Marche in calo, Confindustria chiede un cambio di passo sul fronte del credito

Convegno ad Ancona nella sede dell'Associazione degli industriali sul tema "Credito e finanza per la crescita delle imprese". Ospiti d'eccezione Carlo Bonomi, presidente Assolombarda in pole per il 'dopo Boccia', e Carlo Robiglio presidente Piccola Industria Confindustria. Schiavoni: «Le Marche crescono poco, peggio di noi solo il Molise»

L'intervento di Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche
L'intervento di Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche

ANCONA- Il “credit crunch”, il forte calo dell’offerta di credito, è un tema particolarmente sentito tra le imprese marchigiane, in questi anni che hanno visto – nell’ordine – una delle ‘ripresine’ più lente in Italia, il fallimento della principale banca regionale e l’ingresso di alcuni istituti di credito in alcuni tra i principali gruppi nazionali, il terremoto con conseguenze devastanti per i territori dell’entroterra. Un tema che torna a far discutere in questi mesi di pesante incertezza finanziaria, e che è stato questa mattina al centro del dibattito “Credito e Finanza per la crescita delle imprese” presso la sede di Confindustria ad Ancona, che ha attirato imprenditori da tutta la regione.

Ospiti d’eccezione dell’incontro, due ‘big’ del nazionale: Carlo Bonomi, presidente Assolombarda (tra i nomi in pole per il ‘dopo Boccia’ ai vertici di Confindustria), e Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria.

Nell’introdurre il convegno Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche ha parlato di «situazione economica preoccupante per le Marche che crescono poco: anche a causa degli eventi sismici, il PIL nel 2017 si è fermato ad un timido + 0,2% a fronte di una crescita dell’1,6% dell’Italia. Peggio di noi solo il Molise. Il futuro? Non lo vedo bene, perché assisto a scelte del Governo più di tipo assistenzialistico che di sviluppo». Schiavoni ha poi precisato che «il 64% del mercato è suddiviso tra due istituti di credito e questo non aiuta. Certo è che anche noi imprenditori dobbiamo imparare a relazionarci con le banche che rimangono uno dei partner fondamentali di cui le aziende hanno bisogno per intraprendere processi di sviluppo e di crescita».

Carlo Bonomi, presidente Assolombarda
Carlo Bonomi, presidente Assolombarda

Per Carlo Bonomi, presidente Assolombarda, «sul fronte del credito, questo è un anno complicato per le piccole e medie imprese. Abbiamo assistito ad una netta riduzione degli impieghi: dal 2011 ad oggi sono stati erogati alle imprese 200 miliardi di euro in meno. Siamo un Paese ancora bancocentrico, dobbiamo lavorare di più su strumenti finanziari alternativi che consentano alle aziende di operare le scelte migliori». «Serve un cambio di passo per tutti, imprenditori e banche – ha aggiunto il presidente di Assolombarda – Negli ultimi anni siamo stati costretti a lavorare su un rapporto solo quantitativo, dobbiamo tornare ad un rapporto qualitativo dove la valutazione degli asset immateriali diventa essenziale. L’economia corre, abbiamo bisogno di risposte veloci anche dalle banche».

«È un momento di grande incertezza politica italiana e di instabilità europea –

Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria
Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria

ha commentato Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria – L’imprenditore non teme i pericoli e le difficoltà, né di investire. Teme però l’incertezza, il dubbio, la volatilità. ll governo dovrebbe capire che il primo ostacolo da rimuovere è proprio l’incertezza, anche sul piano finanziario». Per Robiglio, le piccole e medie imprese sono chiamate ora più che mai alla sfida della crescita: «Da oggi non esiste più piccolo e bello – ha detto – Oggi diventa fondamentale crescere, investire e questo necessita di una solidità finanziaria. Il nostro ruolo è anche quello di portare a conoscenza degli imprenditori gli strumenti che li aiutino concretamente».

Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria Confindustria Marche
Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria Confindustria Marche

Diego Mingarelli, presidente Piccola Industria Confindustria Marche con delega al credito, si è detto convinto che la ristrutturazione del sistema bancario nella nostra regione abbia aumentato le difficoltà di accesso al credito. Mediamente nelle Marche il 50% delle aziende ha rapporti con non più di tre istituti di credito, per questo «oggi è necessario collaborare con più banche per trovare il partner più adatto alla propria impresa e condividere il rischio. La dittatura dei numeri non basta più: le banche devono fare uno sforzo e creare degli specialisti di impresa. Le aziende, anche se piccole, hanno problemi complessi».

Non crede in un inasprimento del credit crunch Franco Di Colli vicepresidente della Commissione regionale ABI Marche, ma in «una maggior selettività imposta dalle regole europee. La banca generalista non ha più futuro, serve specializzazione anche nel nostro settore».

Secondo Maurizio Paradisi, presidente della Società regionale di garanzia Marche, «la vera scommessa è stata quella di mettere insieme i mondi del commercio, artigianato e industria e anche le associazioni di categoria in un unico Confidi. Non abbiamo clienti, abbiamo soci e li conosciamo tutti uno a uno».

In primo piano Carlo Bonomi nel corso del convegno sul tema “Credito e Finanza per la crescita delle imprese” presso la sede di Confindustria
In primo piano Carlo Bonomi nel corso del convegno sul tema “Credito e Finanza per la crescita delle imprese” presso la sede di Confindustria

Di strumenti di finanza alternativa ha parlato Micol Filippetti, CEO del Gruppo Filippetti, chiamato da Confindustria Marche a offrire esempi di ‘buone pratiche’ insieme ad altre due aziende della regione: Andrea Montelpare spa di Fermo e la Renco spa di Pesaro. «Abbiamo scelto di aprire il nostro capitale al fondo di private equity RiverRock: è stato un percorso impegnativo ma molto formativo – ha detto Filippetti – Ci ha aiutato a prendere consapevolezza di dove volevamo arrivare, di quello che ci serviva e di quali compromessi accettare. È stato un impegno finanziario notevole, ma quello che abbiamo pagato in più lo abbiamo recuperato nel corso di un anno».