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Ancona

Ancona, mogli di detenuti scrivono al tribunale: «C’è rischio contagi, che il carcere non sia la loro tomba»

Quattro donne hanno messo nero su bianco i loro timori chiedendo al Tribunale di Sorveglianza di Ancona quali misure siano state adottate a Barcaglione per evitare il Coronavirus

Il Penitenziario del Barcaglione
Il Penitenziario del Barcaglione

ANCONA – Chiedono protezione per mariti e figli reclusi nel carcere Barcaglione di Ancona perché temono i contagi per il Coronavirus. Così quattro donne, tre mogli e una mamma, tutte dell’Anconetano, hanno scritto una lettera al Tribunale di Sorveglianza di Ancona.

«Scriviamo perché è da settimane che conviviamo con l’incubo del Coronavirus e, pur invocando risposte, queste restano ignorate. Questa pandemia è di estrema gravità per il grande numero di vittime che sta mietendo e ha colpito anche alcune carceri italiane in cui purtroppo sono morti dei detenuti. Preso atto quindi di questa situazione quello che noi chiediamo al Tribunale di Sorveglianza è di conoscere che tipo di provvedimenti intende adottare per prevenire la diffusione del virus in carcere».

Le tre mogli e la mamma non chiedono atti di clemenza ma che venga garantito il diritto alla salute così come lo sancisce la Costituzione italiana. A loro avviso il tribunale sta sottovalutando il pericolo della diffusione del Covid-19 e delle forme in cui esso si propaga, «forse perché ancora non sono presenti dei casi nelle nostre carceri – dicono – e quindi non vede questo come un problema da affrontare».

Le quattro donne sostengono che prevenire è meglio di curare e che «lo stesso Oms ha dichiarato che l’unico modo per superare questa pandemia è il distanziamento sociale e che, chiunque conosce bene l’ambiente carcerario, sa benissimo che è impossibile per i detenuti perché tra l’altro non hanno in dotazione le mascherine. Perché farli morire così? Nelle carceri non è in atto alcun tipo di prevenzione. Nella situazione in cui ci troviamo il carcere rischia anche di diventare la loro tomba».