Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Cambiamenti climatici e rapporto Onu, il climatologo: «Nelle Marche occorre attrezzarsi ad affrontare eventi estremi»

Il sesto rapporto Onu del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico evidenzia il surriscaldamento globale. Ne abbiamo parlato con il professor Giorgio Passerini dell'UnivPm

Il Parco dei Sibillini

ANCONA – I cambiamenti climatici non sono mai stati così veloci come nel periodo attuale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Onu dell’Ipcc, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico. Il report evidenzia come i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico, fra le quali atmosfera, oceani e ghiacci, stiano cambiando ad una velocità mai osservata prima.

Una situazione in cui la responsabilità dell’uomo è ormai assodata. In particolari i valori medi della temperatura globale del pianeta hanno fatto registrare 1,09 gradi centigradi in più nel periodo 2011-2020 rispetto al decennio 1850-1900, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano.

Giorgio Passerini

A causare il riscaldamento climatico, sono le emissioni di gas serra, derivate dalle attività umane. Sul banco degli imputati non ci sono solo le CO2, ma anche il metano. «Finalmente nel rapporto si inizia a parlare anche del ruolo del metano, un gas finora sottostimato nei suoi effetti in atmosfera» commenta il professor Giorgio Passerini, climatologo dell’Università Politecnica delle Marche.

Il docente, che già 20 anni fa aveva lanciato l’allarme su questo gas serra, evidenzia che è stato «clamorosamente trascurato», perché la sua vita in atmosfera non supera i 12 anni e questo «ha stemperato molto il suo ruolo», ma  «stiamo liberando enormi quantità di metano» le quali contribuisco al Global warming, riscaldamento globale.

Il climatologo chiarisce che più dell’1% del metano finisce in atmosfera in seguito alla dispersione attraverso i canali di distribuzione, mentre una parte consistente deriva dallo scioglimento dei ghiacciai: il permafrost (strato di terreno perennemente ghiacciato nell’Artico) libera grandi quantità di metano.

Cosa ci aspetta dunque nelle Marche? «Occorre attrezzarci ad affrontare eventi estremi, che saranno sempre più frequenti» spiega. Le grandinate che hanno flagellato il nord Italia, gli incendi che hanno interessato le Marche e il sud della penisola, sono le dimostrazioni tangibili di questi eventi che indicano come il Mediterraneo e l’Europa si stiano riscaldando sempre di più. E questo espone al rischio di incendi.

Nelle Marche i roghi sono raddoppiati in questo primo spaccato del 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per questo il climatologo evidenzia la necessità di dotare le aree protette, come parchi e boschi, di un sistema di spegnimento e di un sistema di controllo preventivo che vieti ad esempio di fumare e accendere fuochi all’aperto, così come avviene nei grandi parchi americani.

Il professor Passerini spiega che «nell’ansia di lasciare libera e intoccata la natura, paradossalmente la si espone a rischi maggiori, perché con la siccità di questo periodo, unita alle elevate temperature e al basso tasso di umidità, sotto il 30%, hanno reso il sottobosco vulnerabile ad un facile innesco, anche accidentale».

Fondamentale, secondo il climatologo, per evitare che si sviluppino nuovi incendi, considerare anche la possibilità di «avvertire chi passeggia nei boschi sui rischi legati ad alcuni comportamenti, come fumare, accedere fuochi». Inoltre in  condizioni particolari, come in estate con le temperature elevate, «sarebbe opportuno consentire la pulizia delle aree protette e delle riserve, magari regolamentando l’accesso in queste zone, registrando auto e visitatori».

L’obiettivo è quello di responsabilizzare chi si approccia alla natura, per evitare l’innesco e il propagarsi di incendi difficili da domare e che producono importanti danni ambientali.