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Ancona

Il piacere di cucinare a casa con la propria famiglia. Intervista alla food blogger Francesca Celi – VIDEO

L’emergenza Coronavirus ha cambiato le abitudini e la cucina sta tornando ad avere un ruolo centrale nella quotidianità. La titolare di FRAgusto&passione ci spiega l’importanza di riscoprire la gioia di spadellare con marito e figli e come il mondo della ristorazione si sta riorganizzando

La food blogger Francesca Celi

ANCONA – Spazio alla fantasia tra pizze, dolci, nuove ricette e piatti della tradizione. L’emergenza Coronavirus ha cambiato le abitudini e la cucina sta tornando ad avere un ruolo centrale nella nostra quotidianità. Rimanendo a casa si ha più tempo per stare ai fornelli e quindi per preparare, magari insieme a marito e figli, il pranzo e la cena. Abbiamo chiesto alla food blogger marchigiana, Francesca Celi, di spiegarci l’importanza di riscoprire il piacere di cucinare a casa con la propria famiglia e di come in questo periodo il mondo della ristorazione si sta riorganizzando.

Nel suo blog FRAgusto&passione, Francesca racconta le Marche a piccoli morsi. Originaria di Macerata, ha sempre lavorato nel mondo della comunicazione. Dopo aver vissuto per anni a Milano, per amore è tornata nelle Marche, a Sirolo.

È sposata e ha due bambini di 7 e 4 anni, Tommaso e Susanna. Oggi lavora in un’agenzia web come copywriter e coltiva la sua grande passione: scrive di enogastronomia nel suo blog. FRAgusto&passione ha migliaia di follower e in soli due anni è cresciuto molto, ampliando l’orizzonte delle collaborazioni con i produttori locali. Francesca, che ama definirsi una “food lover” e una “food writer”, si è fatta conoscere in Rete per la sua rubrica “sfida tra piatti tipici”, mettendo a confronto le ricette di brodetti, vincisgrassi ecc…, preparate da quattro ristoranti marchigiani.

Francesca Celi

«Quando mi sono trasferita da Milano a Sirolo ho iniziato a dedicarmi alla mia passione: l’enogastronomia. Ho vinto una borsa di studio per un corso sul turismo enogastronomico all’Einstein Nebbia di Loreto e ho iniziato a scrivere una piccola rubrica recensendo ristoranti all’interno di un blog dedicato alle Marche, curato da una ragazza marchigiana – racconta la food blogger -. Con il tempo ho deciso di aprire un blog tutto mio e così due anni fa è nato FRAgusto&passione. Non è facile conciliare il blog con il lavoro e i bambini ma organizzandosi con un piccolo piano editoriale è fattibile. Non essendo una grande cuoca mi diverto a postare mini video con i miei figli; recensisco ristoranti e racconto di produttori o nicchie di mercato marchigiane. Essendo stata a Milano per molto tempo, ritornando qui ho riscoperto il piacere delle piccole realtà e dei prodotti locali».

Francesca, quanto è importante riscoprire il piacere di cucinare a casa?
«Sicuramente la riscoperta del piacere di cucinare a casa insieme è importante. Il cibo ha da sempre una forte valenza emotiva e consolatoria; è sempre stato un mezzo che avvicina le persone e che implica condivisione. Quindi trovarsi in casa in una situazione un po’ surreale e magari cucinare una ricetta insieme può scaricare, dar libero sfogo alla creatività, far passare il tempo in maniera più leggera, dar vita a un piccolo progetto o magari riassaggiare quel sapore di una volta per bisogno di tradizione e di sicurezza».

Che cosa significa per lei preparare i piatti insieme ai suoi figli?
«Ho sempre cucinato insieme ai miei figli: cose semplici, ricette furbe come le chiamo io. Il valore di preparare qualcosa insieme e poi di mangiarlo insieme va oltre il gioco. Sono convinta che in questo momento i miei figli mangino di tutto proprio per questo, perché stimola la curiosità».

Francesca Celi con la figlia

Come si stanno riorganizzando i ristoranti marchigiani che in questo periodo sono chiusi?
«Molti si sono organizzati con le consegne a domicilio; altri fanno video ricette sui social, cioè piccole sfide tra chef. Un cuoco prepara una ricetta in diretta in cinque minuti e tagga due amici chef che devono riuscire a fare lo stesso piatto nello stesso tempo. Altri ristoranti hanno aperto un sito di e-commerce: non fanno la classica consegna a domicilio ma un menù con possibilità di ordinazione. Ci sono poi dirette Instagram di aperitivi virtuali con food blogger e influencer. Ad esempio, un produttore mi ha inviato un pacco con tre bottiglie e abbiamo fatto una diretta Instagram degustando il vino e chiacchierando dei suoi prodotti. Questo è un modo per continuare a mostrare il proprio brand e ciò che si produce anche se il negozio è chiuso. Io promuovo solo i prodotti marchigiani che consumo e in cui credo. Ogni giorno noto che i ristoratori fanno qualcosa di più perché, mentre all’inizio la chiusura del locale veniva vista come un mese sabbatico, ora si sono dovuti riorganizzare in quanto non si sa con precisione quando finirà questo periodo di restrizioni».

Come è cambiata la sua attività di food blogger in queste ultime settimane?
«Non parlo ovviamente più di ristoranti ma di persone. Ho fatto un piccolo format sulle entrée che mi hanno colpito di più, ho chiesto agli chef se volevano che condividessi qualche loro ricetta furba così da poterla riproporre. Inoltre, sto collaborando molto di più con i produttori locali».

La food blogger fa assaggiare un piatto alla figlia

Si ricercano sempre più prodotti di qualità, il km 0 può essere la giusta soluzione?
«Io credo molto nei prodotti di qualità. Sicuramente il km zero e la stagionalità sono fondamentali però è anche vero che ci sono dei prodotti che in alcune zone hanno una storia lunghissima. Pensiamo ad esempio alle alici di Cetara, alle olive taggiasche, al Culatello di Zibello… I prodotti di qualità si possono trovare in botteghe di prodotti locali e tipici. Inoltre, alcuni supermercati si sono attrezzati con degli scaffali appositamente dedicati».

Quale piatto della tradizione marchigiana consiglia di fare in questo periodo a casa? Per quale motivo?
«In questo periodo consiglio di riscoprire la cucina povera, dei tempi lunghi e della tradizione. Vivendo di più la casa è possibile preparare quei piatti che, anche se semplici, necessitano di una lunga cottura. Io ho fatto i frescarelli, la polenta, gli impasti che sono terapeutici, dal pane al tirare la pasta, come si faceva una volta e tutto nella logica del recupero. Andando a fare la spesa una volta ogni 7-10 giorni bisogna reinventarsi in cucina con quello che si ha. Valori tramandati dalle nonne de “nojaltri” che tornano utili».