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Ancona

Coronavirus, la forza dei soccorritori. Un giovane volontario: «Non sarà questa emergenza a fermarmi»

Lavorano senza sosta e, nonostante i contagi siano in crescita, non hanno paura. I soccorritori del 118 sono sempre in prima linea. «Inutile stare a preoccuparsi, rispettiamo le regole»

ANCONA – «Siamo perfettamente in grado di gestire l’emergenza Coronavirus». Sono tranquillizzanti le parole di Francesco Sforza, operatore volontario da 5 anni nella Croce Gialla di Camerano e studente universitario di Scienze infermieristiche che, nonostante il dilagare dei contagi, continua ogni giorno a impegnarsi come tanti altri volontari nel soccorso in ambulanza con il 118.
Francesco, 24 anni, una positività che trasuda dalla sua gioventù, ci confida di non avere paura. 

«Conosco quali sono i rischi e abbiamo i dispositivi di protezione – spiega – . Adoro fare volontariato e non sarà questa emergenza a fermarmi, anche perché in questo momento di operatori ne servono tanti, il sistema ha bisogno di noi per cui non dobbiamo farci indietro».
«Certamente dobbiamo operare con delle accortezze in più che vanno prese tutti i giorni: ogni servizio che facciamo e ogni uscita garantiamo la massima pulizia del mezzo, sia per la nostra sicurezza che per quella dei pazienti che stiamo trasportando». 
«Siamo pronti a gestire le emergenze territoriali» prosegue il volontario di Croce Gialla, grazie anche ai corsi di aggiornamento.

Se i soccorritori del 118 lavorano senza sosta e sono fiduciosi, le persone  soccorse dalle ambulanze come stanno vivendo questa situazione emergenziale? «Le persone sono molto preoccupate e più restie a farsi portare in pronto soccorso, secondo me soprattutto per la mole di mala informazione che sta circolando sul web. Consiglio di ascoltare solo chi è del settore, i professionisti sanitari. C’è da stare tranquilli, certo – conclude – bisogna rispettare le norme igieniche, ma se vengono tutte adottate non c’è pericolo».

A rasserenare gli animi ci pensa anche il tenente colonnello del corpo militare Germano Rocchi, primario dell’Elisoccorso degli Ospedali Riuniti di Ancona. Medico con alle spalle un’esperienza trentennale, non si scompone di fronte al dilagare dei contagi. E non potrebbe essere altrimenti visto che è un vero e proprio “guerriero del soccorso”: Rocchi ha infatti preso parte a numerose missioni di pace all’estero, fra le quali quelle in Bosnia, Kossovo, in Iraq, a Nassirya come primo rianimatore del contingente delle forze armate italiane, e a due missioni in Afghanistan.

Germano Rocchi, responsabile dell’Elisoccorso regionale

«Teniamo la nostra posizione – dichiara – rispettiamo le regole e utilizziamo i dispositivi di sicurezza, ma la mia opinione personale è che siamo come in guerra: quando si è colpiti, si è colpiti, inutile stare a preoccuparsi. Ricordo che in guerra quelli che hanno paura sono i primi a morire».

Il primario spiega che il primo caso di Coronavirus che si sono trovati a trasportare neanche sapevano che fosse positivo al virus: era infatti un anziano con un  trauma facciale da caduta, che solo in seguito è stato diagnosticato come affetto da Coronavirus. In seguito a questo soccorso l’intero equipaggio è finito in isolamento, fra loro pilota, tecnico, medico e infermiera. Rocchi osserva che «svolgendo un servizio in situazioni di emergenza e critiche», sono tra i soccorritori più esposti anche perché «per l’equipaggiamento che abbiamo, con il verricello, a parte mascherine, occhiali e guanti, non possiamo indossare indumenti tecnici».