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I cani fiutano il covid. Lo studio dell’Univpm dà risultati sorprendenti

La Politecnica delle Marche inaugura una nuova ricerca per lo screening dei positivi da Covid. I cani scovano il virus meglio dei tamponi

C19 Screendog Conferenza stampa

ANCONA – L’ideatore è stato il dott. Roberto Zampieri, fondatore dell’associazione cinofila “Progetto Serena Onlus”. Promotore dello studio la prof.ssa Maria Rita Rippo dell’Univpm. L’obiettivo finale: validare un protocollo per l’addestramento di cani specializzati nel rilevamento di soggetti positivi al Sars-Cov2 e di dimostrare che i cani, preparati da cinofili esperti, possono rappresentare un valido sistema di screening diretto su persona. «Obiettivo centrato – assicura il dott. Alberto Tibaldi, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Area Vasta 3 – i risultati dello studio hanno confermato l’attendibilità e il binomio uomo-cane si è dimostrato essere uno strumento importante tanto quanto il tampone».

Il progetto

La diagnosi di Covid-19 prevede l’utilizzo di esami e test invasivi, che richiedono tempo per essere effettuati e sono costosi. Alcune recenti ricerche scientifiche pubblicate su prestigiose riviste internazionali hanno dimostrato che i cani da rilevamento sono in grado di riconoscere campioni di sudore ascellare prelevati da soggetti positivi al Sars- Cov-2 con sensibilità e specificità comparabili a quella dei migliori test rapidi. Sulla base di questo dato, il team di ricercatori coordinato dall’Univpm ha condotto lo studio su 1.250 soggetti. «Abbiamo incrociato i dati dei tamponi con il risultato del test effettuato con i cani – continua il dott. Tibaldi – e abbiamo notato l’attinenza del responso ottenuto con i cani con quanto emerso dai tamponi». Lo studio si è svolto in 3 fasi: raccolta dei campioni di sudore per l’imprinting, imprinting dei cani e validazione dell’imprinting, validazione del test ai drive in. «I dati sono stati raccolti con estrema dovizia di particolari – spiega il prof. Jacopo Sabbatinelli del Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari dell’Univpm -. Questo test trova una nuova importanza adesso, perché speriamo di andare verso una riduzione dei tamponi eseguiti. Dunque, in sostituzione o in affiancamento al tampone, è bene che vengano presi in considerazione nuovi metodi». E, appunto, questo potrebbe essere una valida alternativa. 

Il potenziale

Questo è il primo studio in Italia in cui la validazione del test di screening con i cani da rilevamento è stata eseguita direttamente su persona su una coorte numerosa di soggetti (1251), per i quali sono stati collezionati dati clinici (sintomatologia, stato vaccinale per il Covid, sesso, età, malattie pregresse o in atto, trattamenti farmacologici, contatti con persone positive) e in cui la segnalazione dei cani è stata incrociata con il referto del test molecolare effettuato nello stesso giorno. E’ anche il primo studio in cui si è valutata l’opportunità di usare due cani nella stessa seduta per aumentare la sensibilità del test che è fondamentale per lo screening di popolazione, obiettivo per il quale potrà essere utilizzato C19-screendog. Poiché i cani possono individuare in breve tempo e a distanza anche di metri molte persone potenzialmente positive in un ambiente chiuso o aperto, anche affollato, senza la necessità di ricorrere a procedure invasive e che richiedono tempo, lavoro, strutture laboratoristiche e denaro per lo screening, questo test potrà essere utilizzato per gli screening non solo nelle scuole, nelle università e nelle RSA, ma dalle società sportive, nei teatri, nei cinema, nei musei, negli aeroporti, nei luoghi di culto, in ambienti lavorativi con molti dipendenti. 

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