Omicidio di Renata, il corpo tenuto in auto per due giorni sigillato con le buste della spazzatura (Video)

È quanto emerge dalle indagini della Procura dorica dove i dettagli che hanno portato all'arresto di Simone e Giuseppe Santoleri sono stati resi noti durante una conferenza stampa dal procuratore capo facente funzioni Irene Bilotta. «Il movente è economico - ha detto la Bilotta - legato al mantenimento». L'auto ripresa dalle telecamere aveva il portabagagli con scatoloni a bordo per coprire il contenuto

ANCONA – Uccisa in casa e poi caricata nella notte tra il 9 e il 10 ottobre, a bordo della Fiat Seicento, nel portabagagli. Il corpo avvolto in buste della spazzatura e sigillato con lo scotch. Lí sarebbe rimasto per due giorni, coperto da alcuni scatoloni, fino al 12 ottobre, quando le telecamere di Porto Sant’Elpidio hanno ripreso l’auto dei Santoleri e la relativa targa lungo la statale Adriatica, alle 11.15. I filmati, delle telecamere dei vigili urbani, evidenzierebbero un grosso carico nel portabagagli, senza la cappelliera (il pannello di copertura) coperto da scatoloni, riconducibile al cadavere della pittrice. Il movente sarebbe di natura economica.

Il procuratore capo Irene Bilotta
Il procuratore capo facenti funzione Irene Bilotta con il tenente colonnello Americo Di Pirro, comandante del Reparto Operativo Nucleo Investigativo dei carabinieri di Ancona

È quanto emerge dalle indagini della Procura dorica dove questa mattina, dopo l’arresto di Giuseppe e Simone Santoleri (leggi l’articolo e guarda il video) avvenuto a Giulianova, nel corso della conferenza stampa, il procuratore capo facente funzioni Irene Bilotta ha spiegato i dettagli che hanno portato il gip Carlo Cimini a firmare l’ordinanza di custodia cautelare a carico di padre e figlio.

Il pm Andrea Laurino, titolare dell’indagine, aveva chiesto la misura cautelare l’11 gennaio scorso. L’arresto di questa mattina è stato determinato dal pericolo di inquinamento delle prove e dal pericolo di fuga dei due indagati accusati di omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere. Il procuratore Bilotta ha parlato di elementi indiziari gravi e precisi, messi insieme dai carabinieri del Reparto Operativo Nucleo Investigativo di Ancona e i carabinieri di Teramo. «Come le telecamere che hanno ripreso l’auto con tanto di targa – ha spiegato il procuratore – e il movente economico per gli arretrati che il marito doveva alla moglie. La donna aveva chiesto 3mila euro».

Per la Procura è stato un delitto non di sangue. «Sul cadavere non ci sono ferite da arma da sparo – ha detto la Bilotta – né ferite con un corpo contundente. La donna aveva raggiunto l’abitazione di padre e figlio a Giulianova e non è stata vista uscire. Il suo cellulare era attivo mentre si trovava in quella abitazione. La versione data sul tragitto per raggiungere Loreto invece non trova riscontri».

Determinanti anche le testimonianze raccolte nei 5 mesi di indagine e tra le quali risulta quella di una istruttrice della palestra in via Galilei a Giulianova, nel comprensorio dove si trova la casa dei Santoleri, che il pomeriggio del 9 ottobre, alle 16.30, ha sentito Simone Santoleri che urlava contro ad una donna: «Dopo tanti anni ti sei venuta a riprendere mio padre». A quell’ora, per la Procura, Renata è ancora viva anche se non si sente la sua voce e la testimone riferisce solo delle grida del figlio Simone.

Utile agli investigatori la testimonianza della farmacista di Tortoreto Lido che ha venduto alla pittrice, il pomeriggio del 9 ottobre, un parafarmaco. La farmacista, stando alla procura, ha visto la tessera sanitaria di Renata Rapposelli e si è ricordata il nome perché in zona c’è una farmacia che ha lo stesso cognome della pittrice. La tessera non era stata strisciata perché non si trattava di un medicinale. Dall’uscita di Renata dalla farmacia c’è un vuoto. Per la procura la donna sarebbe però stata uccisa mentre era in casa dei Santoleri, tra le 16.30 e l’una di notte. Padre e figlio avrebbero aspettato la notte per caricarla nel portabagagli dell’auto, parcheggiata sotto casa. Una vicina infatti ha riferito agli inquirenti che all’1.30 la Fiat Seicento era parcheggiata con il muso diretto sul piazzale. Una anomalia secondo la stessa vicina perché l’auto veniva sempre lasciata in sosta con il muso verso l’abitazione dei Santoleri. Secondo la procura era stata girata per caricare il cadavere di Renata. Al mattino del 10 ottobre, la stessa auto, era tornata nella posizione di sempre.

Il gip, dopo aver firmato le misure cautelari, si è dichiarato incompetente per territorio e tutto il fascicolo passerà, da domani (7 marzo) alla procura di Teramo. L’interrogatorio di garanzia è stato fissato per l’8 marzo alle 10 al carcere di Castrogno, a Teramo, dove sono reclusi Giuseppe e Simone Santoleri.   (Servizio aggiornato alle 17)

 

Video di Alessandra Napolitano