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Ancona

Bullismo, lo psicoterapeuta Coppa: «Occorre ripartire dall’educazione socio-affettiva in famiglia»

Detenzione di armi e ricettazione. Queste le accuse che hanno fatto scattare la denuncia per i giovani che lo scorso sabato sono stati fermati dalla Squadra Mobile di Ancona, sull’autobus di linea che conduce a Portonovo. Dalla cronaca lo spunto per un approfondimento sul tema con esperti. Ecco cosa emerge

Bullismo

Detenzione di armi e ricettazione. Sono queste le accuse che hanno fatto scattare la denuncia per i bulli adolescenti che lo scorso sabato sono stati fermati dagli uomini in borghese della Squadra Mobile di Ancona, sull’autobus di linea che da Ancona conduce a Portonovo. Gli agenti, vestiti da bagnanti, sono saliti a bordo del mezzo alla stazione di Ancona, seguiti a distanza da un’auto civetta. Nello zaino di uno dei ragazzi fermati sono stati rinvenuti una roncola in ferro e un martelletto di quelli usati in caso di emergenza per rompere il vetro, sottratto dal bus.

Il gruppo di ragazzi, composto da cinque elementi, già da qualche tempo rendeva difficile il viaggio agli altri passeggeri, al punto che alla Polizia sono giunte alcune segnalazioni da parte di persone stanche dei comportamenti tenuti da ragazzi sul mezzo di linea. Prepotenze, urla, schiamazzi e frasi sconce erano ormai l’atteggiamento abituale del gruppetto che solitamente si radunava nei posti in fondo all’autobus.

Carlo Pinto, Capo Squadra Mobile Questura di Ancona

«I mezzi pubblici sono di tutti – sottolinea Carlo Pinto, capo della Squadra Mobile di Ancona che ha condotto l’operazione – La Polizia pattuglierà, sia in divisa sia in borghese, anche i luoghi meno battuti, per garantire il controllo su tutto il territorio nell’ambito dell’azione di contrasto dei fenomeni criminosi». Il capo della Squadra Mobile pone l’accento sulla necessità di un rapporto diretto tra forze dell’ordine e cittadini nel segnalare qualunque situazione illegale o sospetta tale. I controlli in borghese degli agenti della Polizia di Stato, proseguiranno per tutta l’estate così da stroncare il fenomeno sul nascere, evitando che possa radicalizzarsi, rendendo critico il viaggio dei bagnanti verso le spiagge.

You Pol, l’App della Polizia per le segnalazioni anonime
Intanto già dal febbraio scorso è attiva anche nelle Marche “You Pol”, l’applicazione collegata alla Polizia di Stato per segnalare episodi di bullismo e spaccio di droga.
Intanto già dal febbraio scorso è attiva anche nelle Marche “You Pol”, l’applicazione collegata alla Polizia di Stato per segnalare episodi di bullismo e spaccio di droga.

Cinzia Nicolini, Vice Questore Aggiunto Ancona
Cinzia Nicolini, Vice Questore Aggiunto Ancona

Un’app che garantisce l’anonimato al segnalatore, come sottolinea Cinzia Nicolini, Vice Questore Aggiunto di Ancona.

L’app può essere scaricata su smartphone e tablet sia da Play Store che da Apple Store. In maniera semplice, You Pol, attiva su tutto il territorio della provincia di Ancona, permette di segnalare in tempo reale questi episodi, con la possibilità di fornire l’indirizzo esatto, ma anche immagini e video dell’accaduto. Tutte le segnalazioni raccolte dall’applicazione vengono prese in carico dalla Polizia di Stato: un vero e proprio filo diretto con le Forze dell’Ordine, che va utilizzato consapevolmente solo per segnalare fatti reali, come sottolinea la Polizia, per evitare di incorrere nel reato di “procurato allarme”.

Uno strumento che può prevedere un’interazione anche attraverso l’invio di messaggi. Nelle situazioni di emergenza, ribadisce la Polizia, è sempre bene utilizzare i numeri 113 e 112, per un intervento tempestivo. E può essere utilizzato anche per altri tipi di segnalazioni relative a fatti illeciti o criminosi. Ad oggi You Pol si è dimostrata un’arma preziosa, attraverso la quale sono giunte alla Polizia numerose segnalazioni, specie relative allo spaccio di sostanze stupefacenti, oltre che di episodi di bullismo.

Il caso Portonovo, preludio di fatti più gravi?
Annunziata Brandoni, pedagogista e autrice di libri sul bullismo: «Le nostre città non offrono spazi e attività dedicati ai ragazzi oltre l’orario scolastico. Gli adolescenti sono pieni di energia e ormoni, che hanno bisogno di sfogare. Occorre incanalare questa loro carica vitale in attività creative, come teatro, pittura, attività culturali e sportive, o scoutismo».

Annunziata Brandoni, pedagogista, insegnante in pensione ex preside, scrittrice.

