chiamate a fare da raccordo tra gli operatori e chi gestisce le realtà culturali del territorio, potranno avere un interlocutore diretto nel Governo, al fine di progettare una ripresa sicura e rapida del settore. Altro aspetto, infine, è stata avanzata a Franceschini la possibilità di creare un Fondo triennale per la tutela degli ecosistemi culturali urbani, gestito dai Comuni. Su questo le parti si riaggiorneranno.

Intanto, da Ancona, è soddisfatto l’assessore alla Cultura Paolo Marasca, parte integrante di questo team assieme ai colleghi quali Filippo Del Corno (Milano), Lorenza Fruci (Roma), Barbara Grosso (Genova), Francesca Leon (Torino), Matteo Lepore (Bologna), Paola Mar (Venezia), Annamaria Palmieri (Napoli), Ines Pierucci (Bari), Paola Piroddi (Cagliari), Tommaso Sacchi (Firenze) e Mario Zito (Palermo).

Paolo Marasca, assessore alla Cultura del Comune di Ancona

Assessore Marasca, orgoglioso di questo lavoro che vi è stato riconosciuto dal ministro?
«Sono molto soddisfatto perché in una situazione difficile, che mai avremmo voluto affrontare, non era così scontato che una serie di città, di varie dimensioni, riuscissero a fare rete e a lavorare su contenuti per un anno intero. Abbiamo scelto, infatti, di compiere questo passo, capendo da subito gli effetti della pandemia sulla cultura, ritendendo importante riunirsi per condividere delle idee, delle pratiche e delle visioni per affrontare il momento».

Che esperienza è stata, e sarà, per lei, quella di poter lavorare con colleghi di città metropolitane ben più grandi di Ancona?
«Mi sta arricchendo da un punto di vista umano e professionale. E Ancona ha avuto un ruolo centrale nel coordinamento. Da un lato abbiamo rappresentato le istanze di una fascia di città di medie dimensioni. Dall’altro abbiamo portato una serie di strategie che provengono proprio dalle caratteristiche di una città più piccola, mettendole al servizio di quelle più grandi. Perché se per noi è stato utile capire come gestiscono alcune situazioni Roma, Milano, Firenze, per citarne alcune, è vero anche il contrario per loro, arricchitesi delle nostre esperienze».

Obiettivi futuri per questo gruppo?
«Mantere la trasversalità, da un punto di vista politico. Non ci sono colori, ma soltanto donne e uomini con idee al servizio delle comunità che rappresentano. E poi continuare a prendersi cura delle città in maniera organica. Pensate, le singole realtà gestiscono l’80 per cento dell’attività culturale del Paese. Abbiamo il dovere di rappresentarle, anche se non sono capoluoghi. Quanto a questi ultimi sarebbe importante coinvolgerli tutti, per ogni territorio regionale, così da avere un peso specifico maggiore presso il Ministero».

In chiusura: per ‘Ancona 2022 – Capitale italiana della Cultura’ vi siete spesi molto, producendo una serie di progetti, iniziative e eventi di grande rilievo. Come intendete conservarli?
«Premesso che anche se non siamo stati nominati (ha vinto Procida nella finale, ndr), quella partecipazione ci è servita per far acquisire ad Ancona maggiore credibilità, visibilità e, non a caso, siamo stati coinvolti da subito nel tavolo con gli assessori delle città capoluogo. Ora andiamo avanti, rimodulando quella proposta. L’obiettivo è di arrivare alla fine del 2022 con una città ancora più aperta alla dimensione della cultura. Per far questo dovremo avere un quadro definitivo dei progetti e dei finanziamenti. Ma è fondamentale che nel capoluogo cresca ulteriormente la comunità culturale, già ampia e sostenuta in occasione della candidatura. Dobbiamo fare in modo che Ancona cambi passo: diventando ancora più forte e strutturata potrà beneficiarne tutta la Regione. Con interventi fisici, come nei musei e nei teatri, e nella valorizzazione dei progetti validi che tanti soggetti ci avevano sottoposto. Sono abbastanza ottimista: serve farci trovare pronti per quello che sarà un mondo nuovo, una volta superata la pandemia».

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