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Ancona

Crac Banca Marche, assolto anche in Appello il collegio sindacale

Nessuna responsabilità per Marco Pierluca, Franco D’Angelo e Piero Valentini. La difesa: «Restituita dignità»

Corte D'Appello di Ancona
La sede della Corte D'Appello di Ancona

ANCONA – Assolti anche in secondo grado per il crac di Banca Marche. I tre membri del collegio sindacale, Marco Pierluca, di Senigallia, Franco D’Angelo, di Pesaro e il maceratese Piero Valentini, incassano un’altra sentenza a loro favore.

La Corte di Appello di Ancona ieri pomeriggio (28 settembre) ha rigettato il ricorso della Procura che non aveva digerito l’assoluzione arrivata in primo grado, a novembre 2018, decisa in abbreviato dal gup Carlo Cimini «perché il fatto non costituisce reato». I tre erano finiti di nuovo sul banco degli imputati per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza. La Procura contestava loro di aver concorso al dissesto di Banca Marche, omettendo i «necessari poteri di vigilanza», insieme ai 13 ex vertici che sempre a novembre di tre anni fa sono stati rinviati a giudizio (il processo per loro, c’è anche l’ex direttore generale di Bdm Massimo Bianconi, è ancora in corso al collegio del tribunale ordinario). Cimini allora non ravvisò il dolo nel loro comportamento, ritenuto in buona fede ed esercitando i poteri di vigilanza e controllo. In primo grado i pm Andrea Laurino, Marco Pucilli e Serena Bizzarri avevano chiesto una condanna a 7 anni e sei mesi. Stessa richiesta ha fatto la Procura generale, rappresentata da Cristina Polenzani, in appello. Le motivazioni della seconda assoluzione usciranno tra 90 giorni. I tre sindaci ieri non erano in aula dove c’era invece il loro difensore, l’avvocato Salvatore Santagata. «C’è grande soddisfazione oggi – ha commentato il difensore – soprattutto dal punto di vista umano perché dopo cinque anni si restituisce dignità ai tre sindaci che hanno avuto dure ricadute sulla loro professione di commercialisti. Ricadute che nessuno ripagherà mai. L’assoluzione li riabilita professionalmente e moralmente. Non auguro a nessuno di subire un simile accanimento».