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Ancona

Carriera alias, il progetto che favorisce la transizione di genere. Parola al dirigente del Mannucci di Ancona

Il dirigente scolastico Francesco Maria Orsolini ci spiega in cosa consiste il protocollo alias, adottato al Liceo Artistico Mannucci

ANCONA – Nella Giornata Internazionale contro l’Omotransfobia il mondo politico è entrato in polemica. L’assessora alla cultura Giorgia Latini ha infatti risposto alla circolare del Ministero tramite un post sulla sua pagina Facebook, scrivendo a chiare lettere «No alla teoria gender nelle scuole». Non si sono fatte attendere le risposte dei dem e di Riccardo Rossini (Anp – Associazione Nazionale Presidi).

Un dibattito politico che rischia di perdere di vista la contingenza e la realtà di studenti e studentesse che si trovano a vivere occasioni di discriminazione e di difficoltà. Un aiuto importante, riguardo questo, può darlo effettivamente la scuola, con idee e iniziative importanti come la “carriera alias”, il progetto che affianca gli studenti e le studentesse che stanno affrontando una transizione di genere, adottato da alcuni istituti scolastici italiani. Pioniere di questa “rivoluzione” in classe è il Liceo Artistico “Mannucci” di Ancona, dalla cui sede nel capoluogo sono coordinate anche le sedi di Jesi e Fabriano. Il dirigente scolastico professor Francesco Maria Orsolini proprio nella giornata simbolo contro ogni discriminazione di genere, rompe il silenzio sulla questione portando alla luce l’adozione del protocollo “Carriera alias”. E sfugge a ogni tipo di polemica politica. «Lo abbiamo adottato lo scorso autunno – ci spiega il dirigente – ed è stato formalizzato con delibera del Collegio docenti e Consiglio d’istituto a novembre. È stata votata all’unanimità poiché riteniamo che aderire a questo progetto sia una questione di civiltà e la scuola ha un ruolo molto importante non solo nell’educazione ma anche nel benessere psicofisico dei ragazzi».

Quanti studenti ne hanno fatto richiesta?
«In realtà finora un numero esiguo della popolazione scolastica, che ha avanzato la richiesta insieme ai propri genitori. Ma è importante che chi vive questo genere di esperienza molto personale e intima, che sarà certamente dolorosa ed emotivamente complessa, trovi nella scuola un aiuto non un ostacolo».

Tra gli altri studenti come è stata accolta?
«Con grande maturità e comprensione, lo stesso Comitato studentesco ha votato l’adozione del protocollo. E debbo dire che non si sono registrati riscontri negativi di atti di bullismo o di intolleranza rispetto a quegli studenti che hanno chiesto di aderire alla carriera alias».

Il professor Francesco Maria Orsolini

Come è strutturato il protocollo?
«In pratica quegli studenti e studentesse che stanno vivendo una transizione di genere e possono documentarlo con certificazioni sanitarie e o dichiarazioni dello psicoterapeuta, in possesso dell’avallo dei genitori se si tratta di minorenni, possono fare richiesta all’Istituto di essere inseriti nel registro della carriera alias. È una sorta di registro dei nomi elettivi, con cui i ragazzi vogliono essere identificati per vedere riconosciuta la propria identità di genere, che non corrisponde a quella indicata all’anagrafe. Il nome elettivo che lo studente o la studentessa sceglie viene utilizzato solo per le comunicazioni interne all’istituto, nel registro di classe e dei singoli docenti; tutti gli atti amministrativi, compreso il diploma, continuano a riportare le generalità registrate all’anagrafe essendo atti ufficiali».

Viene assicurato anche un sostegno psicologico interno all’Istituto per questi ragazzi che vengono iscritti al protocollo alias?
«Il protocollo prevede un referente, un docente che abbia particolare predisposizione all’ascolto degli studenti, ma l’istituto ha a disposizione un servizio di consulenza psicologica che per la sede di Ancona è messo a disposizione dal Sistema sanitario nazionale, si tratta dello sportello C.i.c. per l’ascolto, l’informazione, l’orientamento; mentre per gli altri due plessi di Jesi e Fabriano lo psicologo di riferimento è stato assunto con contratto attingendo alle risorse Covid».

Crede che questo protocollo possa essere di aiuto?
«Non risolve le cose, perché queste sono questioni personali molto complesse, ma certamente il nostro obiettivo deve essere quello di favorire il benessere degli studenti. La scuola può essere di aiuto al processo di cambiamento, favorendo rapporti interpersonali improntati alla correttezza ed al reciproco rispetto delle libertà e dell’inviolabilità della persona. E in un caso, è stata la scuola a informare la famiglia della richiesta dello studente di essere inserito nel protocollo alias perché stava vivendo un momento di transizione molto delicato. I genitori non se ne erano resi conto. Qui a mio avviso, è emerso il valore della scuola: mentre in alcuni casi le famiglie hanno sostenuto i figli nell’adozione del protocollo comprendendo le loro esigenze, in un caso particolare ci siamo trovati di fronte a una richiesta di aiuto da parte dello studente, perché non sempre le famiglie sono preparate a certe situazioni e alcune, per chiusura, possono reagire con un comportamento ostacolante che non giovano alla serenità di chi vive un momento di transizione e può spingerlo addirittura a manifestazioni autolesionistiche».

In questo caso in cui l’istituto è intervenuto con la famiglia, le cose si sono sistemate?
«Sembra che adesso abbia trovato una nuova serenità».

Riguardo invece alle polemiche politiche scaturite nei giorni scorsi?
«Noi non ci occupiamo di politica, la lasciamo agli altri. Noi ci occupiamo di educazione sul campo e siamo sensibili a tutto ciò che porta a migliorare la situazione esistenziale e psicologica dei nostri studenti».