‘Untore’ dell’Hiv, scena muta davanti al Gip

Claudio Pinti, finito in manette per aver fatto sesso non protetto nonostante sapesse di essere sieropositivo, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia avvenuto oggi al carcere di Montacuto. Il suo avvocato ha chiesto gli arresti domiciliari

Claudio Pinti

ANCONA – È rimasto in silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. Scena muta davanti al gip, questa mattina, per Claudio Pinti, il presunto ‘untore’ dell’Hiv arrestato martedì pomeriggio a Montecarotto dalla squadra mobile (leggi l’articolo). Per Pinti oggi era il giorno dell’interrogatorio di garanzia in carcere. Il 35enne autotrasportatore, difeso dall’avvocato Alessandra Tatò, è comparso davanti al gip Carlo Cimini ma non ha risposto alle sue domande. Il suo legale ha chiesto la revoca della detenzione in carcere per gli arresti domiciliari. Questo per via delle condizioni di salute del 35enne, sieropositivo da almeno 9 anni. Il giudice si è riservato. Sarà da valutare se le condizioni di salute siano o meno compatibili con il carcere. Per questo l’arrestato è stato sottoposto a delle analisi. Da quanto emerso dalle indagini della squadra mobile, coordinate dal procuratore capo Irene Bilotta e il pm Marco Pucilli, Pinti non si sarebbe curato in tutti questi anni e quindi andrà accertato lo stato della malattia. Il 35enne è accusato di lesioni personali dolose gravissime perché avrebbe fatto sesso non protetto con oltre 200 donne nonostante sapesse di essere sieropositivo. L’uomo è stato arrestato dopo la denuncia fatta a maggio dalla ex fidanzata che aveva scoperto di essere diventata sieropositiva a seguito dei rapporti sessuali non protetti avuti con lui.