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Confindustria non firma il protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro della Regione Marche

Il presidente di Confindustria Marche Claudio Schiavoni spiega i motivi dello strappo: "I datori di lavoro appaiono come criminali, troppi punti non coerenti"

ANCONA – Lo strappo di Confindustria Marche Nord. Oggi (13 maggio) in Regione si sta svolgendo la riunione con le categorie economiche per firmare il protocollo sui temi della sicurezza sul lavoro.

Confindustria non ci sarà. A spiegarne i motivi il presidente di Confindustria Marche Claudio Schiavoni.

«Non ci saremo alla riunione convocata in Regione perché non possiamo assolutamente firmare un protocollo, evidentemente già condiviso con altri fin dalla sua fase iniziale, che ha come obiettivo quello di fare apparire i datori di lavoro come “criminali”. Un protocollo a livello nazionale esiste già, frutto del confronto bilaterale intenso tra le parti sociali e il Governo e prevede che la sua attuazione si faccia in azienda. La proposta regionale contiene molti punti non coerenti con lo spirito, le linee e le disposizioni previste a livello nazionale».

Andiamo a conoscere i motivi dello strappo. Secondo Confidustria «c’è un’impostazione pregiudiziale nei confronti delle imprese. Il protocollo regionale è esorbitante rispetto al Protocollo nazionale sottoscritto dalle parti sociali il 14 marzo ed integrato il 24 aprile e recepito nel DPCM del 26 aprile 2020. In pratica viene introdotta una duplicazione del ruolo di coordinamento dei controlli sull’applicazione del protocollo che spetta legittimamente alla Prefettura ma che, in questa proposta si pone in capo alla Regione/ASUR, complicando il quadro di riferimento e creando confusione anche presso le nostre imprese.

Vengono introdotti soggetti esterni non previsti dal protocollo che prevede con chiarezza la costituzione dei Comitati con le rappresentanze “interne” all’azienda stessa: RLS e, eventualmente RSA e RSU.

Viene introdotto lo strumento della “segnalazione” alla piattaforma web MarchePrevenzione (sito dedicato in gran parte ai controlli dell’Asur) che non si comprende nell’ultima versione chi la debba sollevare. Sembra una sorta di “delazione”, ipotesi che lascia francamente sconcertati».

«Inoltre viene richiesto che il Protocollo Aziendale Anticontagio venga inviato alla piattaforma prima citata. Il Protocollo Aziendale è un documento “interno” dell’azienda e rimane a disposizione delle Autorità nel momento in cui esse svolgano la propria azione di vigilanza e controllo. Non è un documento che deve girare – spiegano da Confindustria – Ci sono troppi soggetti deputati allo svolgimento del controllo in azienda: Prefettura, Ispettorato del lavoro, polizia, carabinieri.

Claudio Schiavoni
Claudio Schiavoni

Nella bozza di protocollo, vengono introdotti obbligatoriamente “tavoli di monitoraggio e verifica” in ogni territorio ed in ogni settore. Secondo il Protocollo nazionale, ricordiamo che l’art. 13, pur prevedendo la costituzione di “comitati”, non li rende obbligatori e li ipotizza in via alternativa, o territoriali o settoriali ma soprattutto lascia alle parti firmatarie del Protocollo nazionale l’iniziativa di eventuali “comitati territoriali o settoriali”. Il dialogo ed il confronto con il sindacato sono essenziali, ma non la proliferazione di tavoli a livello territoriale che nè semplificherebbero l’attuazione delle misure di contenimento, nè renderebbero le stesse più efficaci ma avrebbero il solo risultato di renderne l’implementazione nelle aziende più complicata nei tempi e nelle modalità».

A fronte di tutto questo Schiavoni chiude: «Nonostante questi aspetti siano stati tempestivamente da me segnalati al presidente Ceriscioli sin dalla prima bozza di protocollo, la Regione è andata avanti nel suo disegno già prestabilito, senza tenere in considerazione le nostre posizioni. Evidentemente il nostro parere non interessava in questo caso.

Ce ne faremo una ragione e continueremo a fare quello che abbiamo fatto fino ad oggi: dare attuazione al protocollo nelle aziende con il coinvolgimento, quando presenti, delle rappresentanze dei lavoratori. Sul rispetto delle misure di sicurezza invito già da oggi il governatore a venire con me nelle aziende a vedere quello che stanno facendo».

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