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Ancona

Barontini: l’enfant prodige dell’Atletica tra presente e futuro

Titolo Assoluto negli 800 metri. Simone Barontini, si racconta attraverso gli allenamenti, i sogni e lo studio. Un aspirante campione, in volo sulle ali, con i piedi ben piantati a terra

La gioia di Simone Barontini con i suoi tifosi

ANCONA – Difficilmente dimenticherà la giornata di domenica scorsa Simone Barontini. Ad Ancona, dinanzi al suo pubblico e ai suoi amici, è entrato ufficialmente nell’olimpo dell’Atletica conquistando il titolo Assoluto negli 800 metri. Un successo che bissa quello nella categoria allievi ottenuto qualche settimana prima, consacrandolo come il nuovo enfant prodige su scala nazionale. E non sono mancati gli onori. Dai giornali, a tutto il popolo del social, passando per qualche illustre presenza quale quella di Giammarco Tamberi. Lo abbiamo voluto conoscere meglio in un’intervista esclusiva, toccando tutti i punti salienti della sua vita da diciottenne, aspirante campione.

Simone, partiamo dal trionfo di domenica. Scenario PalaIndoor, intorno tante facce amiche. Come riassumi le tante emozioni vissute?
«Difficilissimo riassumerle. Il contesto della gara già di per sé trasmette una miriade di emozioni, se poi aggiungiamo il PalaIndoor e i tanti amici a sostenermi, la giornata diventa magica. Ho ancora i brividi addosso».

Tra le foto che impazzano sul social ne abbiamo vista una con Giammarco Tamberi, il “Gimbo” nazionale. Cosa rappresenta per te? Un amico, un modello, un idolo?
«Gimbo è esattamente tutti e tre. Un amico, un modello e un idolo allo stesso tempo. Lo vedo come un’icona già dai primi tempi in cui iniziavo a frequentare il campo e lui era “solo” un bronzo europeo under20. È il mio modello senza alcun dubbio e quando posso mi confronto con lui».

A chi dai i più grandi meriti del Barontini recordman?
«I meriti sono di tante persone e del loro grande lavoro. Dal fisioterapista all’osteopata, a tutti i miei sostenitori, fino ad arrivare a mamma e papà che mi hanno sempre sostenuto. A livello tecnico il riconoscimento più grande va al mio allenatore Fabrizio Dubbini, che non smetterò mai di ringraziare»

Per i tanti lettori che hanno curiosità. Qual è la giornata tipo di un diciottenne predestinato nel mondo dell’Atletica?
«La mattina a scuola come tutti i ragazzi della mia età, che quest’anno avranno anche la maturità tra l’altro. Pomeriggio studio, tanto studio. Seduta di osteopatia e poi ci si allena. Un allenamento duro, perché se vuoi stare a questi livelli devi lavorare tanto. Quando poi ho qualche ora libera mi piace trascorrerla con gli amici o andare a cena fuori»

Che tipo di programmi per il futuro hai?
«Innanzitutto diplomarmi. Poi, sportivamente parlando, il prossimo obiettivo è l’Europeo Allievi di Grosseto. Per arrivarci al meglio c’è un triangolare indoor tra due settimane, e tante gare outdoor. Un pensiero particolare dopo la gara è andato ad Andrea Gargamelli, un mio compagno di allenamenti che ora si trova in North Carolina per lavoro, che mi ha sempre aiutato tanto sia in campo sportivo che umano, ci tenevo a dirlo»

Se dovessi dare un consiglio ai giovani atleti che si avvicinano alla disciplina cosa ti sentiresti in dovere di dire?
«L’unico consiglio che mi sento di dare è di credere nei propri sogni, quello che hanno sempre detto a me».

Vuoi salutare o ringraziare qualcuno?
«I ringraziamenti vanno al mio allenatore e a tutte le persone che hanno creduto e che credono in me. Per me sono importantissime tutte».