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Ancona

Cgil, Cisl e Uil: luci e ombre del sistema sanitario regionale

Pubblicati i primi report dell’indagine della Scuola Universitaria Superiore S. Anna di Pisa, che analizza le performance del settore sanità in 12 regioni, valutando circa 300 indicatori relativi al 2017. Il commento della segretaria regionale Cgil Marche Daniela Barbaresi

ANCONA – Bene l’appropriatezza prescrittiva diagnostica, gli screening oncologici, l’efficacia assistenziale delle patologie croniche, la degenza media. Male, alcune le lista di attesa nei pronti soccorsi, l’alto numero dei parti con cesareo, e l’assistenza verso gli anziani. Luci ed ombre della sanità delle Marche messe in risalto dai primi report dell’indagine della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, che analizza le performance dei sistemi sanitari di un network di 12 regioni, valutando circa 300 indicatori relativi al 2017 dai quali emerge un quadro articolato che merita alcune riflessioni (Analisi dei dati MeS – S. Anna – Scuola Universitaria Superiore Pisa).

La prima serie di criticità evidenziate, come sottolineato in una nota congiunta dalle tre sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, riguarda i Pronto Soccorso, dove il problema dei tempi di attesa conferma le difficoltà rispetto alla tempestiva gestione delle casistiche meno urgenti (codici verde e giallo), le cui performance sono valutate come molto scarse: in particolare, le Marche sono la regione del network con la più bassa percentuale di accessi con codice giallo, che sono trattati entro 30 minuti dal momento dell’accettazione (48,4%, a fronte di una media delle regioni esaminate del 72,2%). I dati sono notevolmente differenziati tra le diverse strutture ospedaliere: nelle Marche le performance peggiori sono di Macerata e Fermo. Critica anche la percentuale di accessi al Pronto Soccorso con codice verde visitati entro un’ora (56,4%, rispetto alla media del 68,9%); Senigallia (33,5%) e INRCA sono le strutture ospedaliere con i risultati peggiori.

Molto critica secondo i sindacati anche la percentuale di abbandoni dal Pronto Soccorso, ovvero il numero di pazienti che lasciano spontaneamente la struttura dopo l’accettazione, prima di essere visitati dal medico o dopo la visita ma prima della chiusura della cartella clinica. Anche in questo caso, le Marche registrano una performance peggiore (6,9%, a fronte di una media del 4,1%). Jesi e San Benedetto del Tronto sono le strutture marchigiane con le performance peggiori.

«Occorre creare risposte per evitare l’esplosione dei Pronto Soccorso – spiega Daniela Barbaresi, segretaria regionale della Cgil Marche – attraverso un integrazione con il territorio e un potenziamento della rete di emergenza urgenza. C’è poi il tema fondamentale delle risorse, e cioè la necessità di accrescere il Fondo Sanitario Nazionale che oggi è al limite della sostenibilità del sistema pubblico universale».

Altro nodo critico evidenziato dai sindacati, il basso tasso di ospedalizzazione, registrato nelle Marche nel 2017, anche se viene rilevata un’elevata percentuale di ricoveri oltre soglia per pazienti anziani, ovvero ricoveri con una durata superiore rispetto al tempo massimo previsto per la gestione di uno specifico quadro clinico. Una maggiore offerta di assistenza domiciliare, tuttora insoddisfacente, potrebbe contribuire a migliorare la presa in carico post-ricovero. Ma anche la performance relativa agli anziani in cure domiciliari risulta essere la più bassa del network: 2,9% a fronte di una media del 7,5%.

Sotto la media è anche il tasso di anziani over 65 ammessi in RSA (8,9 per mille a fronte di una media dell’11,8): Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto sono i territori con i valori più bassi. Complessivamente critica, inoltre, l’appropriatezza prescrittiva farmaceutica ed è considerato molto critico anche il consumo di farmaci oppioidi, che rappresenta la presa in carico delle condizioni di dolore dei pazienti: nelle Marche si registra il più basso utilizzo per 1000 abitanti. Fabriano e Pesaro le realtà con i valori peggiori.

Preoccupante anche la situazione della copertura vaccinale, con il valore più basso delle regioni esaminate, in particolare la copertura vaccinale antinfluenzale degli anziani, quella contro il papilloma virus, quella contro morbillo, parotite e rosolia. Nell’ambito della prevenzione collettiva, la situazione della sicurezza sul lavoro registra valori tra i peggiori delle regioni in esame: dato particolarmente preoccupante alla luce dell’aumento del numero di infortuni denunciati.

Per quanto riguarda i percorsi oncologici, i tempi di attesa per gli interventi chirurgici sono complessivamente nella media, ad eccezione degli interventi relativi al tumore alla mammella, al retto e al polmone: valori tra i peggiori delle regioni esaminate.

Aspetti critici anche nella gestione del percorso materno-infantile: nel 2017 si conferma un frequente ricorso al parto cesareo. Critiche anche l’appropriatezza medica e quella chirurgica, ovvero, non sempre le prestazioni sono erogate con le giuste tempistiche ed utilizzando tecniche e modalità clinicamente consolidate.

«Abbiamo evidenziato, grazie agli interessantissimi dati forniti dal Sant’Anna – afferma Daniela Barbaresi – i punti di debolezza che andrebbero aggrediti dal nuovo Piano Socio Sanitario Regionale. L’insufficienza nella rete dei servizi territoriali e di integrazione socio-sanitaria, è uno dei primi temi che andrebbe affrontato. Occorre strutturare gli Ospedali di Comunità e dare concreto sviluppo alle case della salute, privilegiando le realtà attualmente sguarnite. Poi c’è la questione della prevenzione: i dati dimostrano come nelle Marche sia necessario investire maggiormente in prevenzione, sia nell’ambito delle coperture vaccinali, sia in quello che concerne la sicurezza sul lavoro. Su quest’ultimo punto in particolare, ricordiamo che è partita la ricostruzione nelle aree colpite dal sisma, e considerando che si  tratterà di uno dei più grandi cantieri europei, servono persone, mezzi e risorse. È necessario creare occasioni concrete di confronto sulle misure da attuare in modo da superare tutte le criticità, e siamo convinti che il Nuovo Piano Socio Sanitario, sia la migliore occasione per farlo».