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Ancona

Coronavirus, come ripartire nella fase 2 secondo lo studio di Univpm

Uno studio diffuso dell’Università Politecnica delle Marche fornisce alcune risposte sulle misure da adottare all'interno di edifici ad alto e medio affollamento, quali scuole, università, enti pubblici, uffici. Ecco i dettagli

ANCONA – Dopo la conferenza stampa di Conte e l’uscita del decreto governativo del 26 aprile, ci si sta preparando – anche con molti interrogativi, alla fase 2 dell’emergenza Coronavirus. L’obiettivo è far ripartire le attività economiche senza nello stesso tempo trovarsi a fronteggiare una nuova ripresa della pandemia.

Si inserisce a questo punto lo studio condotto da ricercatori della Facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche (Prof. Marco D’Orazio, Prof. Enrico Quagliarini, Ing. Gabriele Bernardini). Diffuso a livello internazionale, lo studio, utilizzando modelli di simulazione multi-agent, calibrati con i dati sperimentali dell’evoluzione del contagio sulla “Diamond Princess”, fornisce alcune risposte sulle misure da adottare all’interno di edifici ad alto e medio affollamento, quali scuole, università, enti pubblici, uffici.

I ricercatori, già da molti anni impegnati nello studio dei comportamenti degli individui in condizioni di emergenza, analizzano, in termini probabilistici, gli effetti che potranno avere le misure di distanziamento sociale, i dispositivi di protezione individuale ed il controllo agli accessi all’interno dei nostri edifici, sulla possibile ripresa del contagio. La permanenza in ambienti chiusi, infatti, può incrementare significativamente la possibilità di essere infettati, come evidenziato proprio dalla vicenda della nave Diamond Princess.

Le tecniche di modellazione utilizzate dai ricercatori assegnano agli agenti (ciascun agente è un individuo), secondo leggi di probabilità ricavate dai dati sperimentali disponibili, proprietà quali la capacità di contrarre l’infezione, la possibilità di essere asintomatici, il tipo di mascherina utilizzato, percentuale di utilizzo della mascherina, leggi di movimento all’interno degli edifici…  Gli agenti quindi “vivono”, si muovono ed incontrano all’interno di mondi virtuali, come farebbe una persona impegnata nella ripresa delle attività lavorative. Grazie a centinaia di migliaia di simulazioni condotte su cluster di calcolo, i ricercatori hanno ottenuto leggi che descrivono la probabilità di avere una ripresa del contagio in funzione delle probabilità di stato, movimento ecc, assegnate a ciascun agente.

I risultati della ricerca, già disponibili in preprint sulla piattaforma www.arxiv.org, evidenziano come, per mantenere la soglia dei possibili nuovi infetti al di sotto del 5% della popolazione che nella seconda fase frequenterà questi edifici, non è sufficiente il distanziamento sociale.
Le persone durante le attività necessariamente si muovono e possono entrare in contatto, anche per periodi compatibili con la possibilità di trasmissione, con altri soggetti, i quali possono essere asintomatici e quindi portatori inconsapevoli del virus e/o dotati o meno di dispositivi di protezione.

Solo l’utilizzo di mascherine di tipo FFP3 potrebbe teoricamente portare a riutilizzare gli edifici a pieno carico (con la densità di persone originariamente prevista fissata).
Già l’utilizzo di mascherine FFP2 e FFP1 porta a dover ridurre il carico all’80%. L’utilizzo di mascherine di protezione diverse dalle FFP, ma più accettabili per la popolazione, porta a dover ridurre la densità negli edifici intorno al 50%. L’adozione del solo distanziamento sociale o di dispositivi di protezione di livello inferiore a quelli descritti porta a dover ridurre l’afflusso di persone a non più del 20-30% del carico di persone inizialmente previsto.

Secondo lo studio di Univpm, quindi, dovremo prepararci a dover garantire una significativa riduzione degli accessi alle strutture per evitare una possibile seconda ripresa del contagio o in alternativa rendere obbligatorio l’utilizzo dei dispositivi di protezione, non necessariamente del livello più alto, unitamente a misure di distanziamento sociale di medio impatto.