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Ancona

Coronavirus, crescono i nuovi poveri. Banco Alimentare Marche: «La fame non va in quarantena» – VIDEO

Il fermo alle attività produttive e il divieto di uscire di casa rischia di ridurre sul lastrico tante famiglie che prima riuscivano a tirare avanti con lavori precari o in nero. Grande preoccupazione anche fra le attività commerciali

poveri

ANCONA – «Arrotondavo per vivere facendo le pulizie in nero, non mi vergogno a dirlo, ma ora non potendo più uscire ho quasi terminato i soldi per fare la spesa. Come potrò andare avanti?». È amaro li sfogo di Claudia, 55enne di Ancona, separata e con una figlia da crescere. Una situazione, la sua, che come quella di tanti altri lavoratori precari e in nero, è stata estremizzata dalla pandemia di Coronavirus che con il divieto di spostarsi e il fermo alle attività produttive rischia di ridurre sul lastrico tante famiglie che fino a poco più di un mese fa, in un modo o nell’altro, riuscivano a tirare avanti, a vivacchiare. Ora quelle risorse sono venute meno e questa fascia della popolazione rischia di uscire fuori dai radar dell’attenzione pubblica.

Ristoranti, parrucchieri, bar, negozi di abbigliamento e tutte le attività produttive non essenziali sono ferme, il personale a casa e gli imprenditori sono preoccupati per il futuro delle loro attività.

«La fame non va in quarantena – spiega Silvana Della Fornace, presidente della Fondazione Banco Alimentare Marche Onlus  -, è in aumento con il fermo delle aziende e già si cominciano a vedere i nuovi poveri, chi ha perso il lavoro, chi lavorava in modo precario e ora è fermo. I Comuni stanno iniziando a ricevere sempre più telefonate da parte di persone e famiglie che prima non erano assistite dai servizi sociali e che invece ora non hanno più soldi per fare la spesa. È l’onda lunga della nuova povertà che non sappiamo ancora quantificare, ma che è già partita».

Silvana Della Fornace e i volontari del Banco Alimentare

Con le misure restrittive imposte per limitare il contagio da Coronavirus «nel territorio regionale fin da subito abbiamo registrato una flessione nelle richieste di cibo da parte degli enti caritatevoli per la loro impossibilità a muoversi», spiega. Se a seguito dell’emergenza solo il 30-40% degli enti caritatevoli ha continuato l’operatività nella provincia di Pesaro- Urbino, nel resto delle Marche hanno proseguito solo il 50% di questi.

«Appena c’è stata la chiusura delle attività produttive – spiega la presidente -, alcune mense aziendali e ristoranti in tutta la Regione ci hanno chiamato per recuperare il cibo che altrimenti sarebbe finito nei rifiuti, e in poche poche ore abbiamo potuto recuperare così carne, frutta e verdura, distribuiti nella stessa giornata agli enti caritativi più vicini, grazie ai nostri volontari che hanno dato la loro disponibilità a continuare il servizio anche in tempo di pandemia».

Muniti dei dispositivi di sicurezza e tutela personale, secondo quanto previsto dalle indicazioni governative, l’attività è andata avanti nei due magazzini del Banco Alimentare, sia in quello di Pesaro che nell’altro a San Benedetto del Tronto. «Certo con modalità diverse – evidenzia la presidente – . Abbiamo dovuto subito riorganizzarci perché dopo il primo momento di fermo abbiamo attivato da qualche settimana un servizio di distribuzione del cibo a richiesta, monitorando da vicino le strutture caritative convenzionate e le specifiche esigenze e necessità dei loro assistiti».

La presidente del Banco Alimentare prevede già che «nelle prossime settimane tutti gli enti caritatevoli torneranno operativi al 100% anche grazie all’Ordinanza regionale del 25 marzo scorso che ha definito le procedure e chiarito la possibilità per gli enti del Terzo settore e i loro volontari di muoversi per svolgere il servizio di assistenza o le relative opere. Il Banco Alimentare distribuisce gli alimenti a quasi 300 strutture in tutta la Regione, fra Caritas parrocchiali, comunità di recupero, mense per i poveri, case di accoglienza, e ad altre strutture caritative.

«Il Banco Alimentare è pronto, noi ci siamo, e continueremo a servire le strutture caritative convenzionate – conclude Della Fornace- , siamo anche pronti e disponibili a confrontarci con Comuni, Protezione Civile, Caritas, e altri soggetti che vogliano lavorare insieme in modo coordinato ed efficace per recuperare lo spreco alimentare, distribuirlo e tentare di rispondere così al bisogno di cibo e di bisogni essenziali che emergono nella povertà».