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Ancona

Calzaturiero, Sabatini: «Realizzare interventi di sostegno immediati»

Il presidente della Camera di Commercio delle Marche si è espresso così a margine della presentazione dello studio Eurispes sul distretto fermano-maceratese. Da più parti è emersa la necessità di fare presto per salvare un settore cruciale del Made in Marche

ANCONA – Partire dall’impatto della crisi economica per guardare al futuro del calzaturiero, così da delineare le giuste strategie per salvare un settore strategico dell’economia marchigiana. È con questo obiettivo che martedì, 4 dicembre, a Roma, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato presentato lo studio “Strategie di difesa attiva del Made in Italy calzaturiero. Il distretto Fermano-Maceratese nella nuova globalizzazione”, realizzato da Eurispes e promosso dalla Camera di Commercio delle Marche e da Assocalzaturifici.

Un patrimonio nazionale, quello calzaturiero, come ha sottolineato il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, «fonte di valore economico, sociale e culturale, unici al mondo» che genera 90 miliardi di valore, con oltre 500mila addetti sul territorio nazionale. Non solo un asset economico ma anche «un patrimonio sociale e culturale che non può essere sacrificato sull’altare di una globalizzazione selvaggia» ha dichiarato Fara. «È tempo che l’Italia si adoperi in Europa per favorire una politica di difesa attiva a beneficio di quanti operano nel settore calzaturiero, che si fondi su una proposta mirata di azione, sostenuta da una robusta base di evidenza empirica e chiari obiettivi economici, sociali e competitivi. Il distretto va difeso – ha concluso – e aiutato a proiettarsi nel futuro perché oggi vince chi riesce a mantenere caratteristiche proprie di unicità e valore all’interno dei mercati globalizzati, appiattiti, uniformati e massificati».

Un lavoro, quello realizzato dall’Eurispes, che secondo il presidente della Camera di Commercio delle Marche, Gino Sabatini «è una solida piattaforma sulla quale le imprese del distretto calzaturiero fermano-maceratese possono fondare il proprio rilancio. Ma è anche una preziosa e chiara indicazione di policy nazionale per l’intero comparto, attraverso la quale governo, imprese, parti datoriali e sociali possono, evitando inutili frammentazioni, costruire soluzioni condivise efficaci. Ciò significa ascoltare, apprendere, scegliere e indirizzare risorse per realizzare interventi di sostegno immediati, perché il settore è ormai in una situazione congiunturale critica. Da oggi, dobbiamo avere tutti il “pensiero lungo”, avere chiari i grandi obiettivi e impiegare le nostre energie per raggiungerli».

Il presidente di Assocalzaturifici, Sirio Badon, ha invece spiegato che per difendere il calzaturiero Made in Italy occorre l’impegno congiunto di politica e istituzioni a livello europeo nel far approvare una norma che introduca l’informazione di origine obbligatoria. «Se il valore fondante dei nostri prodotti risiede nell’autenticità dell’eccellenza di chi lo produce – ha detto – , è indispensabile che in Europa venga garantita assoluta trasparenza».
Insomma una priorità la norma sul “Made in” per tutelare un comparto cruciale per l’economia marchigiana perché costituito da eccellenze e competenze di altissimo livello. «Produrre in Italia non è conveniente per il costo del lavoro e per le numerose incertezze giuridico-normative», ha dichiarato precisando che «i clienti di tutto il mondo e i più importanti brand della moda sono disposti a riconoscere un premium price al Made in Italy».

Fondamentale secondo il presidente di Assocalzaturifici, per non perdere terreno sui mercati internazionali e pagarne uno scotto in termini di conseguenze economiche e sociali, «far valere le ragioni del nostro patrimonio industriale in campo internazionale».

Secondo l’indagine condotta dall’Eurispes nel settembre 2019 su 83 aziende calzaturiere del territorio fermano-maceratese, nel 2018, per oltre 4 aziende su 10 il fatturato dell’export è calato rispetto al 2009.

Il distretto è stato riconosciuto area di crisi complessa nel dicembre 2018, ma il provvedimento non è ancora sufficiente ad invertire la tendenza negativa in cui si è incagliato il settore.
Tra i provvedimenti possibili, il contratto di rete a tassazione agevolata, agevolazioni fiscali ed Irap, estensione della Zes.

Un settore che risente pesantemente non solo della crisi, ma anche degli effetti della globalizzazione e della contraffazione che rappresenta un disincentivo all’innovazione, e soprattutto mancate vendite, con riduzione del fatturato, perdita di immagine e di credibilità.

I NUMERI
Con circa 90 miliardi di valore, il calzaturiero rappresenta il 15,1% dell’export totale nazionale del settore Tessile, Moda e Accessorio.
Nel 2018 sono stati prodotti 184 milioni di paia di scarpe per un valore di 7,86 miliardi di euro e l’export ha quasi toccato quota 10 miliardi di euro. Ma nonostante questi numeri, rispetto a dieci anni fa, il volume del venduto è diminuito dell’8,4% e il valore del 27,95.

Nel distretto di Fermo – Macerata è concentrato il maggior numero di imprese calzaturiere in Italia e rappresenta la principale fonte di ricchezza del territorio. Un ambito produttivo costituito da 30 comuni, dislocati tra Porto Sant’Elpidio, Sant’Elipidio a Mare, Civitanova Marche, Montegranaro e Monte Urano.
Al secondo trimestre 2019, risultano 2.946 aziende attive (calzaturifici e produttori di parti), circa un terzo del totale nazionale. Il 68% sono aziende artigiane che impiegano circa 21.255 addetti, pari al 26% del totale nazionale, ma la prosperità del settore dipende dalle esportazioni, che valgono circa 1,37 miliardi di euro, collocando la regione al quarto posto a livello nazionale. Le sole province di Fermo e Macerata rappresentano circa l’11% dell’export nazionale di calzature e componenti nel 2018.

Un settore che ha subito pesantemente gli effetti della crisi economica che in un decennio (2009 al 2019) ha portato ad una contrazione del numero di imprese del 21%, un calo delle imprese artigianali del 30% e un taglio degli addetti del settore del 14%.