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Ancona

Cameyi, l’unico indagato è stato espulso dall’Italia

Monir Kazi ha lasciato Ancona dal 2011 stando al provvedimento di espulsione che risulta alla squadra mobile del capoluogo dorico. Era il fidanzatino della bengalese scomparsa. L'avvocato che lo difendeva: «Ne ho perse anche io le tracce»

Il recupero delle ossa vicino all'Hotel House dove alloggiava il fidanzatino della bengalese, Monir Kazi (foto gentilmente concessa da Il Cittadino di Recanati)
L'Hotel House sullo sfondo (foto gentilmente concessa da Il Cittadino di Recanati)
La foto di Cameyi Mosammet e dietro la mamma Fatema, a casa, in attesa di notizie
La foto di Cameyi Mosammet e dietro la mamma Fatema, a casa, in attesa di notizie

ANCONA – È stato espulso dall’Italia, nel 2011, e ad oggi non si hanno più notizie di dove sia l’unico indagato per la scomparsa della 15enne Cameyi Mosammet, il fidanzatino Monir Kazi, suo connazionale. Il provvedimento di espulsione risulta alla squadra mobile dorica. Dove sia finito ora il bengalese nessuno lo sa. Nemmeno l’avvocato che lo difendeva quando venne indagato per sottrazione di minore ha sue notizie. «Ne ho perse anche io le tracce – dice il legale Fabio Longhi – è sparito. Avevo provato a cercarlo per chiudere la pratica ed essere pagato, tramite alcuni familiari che aveva ad Ancona, ma non si è mai fatto vivo nessuno con me».

 

All’avvocato non è stata mai comunicata nemmeno nessuna archiviazione del caso. «Passati dieci anni dalla scomparsa di qualcuno – continua – in genere si dichiara la morte presunta. Non so se il caso Cameyi è stato archiviato. Qui dieci anni non sono ancora passati». Il bengalese, che oggi ha 28 anni, aveva sempre negato di aver visto Cameyi il 29 maggio 2010, giorno della scomparsa della ragazzina. Lui in quel periodo abitava all’ottavo piano dell’Hotel House di Porto Recanati. Ad Ancona andava saltuariamente perché ci viveva la sorella con il marito. Era stato proprio il cognato a farlo tornare dalla Grecia, quando era partito subito dopo la scomparsa di Cameyi e la polizia lo cercava.
«Non c’entro nulla con la scomparsa – aveva sostenuto Monir – siamo stati fidanzati un periodo ma poi è finita perché lei aveva altre simpatie. È venuta a trovarmi a Porto Recanati due volte. Prendeva il treno da Ancona. L’ultima volta che l’ho vista è stato il 24 maggio ma non stavamo più insieme». Monir aveva detto di aver conosciuto la 15enne solo due mesi primi che sparisse.

Con lei era stato ripreso dal cellulare di un amico mentre si baciano, alla stazione di Porto Recanati. Il video era stato messo su internet e diffuso tra i bengalesi tramite il canale Myspace. Nell’abitazione dell’Hotel House la polizia trovò un cuscino sporco di sangue e un cappello che sarebbe appartenuto alla ragazzina. Ma anche per quello Monir aveva avuto la risposta pronta. «Il cappello è di un amico che li vende in spiaggia e la casa la dividiamo in 5». A mezzogiorno del 29 maggio però il bengalese si era sentito male ed era andato in ospedale per un problema allo stomaco. All’Hotel House tornò alle 18. Cosa avesse visto o fatto per accusare il malore non lo ha mai spiegato. La pista degli inquirenti era stata sempre la zona dell’Hotel House, dove Cameyi arrivò quella mattina, ripresa dalle telecamere del circuito di videosorveglianza. La polizia cercò a fondo anche nell’area esterna, battendo la campagna e la zona dei laghetti, ma mai fino a quel casolare dove nel terreno vicino è emerso ieri (28 marzo) un primo osso e poi via via gli altri, tutti dentro ad un vecchio pozzo che era stato coperto con la terra. Se le ossa fossero quelle di Cameyi potrebbe cambiare anche la posizione di Monir ma prima bisognerà trovarlo.

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