Città non a misura di adolescenti, dove i ragazzi non avendo nulla da fare si annoiano, come evidenzia Annunziata Brandoni. La pedagogista, con alle spalle una grande esperienza nelle problematiche degli adolescenti, con i quali tiene da sempre un dialogo aperto, grazie al lavoro come insegnante e poi come preside alle scuole Soprani di Castelfidardo. Un’attività di ascolto dei ragazzi che prosegue anche oggi, nonostante in pensione, portando avanti il progetto intitolato “Gruppo del benessere a scuola” all’Istituto d’Istruzione Superiore Pieralisi di Jesi.

«Solitamente questo tipo di comportamenti si manifestano nel gruppo – spiega – i ragazzi si atteggiano da bulli per cercare l’approvazione e l’ammirazione dei compagni. Crescendo queste condotte possono scomparire, specie se le famiglie riescono a parlare con loro e farli riflettere. In altri casi però, se associati al consumo di alcool e droga, possono anche sfociare nella delinquenza. Per questo motivo occorre parlare con i ragazzi e farli ragionare, ed è fondamentale che scuola e famiglia collaborino tra loro».

Bullismo, dinamiche e prevenzione
Mario Mauro Coppa, psicologo, psicoterapeuta e direttore dei Servizi Educativi della Lega del Filo d’Oro: «Il bullismo pone al centro dell’attenzione la relazione tra vittime e persecutori e si caratterizza per alcuni fattori: l’intenzione di procurare male alla vittima, la mancanza di compassione, l’analfabetismo affettivo, il potere del bullo sia fisico che psicologico sulla vittima, la vulnerabilità di quest’ultima, la mancanza di sostegno e la gravità delle conseguenze degli agiti».

Violenza fisica (botte, pugni, distruzione di oggetti e materiali), verbale, (minacce e istigazione alla violenza sulla vittima) e psicologica (isolamento sociale, denigrazione, calunnie e pettegolezzi) sono le varie facce del bullismo.

Mauro Mario Coppa Direttore dei servizi educativi Lega del Filo d’Oro di Osimo e Direttore Sanitario dell’Associazione Culturale “La strada di Erm”

Dottor Coppa, cosa induce un adolescente a comportarsi da bullo? E quale potrebbe essere la spiegazione di episodi come quello accaduto a Portonovo?
«L’adolescente che presenta forme di aggressività verso gli altri, e atteggiamenti di distruttività verso cose ed oggetti, ha una storia familiare caratterizzata dalla mancanza di cure materne e genitoriali, da eccessiva permissività e tolleranza in famiglia verso l’aggressività, praticata spesso, specie quella verbale, come modalità di relazione, comunicazione e come stile educativo. In definitiva, un modello genitoriale punitivo e decisamente anaffettivo».

L’adolescente bullo non presenta problemi di autostima o ansia, ma desiderio di dominio, scarsa empatia con le proprie vittime, immaturità nel riconoscimento delle emozioni.
«Il bullo prolifera grazie alla cultura di mero individualismo, nel concetto “meglio non immischiarsi, non mi riguarda!“. Si riconosce dominante quando agisce sulla vittima alla luce del giorno, ed ha bisogno di attenzione ed ammirazione per i suoi atti provocatori e di sfida. La morale della gang, e spesso parliamo di baby gang, è quella di affermazione del sé nel modo più facile, spregiudicato, pericoloso, ma quindi estremamente affascinante ed eccitante. L’adrenalina sparata nelle vene quando si corre sul filo del rischio, e in contrasto con la pubblica opinione e le regole sociali codificate, è uno dei tanti stordimenti di un’adolescenza che cerca di affermarsi come altro da sé, nel mito della violenza, della forza, ai danni della vittima, passiva, timida ed insicura, ma soprattutto isolata socialmente».

Parliamo di prevenzione: famiglia, scuola, società, cosa possono fare per arginare questi fenomeni? In particolare il lavoro di educazione svolto dalle scuole su questo tema, a suo parere è sufficiente?
«Per smontare i meccanismi della violenza, occorre ripartire dall’educazione socioaffettiva in famiglia. È necessario coinvolgere scuola e famiglia, spesso separate da una barriera di pregiudizi reciproci, in un patto di corresponsabilità, fatto di obiettivi condivisi e di una politica di interventi preventivi e di sostegno per affrontare le varie forme di disagio in ambito familiare. Occorrono politiche scolastiche efficaci contro il bullismo e la cultura della sopraffazione, che promuovano programmi di educazione alla prosocialità e all’altruismo, alla capacità di governare il conflitto, e questa capacità assertiva va costruita nei primi anni di scuola d’infanzia, dentro un clima protettivo e rassicurante. Ritengo inoltre si debba ridare impulso a quella agenzie sociali, come l’associazionismo giovanile, che ha la capacità di attrarre e sedurre i giovani in progetti di animazione sociale, di volontariato, e pensarlo come impegno limitato nel tempo, rinnovabile, e che sappia rendere l’adolescente protagonista positivo».