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Ancona

Ancona, Centro Papa Giovanni XXIII: da oltre 20 anni al servizio della disabilità

La vicepresidente, la dott.ssa Giorgia Sordoni, ci racconta questa incredibile realtà che oggi conta due Centri diurni, due comunità residenziali, il Samaritano e il Don Paolucci, e la Casa Sollievo.

Centro Papa Giovanni XXXIII di Ancona
Gli ospiti del Centro Papa Giovanni XXXIII di Ancona

ANCONA – «Anche le persone con disabilità hanno diritti e doveri e ogni giorno il nostro compito è quello di migliorare la loro qualità di vita dandogli la possibilità di realizzare sé stessi al massimo delle loro potenzialità». È questa la mission del Centro Papa Giovanni XXIII Onlus di Ancona, che da oltre 20 anni opera a sostegno delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Punto di riferimento per il territorio, si trova ad Ancona, a Posatora, in via Madre Teresa di Calcutta 1. La Cooperativa Sociale è nata nel 1997 su iniziativa del parroco don Giancarlo Sbarbati con l’obiettivo di creare spazi di aggregazione e animazione per alcuni ragazzi con disabilità del quartiere. Negli anni il Centro è cresciuto molto e oggi conta due Centri diurni aperti 10 ore al giorno; due comunità residenziali, “Il Samaritano” e il “Don Paolucci”, aperte 24 ore su 24 tutto l’anno, e la “Casa Sollievo”. Sessanta persone tra educatori, operatori socio sanitari e volontari sono impegnate ogni giorno con servizi e attività per permettere a tutti gli ospiti del Centro di raggiungere l’autonomia, la dignità e l’integrazione nella società. La dott.ssa Giorgia Sordoni, vicepresidente del Centro Papa Giovanni XXIII, ci racconta questa incredibile realtà il cui motto è: «Persona al centro, sempre».

La dott.ssa Giorgia Sordoni, vicepresidente Centro Papa Giovanni XXIII

Dott.ssa Sordoni, come e perché nasce il Centro Papa Giovanni XXIII?  
«Il Centro nasce da un’iniziativa parrocchiale. Inizialmente con Don Giancarlo (presidente della Cooperativa) e il diacono Piero Alfieri (scomparso alcuni anni fa, ndr), un gruppo di volontari aiutava i ragazzi disabili del quartiere. Quando si è presentata l’occasione, nel ’97 abbiamo costituito la Cooperativa. Molti di quei volontari ancora oggi lavorano a questo grande progetto. Inizialmente abbiamo aperto un Centro Diurno, ora sono due convenzionati con il Comune di Ancona e l’Azienda Sanitaria. Nel 2005 abbiamo aperto una prima comunità residenziale, “Il samaritano”, nel 2010 la “Don Paolucci”. Due case “speciali” alle quali le famiglie di persone con disabilità intellettiva possono affidare i propri figli o parenti. Ognuna accoglie 9 ospiti.

Un anno fa abbiamo aperto “Casa Sollievo”, una realtà nuova e unica ad Ancona. È un appartamento di pronta accoglienza che può ospitare 5 persone con disabilità che “si allenano” a vivere al di fuori dell’ambiente consueto, permettendo allo stesso tempo alle loro famiglie di vivere serenamente anche momenti di particolare difficoltà, come ricoveri ospedalieri improvvisi o altre emergenze. Questa è una nostra realtà che vive grazie alle donazioni di privati e aziende.  In tutte le nostre strutture è presente personale specializzato».

Quali attività vengono proposte al Centro Diurno?
«I nostri 28 ospiti sono persone con un ritardo mentale complesso. Hanno un’età compresa tra i 30 e i 63 anni. Tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, li andiamo a prendere con i pulmini e li portiamo al Centro dove fanno attività, mangiano e alle 16 li riportiamo a casa. I Centri Diurni puntano a migliorare la qualità della vita delle persone. Si insiste sulla parte sana, non sulla malattia, per recuperare ciò che c’è di buono. Cerchiamo di ascoltare i loro desideri. Per ognuno di loro abbiamo un progetto, come 28 vestiti fatti su misura.

Fanno moltissime attività individuali o a gruppi: teatro, zumba, musica, laboratorio di bomboniere per cerimonie, attività di problem solving, attività culinaria e fanno catering a tutti gli effetti. Molte attività si svolgono fuori, li portiamo in giro per la città per conoscere l’uso del denaro e l’educazione stradale. Li portiamo anche nei supermercati in modo che imparino a fare la spesa, gli insegniamo a prendere l’autobus».

Tra le attività che mi hanno particolarmente colpito ci sono sicuramente il laboratorio di bomboniere e il catering. Come si svolgono?
«Nel Centro Diurno c’è un laboratorio di creazione bomboniere per tutte le cerimonie. Abbiamo un catalogo sempre aggiornato che può essere consultato sul nostro sito internet. Le bomboniere hanno i nomi delle ragazze che collaborano al progetto e sono fatte interamente da loro. Abbiamo inventato degli ausili che le aiutano a lavorare come ad esempio un attrezzo di legno che permette di fare il fiocchetto o delle forbici apposite per tagliare il tulle tondo pur non sapendolo fare. C’è poi chi accoglie il cliente e chi compila gli ordini al pc. Inoltre, chi lo desidera può venire a fare le bomboniere con noi. La ristorazione solidale è invece un progetto di catering, affittiamo anche delle sale. Ai fornelli c’è uno chef professionista. Alcuni ospiti dei nostri Centri collaborano nel preparare pizza e biscotti secchi, altri servono ai tavoli. L’idea è di aprire entro la fine dell’anno, un’attività lavorativa vera e propria».

In che modo riuscite a sostenervi?
«Con donazioni di denaro, beni, generi alimentari, arredi e anche donazioni di tempo. Ci sono diversi modi per sostenerci: per donare basta andare sul sito (www.centropapagiovanni.it) alla sezione “Sostienici” oppure destinare il 5×1000 al Centro Papa Giovanni XXIII.  In questa fase, abbiamo attive diverse campagne come “Portaci al Centro” finalizzata all’acquisto di pulmini attrezzati per trasportare persone con disabilità. Ci sosteniamo anche con la lotteria e la vendita di torroni a Natale. Abbiamo sempre avuto persone amiche che continuano a credere in noi: aziende e cittadini che ci sono vicini. Sono arrivate anche donazioni da persone di Bergamo e da una farmacia di Roma che hanno visto i nostri progetti online».

Da più di vent’anni il Centro Papa Giovanni è al servizio della disabilità, quale messaggio vuole dare?
«Non si tratta di fare del bene ma di restituire i diritti alle persone. Quando si parla di disabilità si pensano sempre alle cose negative. Occorre invece ribaltare questo approccio e rapportarsi alla persona disabile immaginando il bello che c’è».