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Ancona

Consulenti del lavoro scrivono a Conte: «Troppa burocrazia, non si farà in tempo a pagare»

Difficile la gestione della documentazione per gli ammortizzatori sociali. Roberto Di Iulio: «I soldi non arriveranno prima di due mesi». L'avvocato Francesco Gobbi: «Pioggia di contenziosi in arrivo»

Marina Elvira Calderone e Roberto Di Iulio

ANCONA – «Caro presidente, la scelta adottata dal Governo di finanziare la cassa integrazione emergenziale “COVID-19”, aumentando le risorse oggi disponibili sulle varie gestioni tenute presso l’Inps, costringe a presentare una molteplicità di domande differenti, una tipologia per gestione, per una causale che invece è uguale per tutti. Sarebbe bastato invece creare un unico ammortizzatore sociale emergenziale, appostare su di esso tutti i fondi oggi dispersi sulle varie gestioni, e tutto sarebbe stato più semplice ed immediato, per noi e per l’Inps. In questo caso, l’obiettivo di pagare i primi sussidi entro il 15 aprile, si sarebbe raggiunto». Inizia così la lettera che i consulenti del lavoro hanno inviato al premier Giuseppe Conte per avvertirlo che la burocrazia ai tempi del Coronovirus non porterà ancora un euro nelle tasche di chi ha perso più di un mese di lavoro e continuerà a perderlo visto che le aperture della maggior parte delle attività slitteranno ancora e non si sa bene fino a quando. 

Sono 26mila in tutta Italia e nella missiva firmata firmata dal presidente nazionale dell’ordine dei Consulenti del Lavoro Marina Elvira Calderone si parla di un sistema «di attuazione degli ammortizzatori sociali “Covid-19” non idoneo a garantire in tempi brevi la percezione delle somme da parte dei lavoratori». Nel caos ci sono tutti gli uffici che si trovano a dover gestire le pratiche del personale. E la provincia di Ancona non è da meno.

«Artigiani, commercianti ma anche industrie – spiega Roberto Di Iulio, presidente dell’ordine dei Consulenti del Lavoro di Ancona – ci telefonano di continuo. Il problema è che non si farà in tempo a pagare tutte le casse integrazioni entro il termine dato del 15 aprile. Nella più ottimistica delle ipotesi questo non accadrà prima di 60 giorni. I clienti che stiamo gestendo in questo periodo sono psicologicamente devastati perché le norme vengono date con il contagocce e i decreti annunciati ancor prima della loro uscita». L’ostacolo maggiore sono la presenza di quattro tipi di ammortizzatori sociali diversi che i consulenti del lavoro si trovano davanti, a dover gestire. «Ci aspettavamo un ammortizzatore semplice – osserva Di Iulio – uguale per tutti. Senza considerare che c’è ormai la certezza che le attività dovranno continuare a rimanere chiuse ma non si sa fino a quando. Si perdono giornate di lavoro al telefono senza far partire gli strumenti che servono, dipendenti e datori di lavoro saranno in difficoltà».

Francesco Gobbi

L’ultima novità è arrivata oggi ed è la marca da bollo da allegare alle domande per la cassa integrazione in deroga. «Viene richiesta – spiega Francesco Gobbi, consulente del lavoro di Ancona e avvocato – quando le persone non possono nemmeno uscire di casa e molti negozi sono chiusi. Temo che si apriranno molti contenziosi. Se la minaccia del virus non fa distinzioni nemmeno la tutela non fa eccezione». Per i consulenti del lavoro non si può continuare a gestire l’emergenza con strumenti ordinari «ma vanno annullate tutte le procedure per passare all’immediata liquidazione degli indennizzi tramite Inps o direttamente in busta paga». Il settore più penalizzato e incerto sembrerebbe essere quello artigianale che nelle Marche ha un’alta percentuale di attività.