Infermiera perseguitata, condannato il vicino stalker

Un anno e sei mesi ad un 50enne che per sei mesi avrebbe minacciato e reso la vita impossibile ad una condomine. «A voi vi ammazzo tutti, stranieri di m.», sarebbe arrivato a dirle l'uomo, prendendosela anche con i familiari della donna, mamma di due bambine

Foto d'archivio
Foto d'archivio

ANCONA – Minacciata di morte dal vicino che per mesi l’avrebbe perseguitata rompendole anche il vetro dell’auto con un mattone. Condannato stalker di una infermiera. I due, lei una 40enne romena e lui un 50enne anconetano, sono vicini di casa, in un quartiere del centro. Per cinque mesi, da maggio ad ottobre 2014, la donna ne avrebbe subite di tutti i colori, temendo anche per le sue due figlie e per suo marito.

«A voi vi ammazzo tutti, stranieri di m.», sarebbe arrivato a dirle il 50enne tanto che l’infermiera aveva paura a rincasare la notte, da sola, dopo il lavoro. Per questo si era fatta cambiare anche i turni all’ospedale. Stando alle accuse il 50enne l’aveva presa di mira a seguito di una difficile convivenza condominiale. Così aveva iniziato ad insultarla. «Scendi giù p.», le avrebbe urlato un giorno. In una occasione l’avrebbe anche rincorsa per le scale attaccandosi poi al campanello di casa gridando «Stasera sono c. vostri, state attenti». Poi le aveva danneggiato la Citroen C3 parcheggiata sotto casa, tirando un mattone sul lunotto posteriore e mandandolo in frantumi.

L’infermiera aveva denunciato tutto alle forze dell’ordine e il vicino si è ritrovato a processo anche con l’accusa di minacce e danneggiamento. L’uomo ha sempre negato le accuse ma oggi il giudice Alberto Pallucchini lo ha condannato ad un anno e sei mesi (pena sospesa), per tutti e tre i reati, più il pagamento di una provvisionale. Per il risarcimento danni, chiesto dall’infermiera che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Roberta Di Martino, dovrà essere fatta una causa civile. Il pm aveva chiesto la condanna a due anni. Tra 90 giorni le motivazioni della sentenza a cui l’imputato potrebbe ricorrere in appello. La donna e il 50enne abitano ancora nello stesso condominio.