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Ancona

Bankitalia, economia marchigiana: con la pandemia «la più ampia caduta del prodotto dal dopoguerra»

Pil Marche a -8,9% nel 2020, ma nel 2021 emergono segnali di ripresa. Queste le conclusioni del rapporto annuale di Banca d'Italia sull'economia marchigiana

Bankitalia
La presentazione del Rapporto sull'economia delle Marche

Nel 2020 (e nei primi mesi 2021) l’impatto della pandemia di Covid-19 ha determinato «un’eccezionale contrazione dell’attività economica marchigiana», con un calo stimato del Pil dell’8,9%. Ma per l’anno in corso c’è fiducia, e le attese sono quelle della ripresa degli investimento e del fatturato. 

È un quadro di ombre e luci quello delineato da Banca d’Italia nel rapporto annuale dell’economia delle Marche anticipato, e che sarà presentato al pubblico in live streaming alle 16. A presentarlo alla stampa il direttore della sede di Ancona, Gabriele Magrini Alunno, e il titolare della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale Giacinto Micucci. Nel report si legge per il 2020 il calo del fatturato dell’8%, specie tra le aziende legate all’export (-11,7%) e al comparto moda. Gli investimenti sono calati del 15%, l’occupazione  è a -2,2% con una “tenuta” condizionata dal blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali. I più penalizzati tra i lavoratori sono stati quelli del terziario, e i contratti a tempo determinato, dunque soprattutto giovani e donne. Tra le famiglie, i consumi (-11%) sono scesi più del reddito (-2%) quest’ultimo sostenuto da misure centrali eccezionali. Sul fronte del credito, aumentano i prestiti (+5%) ma anche i risparmi.

«La pandemia di Covid-19, diffusasi dai primi mesi del 2020, ha determinato un’eccezionale contrazione dell’attività economica marchigiana, il cui impatto sul mercato del lavoro è stato attenuato dal blocco dei licenziamenti e dallo straordinario ricorso alle integrazioni salariali. In base ai più recenti indicatori disponibili, nei primi mesi del 2021 l’attività economica in regione è stata ancora frenata dal perdurare della pandemia; le aspettative sono però divenute più favorevoli con il miglioramento della situazione sanitaria collegata all’avanzamento del piano vaccinale. Il quadro epidemiologico e le misure restrittive», si legge nel rapporto.

Il quadro macroeconomico

Il report di Banca d’Italia riferisce degli effetti pesantemente negativi delle misure di distanziamento sociale e della chiusura parziale delle attività. In base all’Indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia, nel 2020 la flessione del prodotto marchigiano è stata in linea con la media italiana (-8,9 per cento in base ai dati Istat).

Nel primo semestre dell’anno il calo è stato più intenso che nel Paese, anche a causa del maggiore peso in regione delle attività non essenziali di cui è stata disposta l’interruzione tra marzo e maggio; nel secondo semestre la flessione è risultata invece meno ampia, pure per effetto dell’esito relativamente meno sfavorevole della stagione turistica estiva e della minore incidenza delle restrizioni nel corso della seconda ondata.

Le imprese marchigiane in difficoltà

All’interno dell’industria manifatturiera il calo dell’attività nel 2020 è stato assai accentuato per il comparto della moda; l’alimentare e la farmaceutica hanno conseguito risultati migliori. Nel settore delle costruzioni la flessione si è concentrata nel secondo bimestre dell’anno, in vigenza delle restrizioni all’attività, ma il recupero è risultato subito robusto e già dai mesi estivi i livelli di attività hanno superato quelli dell’anno precedente; la dinamica è stata sostenuta anche dagli interventi di ricostruzione post-sisma, seppure ancora prevalentemente circoscritti al ripristino dei danni lievi. L’attività si è fortemente contratta pure nel terziario; il commercio, in particolare, ha risentito delle restrizioni alla mobilità e del contenimento della spesa delle famiglie. La stagione turistica estiva ha conseguito risultati relativamente migliori che nel Paese, favorita dalla marcata specializzazione nella componente nazionale. L’accumulazione di capitale si è nettamente indebolita; i piani aziendali per il 2021 prefigurano però un parziale recupero. Le esportazioni sono fortemente diminuite, più intensamente quelle verso i mercati extra UE.

Di fronte all’imprevista caduta dei ricavi che si è verificata con l’insorgere della pandemia, il fabbisogno di liquidità delle imprese si è accresciuto: vi ha corrisposto la crescita del credito, avviatasi già da marzo e progressivamente intensificatasi, anche grazie alle straordinarie misure pubbliche di sostegno al credito. Poiché alla vigilia della pandemia le condizioni economiche e finanziarie delle imprese provenivano da una fase di miglioramento e risultavano nel complesso soddisfacenti, il peggioramento intervenuto nel 2020 non dovrebbe averle deteriorate al punto da riportarle sui livelli critici osservati nel corso della precedente crisi del debito sovrano.

Il mercato del lavoro e le famiglie

Nella media del 2020 l’occupazione è diminuita con un’intensità simile alla media italiana; il calo degli occupati è stato più forte nei servizi, in particolare in quelli maggiormente interessati dalle misure per il contenimento del contagio, come alberghi, ristoranti e servizi per il tempo libero.

Tra le tipologie di lavoratori, l’occupazione si è ridotta marcatamente fra gli autonomi e i dipendenti a tempo determinato, mentre nel segmento a tempo indeterminato le ricadute occupazionali sono state in larga misura contenute dal blocco dei licenziamenti e dall’eccezionale ricorso alle integrazioni salariali. Gli effetti negativi della pandemia sono stati asimmetrici pure rispetto al genere e all’età, con una penalizzazione per donne e giovani, anche in relazione al loro più diffuso impiego nei settori più colpiti e con contratti meno stabili. La partecipazione al mercato del lavoro è diminuita significativamente, traducendosi in una riduzione del tasso di disoccupazione.

La finanza pubblica decentrata

Nel 2020 la crisi legata al Covid-19 ha influenzato profondamente i bilanci degli enti territoriali, innalzando il livello complessivo della spesa e determinando una ricomposizione dei principali aggregati. La spesa corrente è cresciuta, sospinta dagli interventi per contrastare le ripercussioni della crisi sulle famiglie e sulle imprese e dalle spese sanitarie. L’aumento della spesa in conto capitale è stato favorito dall’accelerazione delle erogazioni nell’ambito della programmazione comunitaria; la fase emergenziale ha invece ridimensionato gli investimenti dei Comuni e la progettazione di nuovi interventi.

In parallelo con le spese, sono aumentate le entrate degli enti territoriali in ragione dei maggiori trasferimenti statali erogati per fronteggiare gli effetti dell’epidemia. È proseguito il calo del debito delle Amministrazioni locali delle Marche, il cui ammontare pro capite si conferma inferiore alla media nazionale.

La digitalizzazione dell’economia

La pandemia di Covid-19 ha posto in risalto l’importanza dello sviluppo digitale del territorio, che ha favorito la prosecuzione delle attività lavorative, attraverso il ricorso al lavoro agile, e dell’istruzione, tramite l’attivazione della didattica a distanza. Nelle Marche la transizione digitale è in ritardo rispetto al Paese, specie nel campo dell’integrazione delle tecnologie digitali nei processi produttivi da parte delle imprese. Vi sono peraltro prospettive di miglioramento a breve termine dello sviluppo digitale, grazie a un atteso potenziamento delle infrastrutture di connessione ad altissima capacità.