Ignazio Visco (Bankitalia) ad Ancona: «L’immigrazione non ha effetti negativi sull’occupazione. Basta capri espiatori»

Per il centenario della nascita di Giorgio Fuà, il Governatore della Banca d’Italia ha tenuto una lezione alla Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche

La lezione del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nella Facoltà di Economia dell'Ateneo dorico
La lezione del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nella Facoltà di Economia dell'Ateneo dorico

ANCONA- Per il centenario della nascita di Giorgio Fuà, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha tenuto una lezione ad Ancona, presso la Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche dal titolo: “L’economia italiana: tra “sviluppo tardivo” e declino demografico. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Giorgio Fuà che ha la sede proprio nell’ex Caserma Villarey. Presenti i figli dell’economista anconetano, numerose autorità civili e militari, membri dell’Istao ed imprenditori. Nel suo intervento il Governatore della Banca d’Italia ha analizzato il contesto economico italiano ed ha affronatto anche il tema dell’immigrazione.

Il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco

«Anche l’immigrazione può dare un contributo alla capacità produttiva del Paese. Gli studi non rilevano effetti negativi dell’immigrazione sui lavoratori del paese ospitante né in termini di tassi di occupazione né di livelli retributivi, può anzi avere un impatto positivo sui tassi di partecipazione e sul numero di ore lavorate dalle donne italiane. Vanno però affrontate con decisione le difficoltà nell’integrazione e nella formazione di chi proviene da altri paesi così come quelle che si incontrano nell’attirare lavoratori a più elevata qualificazione».

Secondo l’economista, «per rimuovere gli ostacoli che frenano l’attività produttiva e l’imprenditorialità degli italiani occorre un piano di misure organico, che intervenga sia sul lato dell’offerta sia su quello della domanda. Un piano efficace richiede di abbandonare definitivamente la facile e illusoria ricerca di capri espiatori – l’Europa, la finanza, i mercati, gli immigrati – per fondarlo invece su un’analisi approfondita dei mali della nostra economia, che metta in primo piano le sfide poste dal cambiamento tecnologico e da quello demografico».

Il Rettore dell’Univpm, Sauro Longhi

Dello stesso avviso è il Rettore dell’Univpm Sauro Longhi che ha ricordato come Fuà, rientrato in Italia dopo essere stato rinchiuso in un campo di concentramento, abbia contribuito allo sviluppo dell’Italia. «Le differenze esistono ma sono un valore, devono essere trasformate in opportunità. Non è strano che i giovani si stiano interessando alla sostenibilità ambientale e ai cambiamenti climatici. Senza abbattimento dell’indifferenza non c’è futuro. All’interno delle Università si attua il concetto di cittadinanza globale».

Durante la lezione il Governatore di Bankitalia ha spiegato come la produttività del lavoro sia rimasta ferma in Italia negli ultimi 25 anni. «È aumentata di appena lo 0,3% all’anno escludendo il periodo successivo alla crisi finanziaria globale del 2007. Sulle prospettive della nostra economia gravano le sfavorevoli dinamiche demografiche. Secondo lo scenario mediano delle più recenti proiezioni dell’Eurostat, nei prossimi trent’anni la popolazione italiana diminuirebbe di 4,6 milioni di individui (oltre il 7 per cento). Nell’analogo esercizio condotto dall’ONU il calo sarebbe di 6,2 milioni. Le implicazioni per l’attività economica, e quindi per la sostenibilità del debito pubblico e della spesa sociale, sarebbero pesantissime. La riduzione della popolazione attiva prevista dall’Eurostat si tradurrebbe meccanicamente, in assenza di un aumento della produttività del lavoro, in una diminuzione cumulata del PIL compresa tra il 7 e l’8 per cento nei prossimi trent’anni».

Le autorità presenti

Secondo il dott. Ignazio Visco occorrono «un più elevato tasso di partecipazione al mercato del lavoro, un allungamento della vita lavorativa, misure di contrasto alla disoccupazione e una più robusta dinamica della produttività sono fattori fondamentali per mitigare gli effetti negativi delle tendenze demografiche».

Il Governatore di Bankitalia ha rimarcato anche il ritardo con cui l’Italia ha risposto all’accelerazione nel processo di integrazione dei mercati e alla rivoluzione tecnologica dell’informazione e della comunicazione. «Nei 25 anni che hanno preceduto la crisi finanziaria globale del 2007 gli investimenti nelle nuove tecnologie sono stati modesti e le imprese hanno innovato in misura insufficiente- spiega-. Il ritardo nella diffusione delle nuove tecnologie ha risentito della struttura del sistema produttivo italiano, caratterizzato dalla presenza elevata di piccole imprese e penalizzato dalla scarsa disponibilità di risorse finanziarie».

Ma il ritardo tecnologico del Paese si estende anche al settore finanziario. «È bene però dare conto dei progressi. Oggi tutte le banche italiane stanno ampliando l’offerta online dei servizi tradizionali mentre non sta avvenendo con la necessaria rapidità l’utilizzo delle tecnologie più complesse (fintech), che stanno trasformando la struttura stessa dell’industria finanziaria».

Pietro Alessandrini, presidente Fondazione Giorgio Fuà

Il presidente delle Fondazione Giorgio Fuà, Pietro Alessandrini, ha annunciato l’uscita a fine ottobre della biografia dell’economista anconetano in occasione del centenario della sua nascita.