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Ancona

Cameyi e i misteri dell’Hotel House finiscono sul The Guardian: «Il pregiudizio ha ostacolato la giustizia?»

Il caso della bengalese scomparsa da Ancona e i cui resti sono stati trovati a distanza di otto anni, in un campo vicino al palazzone multietnico, sono finiti un lungo reportage del più importante giornale britannico. Dubbi e perplessità sulle indagini. Intanto le ossa della ragazzina non hanno ancora avuto una sepoltura

L'articolo uscito sul The Guardian e sotto Cameyi
L'articolo uscito sul The Guardian e sotto Cameyi

ANCONA – Un omicidio irrisolto nel più famoso palazzo d’Italia. The Guardian, il più importante quotidiano britannico, si è interessato della morte di Cameyi e dei misteri dell’Hotel House, a Porto Recanati. Proprio lì, dove nelle vicinanze del palazzone multietnico, sono stati trovati i resti della 15enne bengalese scomparsa da casa il 29 maggio del 2010, ben otto anni dopo di inutili ricerche e indagini che avevano portato solo all’archiviazione del caso poi riaperto. Nel lungo articolo il giornalista Tobias Jhones, arrivato ad Ancona nelle settimane scorse dove ha preso contatti con Silvia Mainardi, una delle insegnanti di sostegno rimaste vicine alla famiglia di Cameyi e con Elisabetta Micciarelli, preside della ragazzina che frequentava la terza media alle Marconi, chiede se il pregiudizio abbia ostacolato la giustizia. La ricostruzione fatta dal cronista fotografa l’Hotel House, visto dagli italiani, come un luogo di droga e di violenza. «Did prejudice hamper the search for justice?», scrive Tobias. Il pregiudizio ha ostacolato la giustizia? Di sicuro otto anni per ritrovare le ossa della bengalese, per caso, sono tanti. I resti sono spuntati infatti durante una ricerca di droga e denaro in zona. Vicino all’Hotel House c’è una baracca dove la polizia riteneva fosse un luogo di spaccio.

La foto di Cameyi Mosammet e dietro la mamma Fatema, a casa, in attesa di notizie
La foto di Cameyi Mosammet e dietro la mamma Fatema, a casa, in attesa di notizie

Cercando su quel terreno è spuntato un femore e a poco a poco altre ossa. La Procura di Macerata, il 29 giugno scorso, ha detto che quei resti sono di Cameyi. Lo dicono i primi esiti delle analisi fatti sulle ossa e confrontati con il dna della mamma. Da quel 29 giugno ai familiari, la madre e tre fratelli (il papà di Cameyi è morto pochi mesi dopo la sua scomparsa perché gravemente malato), non è stato comunicato più nulla dagli inquirenti e le ossa sono ancora sotto sequestro della magistratura. Per la bengalese ancora nessuna sepoltura.

«L’Hotel House è stato paragonato a Scampia, la famosa tenuta di Napoli nel film Gomorra – scrive il giornalista del Guardian – e all’ex villaggio olimpico di Torino: progetti architettonici di alto livello che nel tempo sono diventati cittadelle distopiche per spacciatori di droga e una sottoclasse italiana e immigrata. Sono luoghi in cui la miseria onesta si mescola alla ricchezza criminale e dove lo stato italiano sembra aver perso completamente il controllo». In quell’orrore è finita Cameyi e ancora manca di scoprire chi sia stata ad ucciderla.
«Il commercio di droga all’interno dell’Hotel House è stimato tra i 5 milioni di euro e i 10 milioni di euro all’anno – scrive sempre il giornalista – non cifre enormi, ma in un edificio in cui povertà e degrado sono ovunque, ancora piuttosto sorprendenti».

Gli scavi vicino all'Hotel House
Gli scavi vicino all’Hotel House, dove sono state trovate le ossa di Cameyi