Caccia: botta e risposta tra Lac e Pieroni

Al centro della polemica della Lega abolizione caccia la lettera dell'assessore regionale inviata alle associazioni provinciali e regionali, alle sezioni comunali e ai cacciatori per informarli sulla ripresa dell'attività venatoria nei siti di Rete Natura 2000. Ecco cosa è accaduto

cacciatore

ANCONA – Non si placano le polemiche sulla caccia, tra Lac (Lega Abolizione Caccia) e Regione. Proprio in questi giorni al centro della polemica la lettera dell’assessore regionale alla caccia Moreno Pieroni inviata alle associazioni provinciali e regionali, alle sezioni comunali e ai cacciatori per informarli sulla ripresa dell’attività venatoria nei siti di Rete Natura 2000, precedentemente vietata dal Consiglio di Stato (Leggi l’articolo). Una lettera postata mercoledì scorso (14 novembre) dal delegato Lac regionale Danilo Baldini sul suo profilo Facebook. Una missiva che lo stesso Baldini definisce come la “Letterina di Natale” per informare i cacciatori del «”regalo” confezionato loro dalla giunta regionale e dalla maggioranza a guida Pd (ma hanno contribuito anche Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia)», come scrive nel post.

Una lettera che Baldini contesta, anche perché come spiega redatta su «carta intestata della Regione».  «Come se l’unica cosa di cui si dovrebbe occupare Pieroni fosse solo la caccia – sottolinea Baldini – dimenticandosi che è anche assessore al turismo, ai beni culturali, alle biblioteche, agli spettacoli, ai grandi eventi, all’emigrazione… Evidentemente, secondo Pieroni, questi altri temi di cui si dovrebbe interessare, non sono argomenti così importanti per la collettività, in quanto non gli portano altrettanti consensi e voti come la caccia. Ma nella lettera l’assessore si permette anche di fare una specie di lista di proscrizione, elencando uno per uno i consiglieri che, legittimamente, hanno votato contro l’emendamento della maggioranza e cioè i consiglieri del Movimento 5 Stelle e il consigliere Bisonni, indicando in questo modo ai cacciatori chi sono i loro “nemici”».

Al centro del contendere anche la questione del Piano di Controllo quinquennale del cinghiale, recentemente approvato, «dove c’è scritto che la caccia al cinghiale sarà aperta praticamente tutto l’anno – precisa Danilo Badini – quindi anche in primavera e in estate, quando le campagne e le montagne marchigiane si popoleranno di escursionisti, bikers e appassionati di cavallo o i tanti agriturismi, country house, bed&breakfast, sorti negli ultimi anni proprio grazie alla scoperta del turismo naturalistico ambientale, si riempiranno di gente, di famiglie con bambini. Si immagina l’assessore al turismo Pieroni a quali gravissimi rischi esporrà tutta questa gente?» si chiede il delegato Lac.

Infine Baldini pone l’accento sull’opportunità della scelta politica evidenziando che «i cacciatori nelle Marche si sono ridotti a meno di 20.000 e la loro età media è di 65-70 anni, quindi entro 10 anni la stragrande maggioranza di loro non andrà più a caccia, per raggiunti limiti di età, per cui farebbero molto meglio a legiferare in favore del resto della popolazione, che rappresenta il 99.5% e che, oltre a non andare a caccia, considera questa pratica anacronistica, inutile e soprattutto pericolosa, per tutti coloro che amano vivere e lavorare a stretto contatto con la natura e con gli animali, quegli stessi animali che, secondo la nostra Costituzione, sono un patrimonio di tutti i cittadini, che li vorrebbero ammirare e fotografare vivi e vegeti e non ridotti a “carne da macello”  da un ristretto manipolo di individui insensibili».

Moreno Pieroni

Non una letterina di Natale per i cacciatori, replica l’assessore regionale alla caccia Moreno Pieroni, ma una «comunicazione istituzionale», dove veniva riportato «l’iter della ripresa della caccia evidenziando le preoccupazioni che venivano dal mondo agricolo circa i danni causati alle colture dai cinghiali e l’aumentato rischio di incidenti stradali legato al quadruplicarsi degli ungulati in assenza della caccia a questi esemplari», precisa Pieroni, che nella lettera evidenzia anche il dibattito tenutosi in Consiglio Regionale prima della Delibera successiva. L’assessore regionale stempera i toni e rivolgendosi al mondo venatorio, agricolo e ambientalista, lancia un appello all’unità, al rispetto reciproco e all’equilibrio «pur nelle reciproche differenze, per evitare che gli ungulati possano continuare a causare danni, che tra incidenti stradali e danni all’agricoltura – sottolinea – costano ogni anno alla Regione circa due milioni di euro. Una situazione critica anche per l’habitat, causata non solo dagli ungulati, ma anche da animali come corvidi, volpi e cornacchie, che cibandosi di uova di uccelli minori, se non ci fosse l’abbattimento selettivo, provocherebbero problematiche all’ecosistema».

Sull’argomento caccia è intervenuta anche la Lav (Lega Antivivisezione Animali) con la delegata regionale Maria Aquila la quale ha evidenziato in una nota la preoccupazione delle associazioni animaliste per la «derisione che accompagna ancora l’impegno di chi si batte per salvaguardare il diritto agli animali di vivere liberamente! Impegno che lo distingue nettamente da chi si accontenta solo di premere un grilletto e, magari, verifica poi chi ha colpito».

La Regione si è «distinta, negativamente, in tema di “caccia” – prosegue – La maggioranza che guida la Regione ha rifiutato ogni richiesta di sospensione della caccia nelle aree terremotate o distrutte dalla siccità, ogni modifica alla normativa, peggiorando persino alcune norme sul randagismo rispetto a quelle poste in essere nella passata legislatura! Ingenuamente, si è giunti a regalare ad alcuni consiglieri regionali una copia del lavoro Shakespeariano “Romeo e Giulietta” dove si richiama il canto melodioso dell ’allodola! Purtroppo non si è compresa la gravità di autorizzare la sua uccisione malgrado sia tutelata perché in via di estinzione. Al suo canto, si preferisce uno sparo» conclude la nota.

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