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Ancona

Crollo del ponte sull’A14, la ditta Baldini protesta

L'azienda cameranese, dopo il picchetto dei lavoratori durato tutto il pomeriggio di Pasquetta e la notte appena trascorsa, sarà in Questura stamattina per denunciare la situazione lavorativa ormai al collasso, in seguito ad una decisione della Società Autostrade per l'Italia

I dipendenti durante il picchetto di stanotte

CAMERANO – Hanno fatto anche la notte sotto il tendone allestito davanti all’ingresso della ditta e stamattina una delegazione si è portata in Questura per incontrare le autorità competenti e fare presente tutta la situazione ormai al collasso.

Per tutto il pomeriggio di Pasquetta hanno protestato davanti all’ingresso dell’azienda in cui lavorano armati di maxi cartelli e striscioni in via Direttissima del Conero a Camerano. «Oggi siamo licenziati. Per non spendere soldi per le manutenzioni preferiscono costringere un’azienda storica a chiudere. Vergognatevi ladri e speculatori», c’era scritto sui volantini che distribuivano agli automobilisti. «Autostrade ridateci il nostro luogo di lavoro» campeggia ancora su uno striscione appeso tra due enormi ruspe. Alla fine di un braccio meccanico ieri come simbolo era appesa l’uniforme da lavoro.

È una ditta “ostaggio” di una decisione presa post disastro adesso che la tragedia del crollo del ponte sull’A14 tra Camerano e Castelfidardo si è consumata. I dipendenti dell’azienda Sandro Baldini, centro frantumazioni, presente sul territorio da più di quarant’anni, protestano perché non possono attraversare con i loro mezzi l’unico ingresso.

Il motivo? Secondo Autostrade per l’Italia, precisamente la direzione del settimo tronco Pescara, i loro mezzi sono troppo pesanti per poter attraversare il ponte dell’autostrada a duecento metri dall’altro crollato il 9 marzo. Il problema vero è che quello è il loro unico accesso. Il titolare si è già mosso per vie legali e a fine maggio dovrebbe esserci la sentenza. «Vietare l’accesso vuol dire mettere sul lastrico le persone che lavorano alla Baldini e far chiudere la nostra azienda – gridano in coro i quindici dipendenti tra i 23 e i 58 anni -. Chiediamo a gran voce il collaudo del ponte per dimostrare ciò che noi già sappiamo e cioè che è idoneo come lo è sempre stato al passaggio dei mezzi che ci permettono di lavorare. L’azienda, in controtendenza con il periodo storico, è un’impresa sana con molti lavori presi da iniziare e consegnare».