Ancona-Osimo

Le mafie nel cyberspazio, il professor Baldi: «Dal dark web all’IA, non si demonizzino gli strumenti tecnologici»

La criminalità è sempre più digitale. Emerge dal report "Cyber organized crime. Le mafie nel Cyberspazio" Il punto con l'esperto di cyber sicurezza dell'Univpm

ANCONA – La criminalità organizzata contemporanea è profondamente influenzata dalle dinamiche della globalizzazione e dall’evoluzione delle tecnologie. È la tendenza che emerge dal report “Cyber organized crime. Le mafie nel Cyberspazio” della Fondazione Magna Grecia. In base alla fotografia scattata la mafia è sempre più digitale e posizionata nel web: utilizza droni, sommergibili radiocomandati e intelligenza artificiale.

Lobby che se un tempo assoldavano commercialisti, avvocati e agenti immobiliari, oggi vanno a caccia di hacker e ingegneri informatici. Un’a ‘evoluzione che va di pari passo con il processo di digitalizzazione che dalla pandemia in poi ha interessato le imprese e le istituzioni. Le mafie, sempre stando al report, hanno adottato strategie avanzate nel cyberspazio, non solo attraverso meccanismi di fraudolenza finanziaria, riciclaggio di denaro, estorsioni e altre forme di criminalità digitale, ma anche investendo e dotandosi di competenze e tecnologie in grado di rappresentare una minaccia concreta per imprese e istituzioni.

La capacità di agire in modo transnazionale attraverso le nervature del cyberspazio consente alle organizzazioni criminali di eludere le frontiere tradizionali e di operare sottotraccia. Le tecnologie emergenti, come la crittografia e le criptovalute, offrono nuovi strumenti alle organizzazioni criminali per schermare le loro attività e per ‘sfuggire’ alle indagini delle autorità competenti.

Dal 2012 al 2022, l’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Informatica (ENISA) ha riportato un aumento del 92% nelle segnalazioni di incidenti per le imprese operanti nei settori considerati critici. L’escalation delle segnalazioni tra il 2021 e il 2022 ha raggiunto oltre il 48%. Attacchi informatici che hanno colpito principalmente settori critici come la sanità, l’energia e le telecomunicazioni. Nel contesto delle crescenti tensioni internazionali e dei conflitti ai confini dell’Europa, l’Italia emerge come un bersaglio sempre più evidente degli attacchi cyber. Nel 2022, secondo il Rapporto Clusit97, il nostro Paese ha subito il 7,6% degli attacchi globali, rispetto al 3,4% registrato nel 2021 e si è registrato un aumento del 169% rispetto all›anno precedente.

E anche i dati del del rapporto 2023 non sono confortanti: nel primo semestre evidenziano che quasi il 10% (9,6%) del totale delle vittime di attacchi cyber a livello globale sono realtà italiane. Nei primi sei mesi del 2023, infatti, gli attacchi cyber in Italia sono aumentati del 40% rispetto al 2022, quasi quattro volte di più che nel resto del mondo dove la crescita è dell’11%. Tra i servizi critici più sensibili ci sono i servizi sanitari (ospedali, cliniche, gestione emergenze mediche, servizi di salute pubblica), la sicurezza pubblica (polizia, vigili del fuoco, protezione civile, servizi carcerari), le infrastrutture e i trasporti (controllo del traffico aereo, reti ferroviarie, porti, manutenzione stradale).

In un livello successivo di criticità, si collocano i servizi comunali di fornitura idrica, trattamento rifiuti, illuminazione pubblica, i servizi di educazione (scuole, università, formazione continua), i servizi finanziari e fiscali (tassazione, erogazione di sovvenzioni e benefici, gestione della spesa pubblica), le telecomunicazioni e IT (gestione delle reti di comunicazione, data center governativi, servizi digitali).

Con il contesto geopolitico internazionale turbato dal conflitto Russia-Ucraina e dalle tensioni in Medio Oriente, sono stati segnalati attacchi cyber mirati a infrastrutture critiche, di disinformazione online e di operazioni di spionaggio digitale. Inoltre, secondo il report nell’area del Medio Oriente, le operazioni cyber sono state utilizzate per influenzare l’opinione pubblica e anche per destabilizzare governi. Il cyberspace si è rapidamente evoluto in un dominio cruciale per la sicurezza nazionale.

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Invita a «non ‘demonizzare’ gli strumenti tecnologici» il professor Marco Baldi, associato in Telecomunicazioni presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università Politecnica delle Marche: «Si tratta di strumenti che nascono con lo scopo di farci progredire e di aprire nuove possibilità, anche lo stesso Dark Web è nato con uno scopo nobile, quello di garantire la libertà di espressione nei Paesi dove i diritti umani non sono rispettati».

Come tutti gli altri strumenti anche il cyber spazio e le ultime tecnologie possono essere utilizzate per scopi meno nobili, a tal proposito il docente fa l’esempio del «coltello che normalmente viene utilizzato in cucina, ma che allo stesso tempo, se mal utilizzato, può causare danni. Non per questo, però, deve essere messo al bando o criminalizzato. Bisogna perseguire chi usa in maniera distorta la tecnologia».

Lo spazio cyber, aggiunge il professor Baldi «è diventato un nuovio dominio, e come quello terrestre, aereo e marittimo, va controllato con azioni di cyber defense» che vanno incrementate di pari passo allo sviluppo tecnologico. Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale ne sottolinea gli aspetti positivi in termini di accelerazione della produttività, anche in questo caso peer evitare usi malevoli, la cyber sicurezza viene in aiuto.

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