Claudio Pinti ha lasciato il carcere di Montacuto

Il presunto untore dell'Hiv è stato trasferito al penitenziario di Rebibbia dove c'è una apposita sezione per detenuti sieropositivi. Il gip che aveva rigettato l'istanza di scarcerazione presentata dal suo avvocato aveva indicato un trasferimento in una struttura carceraria più adatta alla sua condizione e l'amministrazione penitenziaria ha scelto il carcere romano

Claudio Pinti

ANCONA – Non è più in carcere a Montacuto Claudio Pinti. Il presunto untore dell’Hiv, arrestato il 12 giugno scorso dalla squadra mobile, è stato trasferito al penitenziario romano di Rebibbia. Il trasferimento è arrivato nei giorni scorsi, dopo il rigetto da parte del gip antonella Marrone all’istanza di scarcerazione avanzata dal legale del 36enne di Montecarotto, l’avvocato Alessandra Tatò che difende l’autotrasportatore insieme all’avvocato Andrea Tassi. Tra le motivazioni del rigetto indicate dal gip c’è il rifiuto delle cure da parte di Pinti. Per il giudice quindi può rimanere in carcere ma ha indicato un trasferimento in una struttura penitenziaria più adatta ai sieropositivi. Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha scelto il carcere di Rebibbia, lo stesso di Valentino Talluto, l’untore dell’Hiv romano condannato a 24 anni di carcere. L’avvocato Tatò  continua a ribadire la incompatibilità del suo assistito con il regime carcerario, anche alla luce delle ultime analisi che il 36enne ha fatto proprio mentre era in carcere, e ha già annunciato che ricorrerà in appello e fino alla Cassazione.