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Ancona

Case all’asta, fenomeno in crescita nelle Marche. Nell’Anconetano 641 immobili

Cresce il numero di abitazioni che finiscono all'asta per colpa della crisi economica. La provincia di Ancona seconda in Italia dopo quella di Roma

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay

ANCONA – Ancona è la seconda provincia in Italia per numero di abitazioni private a finire all’asta. Il dato del centro studi sul mercato immobiliare Sogea rileva anche come in soli 6 mesi (nell’ultimo semestre del 2020) in Italia si sia verificato un incremento del +63% di immobili all’asta.

Le Marche, con 1028 immobili all’asta, si trovano dietro a regioni molto più popolose come la Lombardia (2.100), il Lazio (1727), la Sicilia (1564), il Piemonte (1532), la Campania (1187) e la Toscana (1131). Invece prendendo a riferimento il dato provinciale, l’Anconetano con 641 immobili all’asta segue la provincia di Roma (844), e viene prima di Napoli (570), Catania (536) e Bergamo (508).

Una situazione complessa che riflette il quadro di una crisi economica che attanaglia le Marche da anni, accentuata dalla pandemia di covid-19. Con le crescenti difficoltà economiche delle famiglie, il fenomeno ha subito un notevole incremento. E il rischio è che possa crescere ulteriormente.

L’assessore regionale al Lavoro Stefano Aguzzi

«Ci troviamo in una situazione difficile che temiamo possa aggravarsi – afferma l’assessore al Lavoro Stefano Aguzzi -. La crisi economica era già presente ancora prima della pandemia: le Marche non hanno mai recuperato il gap pre-2009, poi è arrivato il sisma del 2016 ed ora la pandemia che ha aggravato ulteriormente la situazione».

L’assessore si dice preoccupato per quanto potrebbe accadere quando non ci sarà più il blocco dei licenziamenti e garantisce l’impegno della Regione sia sul fronte dell’edilizia popolare, «mettendo a disposizione un numero maggiore di abitazioni con l’Erap, incoraggiando l’acquisto di immobili dismessi, possibilmente di proprietà comunale» ma anche con iniziative sul fronte occupazionale.

«Abbiamo allo studio iniziative per riorientare verso altri tipi di occupazione le persone in Naspi o in cassa integrazione, tramite incentivi alle imprese per incoraggiarle a mantenere i livelli occupazionali prima che le persone perdano il posto di lavoro».

Una strategia che gioca d’anticipo, dunque. «Sono speranzoso che il settore del turismo e del divertimento, una volta conclusa la partita del covid e se la situazione si appianerà nel periodo estivo, come successo l’anno scorso, potrà dare un rimbalzo positivo. Le persone hanno voglia di muoversi – conclude – e di uscire, inoltre alcuni in questi duri mesi hanno risparmiato e nel momento in cui il sistema si rimetterà in moto il mercato potrà dare un spinta positiva dopo la caduta brutale dei mesi invernali».