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Ancona

Concorso internazionale “Amico Rom”: premiato il marchigiano Diego Venturi con il libro “Ariel e Azra”

Il romanzo è una autobiografia e racconta la storia di un ragazzo di origine ebraica e di una giovane rom dei Balcani

Diego Venturi

ANCONA – Il marchigiano Diego Venturi, con il suo primo libro “Ariel e Azra” (Affinità elettive), è stato premiato al 27esimo concorso artistico internazionale “Amico Rom”. Ha vinto nella categoria M “Racconto edito/A short story”, ex aequo con Kruezi Selametim (Danimarca). Sposato con una musicista polacca, Venturi ha 60 anni, vive ad Ancona, lavora nel settore finanziario ed è padre di due bambini piccoli. Grazie al padre ha viaggiato molto fin da giovane conoscendo paesi e culture diverse, rispettandone religioni e tradizioni.

Diego Venturi, perché hai deciso di scrivere questo libro? 
«Il libro è una autobiografia. Ho dei figli molto piccoli che hanno appena cominciato la scuola primaria e vorrei che quando saranno più grandi conoscano questa mia parte di gioventù che in parte li riguarda». 

Di cosa parla il tuo romanzo?
«Il libro racconta l’incontro e il primo amore dei due protagonisti, un ragazzo di origine ebraica e una giovane rom dei Balcani. La parte iniziale si svolge a Roma e poi prosegue in Francia dopo un viaggio itinerante fino in Camargue a Les Saintes Maries de la Mer, dove ogni anno si svolge il raduno di tutti gli zingari d’Europa per celebrare santa Sara, la protettrice di tutti i Rom. Durante la loro storia d’amore si raccontano le reciproche tradizioni, culture e storie delle comunità a cui appartengono».

Cosa ha significato per te ricevere il premio? 
«Mi ha fatto molto piacere ricevere il prestigioso riconoscimento direttamente da Santino Spinelli, il primo Rom Commendatore dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, unico rom italiano, nonché professore, musicista e compositore conosciuto a livello mondiale e presidente dell’Associazione Thèm Romanò. La consegna del premio è stata emozionante perché erano presenti molti Rom famosi, cantanti, registi, politici, scrittori, provenienti da tutta Europa. Per me è stato un ritorno al passato. Sono stato accolto senza alcuna discriminazione religiosa, come quando avevo conosciuto la famiglia rom della mia ragazza».

Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo libro? 
«Vorrei che conoscesse più da vicino queste due etnie, ebrei e rom appunto, che da secoli fanno parte del tessuto sociale italiano. Conoscerli meglio e non giudicarli esclusivamente in negativo come spesso avviene. Gradirei anche che il lettore approfondisse la conoscenza della Toràh e del Talmud, i testi sacri dell’ebraismo, che in questo libro vengono raccontati in maniera molto semplice ma allo stesso tempo affascinante».  

Stai programmando di scrivere un altro romanzo? 
«Sì, è già in cantiere il seguito della storia, che si svolgerà soprattutto nei Balcani dove ho vissuto parecchio tempo con la giovane protagonista del romanzo. Riguarderà anche il conflitto etnico di quelle terre a noi così vicine dove si è svolta una guerra civile brutale che ha coinvolto i paesi della ex Jugoslavia e che ancora oggi è una ferita aperta per i sopravvissuti».