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Caro carburante, l’allarme delle marinerie marchigiane: «Oltre metà flotta a rischio chiusura»

Il presidente delle Marinerie d'Italia dipinge un quadro a tinte fosche con le imprese della pesca in grossa difficoltà a causa dei rincari del gasolio

I pescatori a bordo del Leviathan (il peschereccio di Apollinare Lazzari)

ANCONA – «Se non ci saranno interventi per ridurre il prezzo del gasolio, oltre la metà della flotta marchigiana e italiana è a rischio chiusura». Sono sempre più esasperati gli armatori come spiega Francesco Caldaroni, presidente delle Marinerie d’Italia, alle prese ormai da diverso tempo con il problema del ‘caro gasolio’ che riduce all’osso i margini di guadagno per le imprese della pesca.

Il prezzo del carburante si aggira attorno a 1,20-1,30 euro al litro e rappresenta una delle voci di spesa tra le più importanti per gli armatori. Apollinare Lazzari, presidente dell’associazione produttori pesca di Ancona, spiega che per la sua imbarcazione «ogni settimana spendo 9mila euro di gasolio, quasi il doppio di quello che spendevo prima dei rincari, quando il carburante lo pagavamo 0,70 euro al litro».

Una delle proteste dei pescatori ad Ancona

Caldaroni descrive un quadro della situazione a tinte fosche, con le imprese che lavorano «per pareggiare i conti e senza prospettive future», inoltre, osserva, «oltre il 25% della flotta non può usufruire della seconda e della terza parte del credito d’imposta messo a disposizione dal precedente governo, perché pagano l’iva al momento della vendita e se non spendono questo credito entro dicembre, torna indietro. Insomma piove sul bagnato. Ci aspettiamo un intervento del governo – dice – , ora si è appena insediato ma ci proponiamo di organizzare a breve un incontro, il dialogo però è aperto».

«A queste condizioni è difficile andare avanti ancora per molto – spiega Apollinare Lazzari – riusciamo a rimanere ‘a galla’ per ora solo perché n mare c’è un buon quantitativo di pesce, altrimenti ci saremmo dovuti fermare come abbiamo fatto in passato». Le marinerie italiane erano state protagoniste prima dell’estate di importanti proteste proprio contro i rincari del carburante e si erano fermate mettendo in atto scioperi e manifestazioni un po’ in tutto il paese.

Dopo il fermo pesca nelle Marche l’attività è ripresa con tre giornate di pesca settimanali e «proseguirà così ancora per qualche settimana, ma il malcontento è forte e molti di noi stanno pensando di fermarsi nuovamente se non addirittura di chiudere l’impresa di pesca per l’impossibilità di far quadrare tutte le spese».

Apollinare Lazzari, presidente della Cooperativa Pescatori di Ancona

A bordo della sua imbarcazione, il Leviathan, lavorano anche i suoi due figli, ma «sono stanchi di fare questo lavoro, perché il margine di guadagno si è ridotto molto rispetto al passato a fronte di un lavoro faticoso e anche rischioso» spiega Lazzari.

Le marinerie hanno «un dialogo aperto con il governo appena insediato» dal quale si attendono «un intervento rapido, prima che un mestiere antico come quello della pesca finisca per scomparire a causa della speculazione alla base del caro gasolio».

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