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Ancona

“Coloriamoci di lilla” per combattere i disturbi dell’alimentazione

Il lockdown ha contribuito a un incremento del 35% dei casi. Altissimi i numeri nella nostra regione, tali problemi colpiscono il 3 per cento della popolazione

L'iniziativa del Centro Heta

Una giornata, quella del 15 marzo, in cui il colore della speranza diventa il lilla. E’ questo infatti il colore della “Giornata del Fiocchetto Lilla” sancita dalla Presidenza del Consiglio e riconosciuta istituzionalmente come la Giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione. Perché il cibo non è amico di tutti. I disturbi del comportamento alimentare (“Dca”) sono anoressia, bulimia, binge eating, ednos… ma sono tante le forme che assumono. Così come tanti sono i ragazzi e le ragazze che ne sono vittime.

Ci sono tantissime Giulia in Italia e nel mondo. Giulia, si chiamava così la ragazza ligure di appena 17 anni affetta da bulimia, che si è spenta il 15 marzo del 2011 mentre era in lista d’attesa per il ricovero in una struttura dedicata. Suo padre ha fondato così l’associazione “Mi nutro di vita” con l’obiettivo di sensibilizzare su queste problematiche e aiutare tutte le Giulia d’Italia a salvarsi. La giornata del fiocchetto lilla ricorre il 15 marzo, giorno della sua scomparsa. In Italia sono oltre 3 milioni i giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, hanno cioè un alterato consumo o assorbimento di cibo che danneggia significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale. Ma sebbene così diffusi (e così gravi) questi disturbi sono spesso sottovalutati sia da chi ne soffre, sia dai familiari. Un’epidemia sociale. Di quei 3 milioni di giovani, il 95,9% sono donne, il 4,1% uomini.

«In realtà, in Italia e parallelamente anche nella nostra regione è il 3% della popolazione a soffrire di disturbi del comportamento alimentare, numeri altissimi – spiega Giuliana Capannelli, psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista e presidente del Centro Heta di Ancona, centro per il trattamento e la prevenzione dei sintomi contemporanei – che si sono acuiti e sono incrementati del 35-40% durante il lockdown, quando le restrizioni della libertà e dei contatti sociali hanno imposto di avere un rapporto con sé stessi. Il lockdown ha creato molti problemi a chi soffre di questi disturbi: ha costretto a interrompere delle terapie e dei percorsi perché molti servizi erano chiusi (noi abbiamo cercato di continuare online per quel che si poteva), ha rafforzato ancora di più la presenza in famiglia e nella maggior parte dei casi non è un fattore positivo; in più quando si ha a che fare con sé stessi ci si confronta con il proprio io, con il proprio corpo. E’ una battaglia interiore molto forte e l’aspetto psicologico, in questo genere di disturbi, conta al 99,9% rispetto alla malattia stessa. Poi va considerato che il lockdown e questo perdurare delle restrizioni, della pandemia, lascia tutti impreparati, in difficoltà e in una sorta di tendenza depressiva, amplificata in chi soffre di disturbi del comportamento alimentare che non sono mai solo connessi a problemi fisici».  

La dottoressa Giuliana Capannelli presidente del Centro Heta di Ancona

Soffrire di un disturbo del comportamento alimentare non significa solo avere conseguenze negative sul piano organico, ma anche effetti importanti sul funzionamento sociale della persona: cibo è aggregazione, socializzazione e chi soffre di questi disturbi ha limitate capacità relazionali, lavorative e sociali. Spesso, inoltre, il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche: oltre, quindi, a provocare un’intensa sofferenza psichica, coinvolge anche il corpo, con serie complicanze fisiche. Tuttavia, solo una piccola percentuale di persone che soffrono chiede aiuto. Questa giornata dal colore tenue ma dal messaggio forte, ha proprio l’obiettivo di difendere i diritti fondamentali di chi è colpito da un disturbo del comportamento alimentare, combattendo informazioni distorte e/o pregiudizi; sensibilizzare l’opinione pubblica; accrescere la consapevolezza a livello individuale, collettivo e istituzionale della gravità di questa epidemia sociale e creare una rete di solidarietà verso chi è colpito da disturbi del comportamento alimentare per combatterne il disagio relazionale e il senso di abbandono e sconfiggere l’omertà che accompagna questi disturbi.

«Il 3 agosto 2020 – spiega ancora la dottoressa Capannelli – la Regione Marche ha approvato una legge regionale (n.40) che disciplina la presa in carico delle persone con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione o del comportamento alimentare, con la finalità di garantire precocità di diagnosi, omogeneità di trattamento, continuità assistenziale, equità di accesso, appropriatezza e qualità della cura attraverso una rete integrata che operi secondo un modello multidimensionale e multiprofessionale, ma ad oggi resta solo un documento cui non sono state date continuità e concretezza».

Il Centro Heta, nella giornata del fiocchietto lilla, non intende solo sottolineare che esiste un problema comune a tantissime persone soprattutto giovani, ma cerca di andare oltre con un’iniziativa denominata “Tutto e(‘) Niente”, diretta a più voci… “alternativa” in programma domenica 14 marzo alle ore 21 online. Ospiti, Giorgio Barchiesi (per tutti Giorgione) chef e oste di Gambero Rosso, la campionessa di salto in alto Alessia Trost atleta in corsa per le Olimpiadi, salta in alto da una vita; Chiara Marchelli scrittrice di gialli noir e autrice del libro “Redenzione”. «Al contrario di quello che si potrebbe pensare, cibo, corpo, relazioni, non sono pertinenza esclusiva del sintomo alimentare. Sono dimensioni che appartengono alla nostra quotidianità e ci interrogano, toccano tutte e tutti – conclude Giuliana Capannelli – insieme a loro, professionisti del gusto, del movimento, della parola, vogliamo parlare di piacere, desiderio, cura, di quel “tutto e(‘) niente” che si pone al di là del bisogno e della fame intesa come pura e semplice alimentazione. Una diretta a più voci per discutere di temi che fin troppo spesso releghiamo al binomio salute/malattia, incasellando spinte e bisogni in strettoie linguistiche e assistenziali che ben poco raccontano delle possibilità e potenzialità del quotidiano». In dialogo con loro Giuliana Capannelli, Luciana Madaio, Federico Paino, Anna Maurizi, Licia Settimio, Lucia Luccarini.

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