Caccia nelle aree protette: il Consiglio dei Ministri impugna la legge regionale

Prosegue il ping pong tra Regione e associazioni animaliste sull'attività venatoria. Questa volta a finire nel mirino l'illegittimità della norma varata il 12 dicembre scorso. Ecco cosa è accaduto

cacciatore

ANCONA – Nuovo stop alla caccia nei siti di Rete Natura 2000.
Il Consiglio dei Ministri ha infatti impugnato la legge regionale 46 del 12 dicembre 2018 varata per ripristinare l’attività venatoria nelle aree protette dall’Unione Europea.

Un ping pong che va avanti ormai da mesi, quello tra Regione e associazioni animaliste sulla questione caccia. Dopo la sospensione dell’attività venatoria nei siti di Rete Natura 2000 disposta prima dal Consiglio di Stato e successivamente dal Tar, poco prima di Natale era arrivata anche l’impugnativa alla legge regionale 44/18 da parte del Consiglio dei Ministri (leggi l’articolo): sotto la lente di ingrandimento era finita la modifica introdotta dalla Regione riguardo l’annotazione dei capi abbattuti sul tesserino di caccia, che secondo quanto disposto dall’ente doveva avvenire solo dopo l’accertamento dell’abbattimento.

Questa volta a finire nel mirino del Consiglio di Stato è l’illegittimità della norma varata dalla regione il 12 dicembre scorso (legge 46/2018), per il fatto che la caccia nelle aree protette di Rete Natura 2000 è di competenza statale ed europea, dal momento che le stesse zone sono state individuate sulla base di due Direttive comunitarie: la Direttiva “Habitat” e la Direttiva “Uccelli”.

Caccia

«Ancora una volta viene dimostrato che questo governo Lega – Movimento 5 stelle non ha a cuore le problematiche dei cacciatori marchigiani, a differenza delle dichiarazioni fatte dai loro consiglieri regionali» tuona l’assessore regionale Moreno Pieroni che accusa il governo di non avere a cuore neanche gli agricoltori. «Senza legge si sospendeva la caccia al cinghiale – spiega – danneggiando così anche i coltivatori. Il Consiglio dei Ministri non ha accettato le nostre controdeduzioni che avevamo inviato al Governo la scorsa settimana».

L’assessore evidenzia che «l’impugnazione riguarda un articolo che ha consentito l’esercizio della caccia nel periodo già previsto nel calendario venatorio, sulla base di piani faunistici provinciali ad oggi validi, vigenti ed applicabili. Valuteremo – conclude – se costituirci avanti la Corte Costituzionale».

Esprime soddisfazione il delegato Lac Marche, Danilo Baldini: «Come avevamo previsto anche il Governo, a cui le nostre associazioni si erano appellate con un esposto inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Ministero dell’Ambiente, ha dato torto alla Regione sulla caccia. Il Governo, infatti, può impugnare una legge regionale di fronte alla Corte Costituzionale, quando essa violi o invadi la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema».

«Peccato che questa ennesima bocciatura della Regione in materia di caccia arrivi ormai alla fine della stagione venatoria – chiosa Baldini – ma i nostri politici regionali, quando hanno approvato questa legge, sapevano benissimo che aveva degli evidenti profili di incostituzionalità e che sarebbe stata quindi impugnata dal Governo e lo hanno fatto solo per accontentare i cacciatori e permettere loro di sparare ed uccidere gli animali nelle aree della Rete Natura 2000».

Un atto, quello del Governo, che secondo le associazioni animaliste Lac, Wwf, Lav, Lipu ed Enpa, rappresenta «il primo passo che porterà alla cancellazione di questa norma anticostituzionale, ripristinare la legalità e impedire che il prossimo anno si torni a sparare in quelle aree» che docenti universitari ed esperti scientifici dalla Comunità Europea «hanno individuato e perimetrato proprio per la loro importanza dal punto di vista faunistico e che quindi meritano di essere protette e tutelate integralmente e non sottoposte al piombo dei cacciatori marchigiani». La fauna selvatica, ricordano le associazioni, costituisce «un patrimonio indisponibile dello Stato, dunque di tutti i suoi cittadini, anche di quelli che non vanno a caccia e che rappresentano la stragrande maggioranza». Rete Natura 2000 concludono «non può essere trattata come “merce di scambio” per fini elettorali».