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Ancona

Banca Marche, la delusione degli ex azionisti

Appello del presidente dell'associazione jesina, Enrico Filonzi, ad unirsi e fare fronte comune. Le somme per i rimborsi, secondo il presidente di Dipendiamo Banca Marche, Sandro Forlani, «dovrebbero essere trovate nei ricavi che ha attualmente la Bad bank che è venuta in possesso dei crediti inesigibili di Banca Marche»

Il Tribunale di Ancona
Il Tribunale di Ancona

ANCONA – Sono oltre 44 mila gli ex azionisti coinvolti nel crac di Banca Marche, avvenuto nel 2016, ma di questi soltanto 3 mila sono quelli che hanno deciso di costituirsi parte civile. Un vero e proprio esercito di persone, famiglie, professionisti e imprese che hanno visto il valore delle loro azioni azzerarsi in un attimo o i risparmi di una vita intera bruciati. Oltre un miliardo e mezzo di euro volatilizzati in un attimo.

L'avvocato Corrado Canafoglia dell'Unione Nazionale Consumatori
L’avvocato Corrado Canafoglia dell’Unione Nazionale Consumatori e Dipendiamo Banca Marche

«Non ci spieghiamo come mai gli altri 41 mila ex azionisti Banca Marche siano rimasti fermi e non si siano costituiti parte civile», spiega l’avvocato Corrado Canafoglia, che rappresenta Unione Consumatori e Dipendiamo Banca Marche. Circa 2680 gli ex azionisti e dipendenti dell’istituto di credito, difesi da Canafoglia, che hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo, del quale oggi si è svolta l’udienza e che ha visto la piena assoluzione per i tre sindaci e il rinvio a giudizio dei 13 imputati (leggi l’articolo), accusati  di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e ostacolo della vigilanza. Un dispositivo che ha lasciato «insoddisfatti e delusi gli ex azionisti che si aspettavano una condanna – spiega l’avvocato –  L‘accusa portata avanti dalla Procura era quella che il collegio sindacale non avesse vigilato e che in qualche misura avesse collaborato al dissesto della banca. Il giudice ha ritenuto che queste accuse non fossero fondate, ma ancora non conosciamo le motivazioni del dispositivo perché usciranno fra 90 giorni».

«Le sentenze vanno rispettate, anche se siamo un pò delusi – precisa il presidente dell’associazione jesina degli ex azionisti Banca Marche, Enrico Filonzi -, quando un istituto di credito fallisce c’è una responsabilità generalizzata che chiama in causa non solo gli amministratori, ma anche gli organi di controllo, come Cosob e Banca d’Italia, e la politica».

Filonzi chiama a raccolta gli ex azionisti che non si sono ancora costituiti parte civile: «La politica è particolarmente sensibile ai numeri quindi sarebbe opportuno che anche gli altri truffati, che non sono ancora rappresentati ufficialmente, si uniscano alle associazioni in modo da avere un maggior peso nei confronti del Governo».

Sul Def, Documento Economia e Finanza, che porta con sé un fondo di rimborso per risarcire i risparmiatori colpiti dal crac delle banche, Filonzi spiega che «il Governo si è impegnato ad emendare l’articolo 38 della finanziaria che riguarda proprio il rimborso agli azionisti. Su questo la prima soddisfazione è che nella cabina di regia che dovrà affiancare i due sottosegretari nel redigere l’emendamento sarà presente anche il nostro legale, l’avvocato Corrado Canafoglia».

Critica la posizione dell’associazione Dipendiamo Banca Marche, costituita nel 2013 dai dipendenti dell’istituto di credito per rilanciare la banca sul territorio: «chiediamo che tutto quello che ci spetta ci venga ridato – spiega il presidente dell’associazione Sandro Forlani – sia per quanto riguarda le azioni perse dai risparmiatori, sia per quanto riguarda i dipendenti che oggi prendono uno stipendio molto più basso perché quote di stipendio che avevano in Banca Marche le hanno perdute dal momento che erano legate al risultato finale. Dobbiamo andare avanti perché tutti quelli che hanno subito un torto devono ricevere giustizia».

Riguardo al 30% di rimborso previsto come provvedimento dal Governo per ristorare gli ex azionisti delle somme perse, la posizione di Forlani è molto chiara: «Non ci accontentiamo del 30%, ma rivogliamo tutto». Per il presidente di Dipendiamo Banca Marche a pagare gli azionisti non dovrebbe essere il Governo, «le somme dovrebbero essere trovate nei ricavi che ha attualmente la Bad bank che è venuta in possesso dei crediti inesigibili di Banca Marche. Crediti che ammontavano a circa 5 miliardi di euro e che la Bad Bank ha comprato per 800 milioni di euro e sta rivendendo a percentuali che non conosciamo, dal momento che è stato tutto secretato. Riteniamo che in quelle cifre ci siano i soldi sufficienti per rimborsare tutti i gli azionisti di Banca Marche, per cui ribadiamo che i soldi devono venire da quella fonte».

E proprio sul fondo di ristoro si è tenuto un incontro con le associazioni una settimana fa: «Alcune delle nostre richieste dovrebbero essere accolte – conclude Sandro Forlani – come l’incremento del fondo che da un miliardo e mezzo dovrebbe passare a due miliardi e mezzo. Chiediamo che le fondazioni che erano nel capitale sociale di Banca Marche non partecipino al rimborso – precisa – perché riteniamo che queste entità, anche se oggi non stanno subendo un processo, in realtà abbiano una responsabilità molto grande, perché erano loro a decidere i consigli di amministrazione di Banca delle Marche».