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Covid e influenza, che confusione. L’immunologo Butini: «Sempre meglio ricorrere al tampone»

Sintomi simili per l'infezione da virus influenzale e da varianti Omicron di Sars-Cov-2. Cosa fare lo spiega il primario di Immunologia clinica dell'ospedale di Torrette di Ancona

ANCONA – Influenza e Covid: questo è il periodo in cui si diffondono entrambi, grazie anche al fatto che non si utilizzano quasi più le mascherine, e che finiscono anche per sovrapporsi, con sintomi molto simili: repentina impennata febbrile, malessere, debolezza, mal di gola, tosse. È il momento dell’anno in cui cominciano a circolare le patologie da raffreddamento, ma con una sintomatologia e un decorso così simili, tra le due infezioni virali, solo il tampone permette di riconoscere ciò che è Covid da ciò che non lo è. Sono le varianti Omicron che si stanno manifestando in modo molto simile all’influenza e che andrebbero comunque riconosciute, per permettere al medico di base di provvedere, di caso in caso, alle cure specifiche.

«Siamo nella stagione in cui si diffondono le malattie da raffreddamento – spiega Luca Butini, primario di Immunologia clinica all’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche, ex Ospedali Riuniti, a Torrette di Ancona -. Per effetto delle mascherine, negli ultimi due anni questo non era successo, e adesso la variante di Sars-Cov-2 in circolazione attualmente si manifesta, per nostra fortuna, solo con sintomi simili a quelli dell’influenza. Non era così all’inizio, c’erano comunque sintomi simili ma poi c’era il coinvolgimento di parti del polmone, cosa che non è tipica dell’influenza, e una grande infiammazione che non è presente nelle attuali varianti Omicron».

Dunque è impossibile distinguere l’attuale Covid dall’influenza, se non si ricorre a un tampone fatto nel modo giusto: «Il destino dell’evoluzione del Covid è quello di andare verso una manifestazione che possiamo definire simil-influenzale. Questo comporta che chi si prende l’influenza o fa il tampone, e potrà dire che non è Covid, oppure potrà temere di averlo contratto. Prima del Covid, quando eravamo meno spaventati dalle infezioni stagionali, non ricorrevamo al test diagnostico. Per una sospetta influenza difficilmente il medico fa fare il test per verificare se è davvero quel virus. L’arrivo del Covid ci ha fatto diventare, giustamente, molto più esigenti in termini di accuratezza diagnostica. Oggi ha assolutamente senso fare il tampone per capire se si ha contratto il Covid, e se il tampone è positivo spetta al medico la decisione se quel paziente si meriti un trattamento specifico per la Sars-Cov-2».

Perché i medicinali non sono gli stessi: «Ci sono farmaci specifici contro l’influenza, ma nel corso degli anni sono stati utilizzati molto poco. Di solito si usano antifebbrili e antidolorifici e si aspetta che la malattia passi, mentre se si pensa che ci possano essere anche infezioni batteriche si fa ricorso agli antibiotici. Invece per il Covid, oltre agli antinfiammatori e agli antidolorifici, esistono farmaci specifici che ha senso utilizzare entro i primissimi giorni dalla diagnosi, per evitare l’aggravarsi della malattia e di finire in ospedale. E allora il timing nella diagnosi è fondamentale». Ma esistono dei casi in cui il paziente affetto da Covid si positivizza in ritardo, cioè dopo qualche giorno dalla comparsa dei primi sintomi? «Una persona che abbia sintomi che possono far sospettare Covid e che faccia un tampone ben fatto, e questo va sottolineato, e che risulti negativo, non ha il Covid – conclude Luca Butini -. Se il virus c’è, il tampone lo individua. Ma potrebbero esserci anche due infezioni indipendenti che si manifestano in modo simile, tipicamente nel modo invernale. Vedremo cosa succederà quest’inverno: senza le mascherine ci possiamo aspettare un ritorno in circolazione non solo di Sars-Cov-2 con poco impatto, ma anche di quei virus che tradizionalmente circolano in questo periodo, che sono influenza e virus parainfluenzali».

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