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Ancona

Caccia, nuovo stop alla preapertura. Baldini della Lac: «Esposti contro la giunta regionale»

Dopo il primo fermo, arrivato il 27 agosto, e la delibera di giunta per riaprire l'attività venatoria al 1° settembre, il Tar ha accolto il ricorso delle associazioni animaliste e ambientaliste. Che minacciano provvedimenti

ANCONA – Il Tar ha sospeso nuovamente la preapertura della caccia nelle Marche. Dopo il primo stop, arrivato il 27 agosto scorso, con il quale il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche aveva emanato un’ordinanza di non caccia in fase di preapertura, accogliendo il ricorso delle associazioni animaliste e ambientaliste contro il calendario venatorio, la giunta regionale aveva predisposto una delibera per ripristinare preapertura della caccia al 1° settembre, riducendo le specie cacciabili, ma alla fine il Tar ha imposto un nuovo fermo.

Le associazioni ambientaliste avevano infatti presentato un ricorso aggiuntivo per stoppare la delibera di giunta, ricorso accolto dal Tar che ha fermato per la seconda volta nel giro di una settimana la preapertura della caccia. «Ancora una dura lezione per i nostri legislatori regionali e per i tecnici dell’Osservatorio Faunistico Regionale, che è di buon auspicio per l’udienza di merito che il Tar Marche ha fissato per il 18 settembre (relativa al calendario venatorio)», scrivono le associazioni ambientaliste e animaliste in una nota congiunta (ENPA Marche, Italia Nostra Marche, LAC Marche, LAV Marche, Legambiente Marche, Lipu Marche, Lupus in Fabula, Pro Natura Marche, WWF Marche).

«Il nostro prossimo passo – annuncia il delegato Lac Marche (Lega Abolizione Caccia), Danilo Baldini – saranno gli esposti alla procura e alla Corte dei Conti nei confronti della giunta regionale, per i danni prodotti al patrimonio indisponibile dello Stato, in considerazione del fatto che, come sentenziato dal Tar, per le giornate dell’1 e 4 settembre gli atti impugnati hanno già prodotto gli irreversibili effetti loro connaturati, ovvero l’uccisione di migliaia di uccelli a cui non si poteva sparare».

Baldini sottolinea «la gravità dell’atteggiamento del presidente regionale, dell’assessore alla caccia e della giunta, che per mandare a caccia qualche giorno prima i cacciatori, hanno permesso il massacro di migliaia di uccelli, che il Tar, non gli animalisti, aveva decretato che non dovessero essere cacciati».
«La fauna selvatica – conclude – è “patrimonio indisponibile dello Stato”, quindi di tutti i cittadini e non “carne da macello” di un’esigua minoranza della popolazione, ormai insignificante ai fini politici ed elettorali».