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Ancona

Case abusive sul litorale: alle Marche maglia nera secondo Legambiente

Da Pesaro a San Benedetto del Tronto sono oltre 320 le ordinanze di demolizione di manufatti abusivi dopo sentenze di terzo grado ma c'è molta difficoltà a procedere con il ripristino dei luoghi: ecco il perché

ANCONA – Case abusive costruite in riva al mare fatica a essere demolito. Lo rivela un’indagine di Legambiente che, per quanto riguarda le Marche, sottolinea una situazione da maglia nera. Gli appartamenti per le vacanze realizzati senza autorizzazioni, il cemento illegale sono al centro dell’ultimo – in termini di tempo – servizio investigativo dell’associazione ambientalista dall’emblematico titolo “Abbatti l’abuso”: nella sola regione sono ben 323 le ordinanze di demolizione emesse dal 2004 al 2018 in 23 comuni costieri delle Marche. Ma le demolizioni sono ferme a quota 1. In pratica lo 0,3%.

Un dato questo che pone innanzitutto le Marche al penultimo posto (l’ultimo è del Molise con zero demolizioni su 175 ordinanze emesse) nella classifica nazionale e che, associato alla difficoltà nel reperire le informazioni (all’indagine “Abbatti l’abuso” di Legambiente ha risposto soltanto il 17,4% dei comuni litoranei marchigiani) evidenziano la poca trasparenza in materia.

I manufatti abusivi – nonostante l’obbligo di legge di procedere alla demolizione – non vanno giù. Secondo Legambiente c’è un motivo, decisamente preoccupante, dietro questa inerzia diffusa: le ruspe faticano ad arrivare sul litorale italiano in generale perché spesso, tra le case vacanze realizzate sull’arenile non ci sono solo quelle dei mafiosi ma anche dei “colletti bianchi”. I quali, per salvare le loro case abusive, salvano anche tutte le altre.

Sempre secondo la legge, il patrimonio edilizio abusivo colpito da ordine di abbattimento non eseguito entro i tempi di legge è a tutti gli effetti proprietà del Comune, che lo demolisce in danno dell’ex proprietario o può destinarlo a usi di pubblica utilità. Ma oggi i Comuni agiscono più che altro su sollecitazione della Procura della Repubblica, almeno per le case abusive colpite da ordinanze dopo sentenze di terzo grado. Di fronte all’aut aut dei giudici, i sindaci hanno poche alternative.

«Siamo di fronte a una pagina vergognosa – dichiara Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche – che ha prodotto e alimentato illegalità e ha cambiato i connotati a intere aree della nostra regione. Non c’è altra soluzione: contro gli abusi edilizi il migliore deterrente sono le demolizioni. Il contrasto all’abusivismo edilizio rappresenta una battaglia cruciale per la nostra regione. In un territorio di per sé già vulnerabile, la cementificazione selvaggia di case abusive intreccia tragicamente i suoi effetti con maltempo ed eventi naturali come il terremoto. Per questi motivi chiediamo ai Comuni di abbattere le costruzioni abusive presenti nei loro territori di competenza. Il passo successivo, inoltre, deve essere quello di una legge regionale che fissi un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare. Solo così potremo riscattare e tutelare interi territori e le loro comunità, ripristinando legalità, sicurezza e bellezza».