Carceri: a Montacuto troppi detenuti e pochi agenti

Sono una quarantina i reclusi in più su scala regionale. Ad Ancona mancano 50 unità di Polizia Penitenziaria e, per 300 persone delle quali 70 in regime di Alta Sicurezza, prestano servizio solo 120 uomini della Penitenziaria. Carenza che interessa anche il Barcaglione

montacuto carcere
Il carcere di Montacuto

ANCONA – Sovraffollamento di detenuti, carenza di agenti di Polizia Penitenziaria e problemi nel mantenere i rapporti con i figli minori. E’ questa la situazione delle carceri marchigiane e più in generale di tutte le strutture penitenziarie a livello nazionale. Se ne è discusso stamane ad Ancona al Teatro delle Muse in occasione del convegno “Diritti dietro le sbarre“, promosso dal Garante dei diritti Andrea Nobili, con il patrocinio del Ministero della Giustizia, del Consiglio regionale, dell’Ordine degli avvocati di Ancona e di quello delle assistenti sociali delle Marche.

Da sinistra Enrico Boaro responsabile sanità penitenziaria per la Regione Marche, Anna Bello Presidente Tribunale di Sorveglianza, Riccardo Polidoro responsabile carcere Unione Camere Penali, Francesco Basentini Presidente Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Fernando Piazzolla  Presidente Camera penale di Ancona, Andrea Nobili Garante dei Diritti dei detenuti e Sergio Sottani Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Ancona.

«Il dato nazionale evidenzia come si stia ripresentando il fenomeno del sovraffollamento nei penitenziari – ha spiegato il Garante Nobili – cessati gli effetti positivi delle misure di qualche anno addietro, i nostri istituti hanno cominciato nuovamente ad avere un numero di detenuti superiore alla capienza regolamentare. Questo accade anche in alcuni dei sei istituti marchigiani, in particolare ad Ancona Montacuto, a Pesaro e a Fermo. In questi istituti ci sono degli indici che evidenziano una situazione di sovraffollamento». Sono circa una quarantina i detenuti in più su scala regionale. Un dato che a prima vista potrebbe non sembrare preoccupante, ma che come spiega il Garante, occorre tenere in considerazione i locali inutilizzati e gli spazi ridotti che rendono la vivibilità difficoltosa.
Una situazione che riguarda soprattutto il carcere di Montacuto dove «hanno messo la quinta branda nelle celle», ha evidenziato il Garante. Non solo diritto allo spazio, ma anche a mantenere rapporti con i familiari fuori. Anche su questo i detenuti non hanno vita facile. Il rapporto familiare soffre all’interno di questo percorso, specie quando ci sono figli minori: colloqui troppo rari e possibilità di frequenza molto rigida, e questo crea difficoltà ai detenuti nel mantenere il legame con la famiglia fuori. «I diritti vanno tutelati anche nei confronti dei soggetti che si trovano a vivere la carcerazione – ha detto il Garante –  quindi occorre riflettere su come dare concretezza ai principi previsti dalla Carta costituzionale».

Il quadro nelle carceri marchigiane è reso ancora più complesso dalle problematiche psicologiche, psichiatriche, di dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcool, che affliggono i detenuti, «aspetti che rendono più difficile la gestione del carcere», ha evidenziato il Garante ponendo anche l’accento sul fatto che «le attività trattamentali risentono della riduzione delle risorse».

Carcere di Montacuto
Carcere di Montacuto

Accanto a questi problemi poi c’è la questione della carenza di agenti di Polizia Penitenziaria che nel carcere di Montacuto è più significativa rispetto agli altri istituti marchigiani. Qui su 300 detenuti, dei quali 70 in regime di Alta Sicurezza (per reati di mafia, camorra, ndrangheta e sacra corona unita), prestano servizio solo 120 agenti della Penitenziaria, dei 172 circa previsti dalla pianta organica. Una carenza che interessa anche la casa di reclusione del Barcaglione, dove su 100 detenuti prestano servizio 53 agenti.

«Occorre più attenzione non solo alla parte detentiva – ha dichiarato Gianluigi Irmici del sindacato di Polizia Penitenziaria Cgil PP – ma anche a tutto il personale che presta servizio negli Istituti Penitenziari a vario titolo». Intanto il presidente dell’Assemblea Legislativa Antonio Mastrovincenzo ha annunciato l’imminente discussione in Consiglio Regionale della mozione per chiedere la redistribuzione del personale dell’ex carcere di Camerino negli altri istituti.

Un sistema carcerario, quello italiano, molto complesso e articolato in 190 istituti, dove uno tra i problemi più seri è rappresentato dalle aggressioni dei detenuti ai danni della penitenziaria. «A settembre di quest’anno avevamo già raggiunto lo stesso numero di aggressioni dell’anno scorso, anche nei confronti degli operatori», ha evidenziato il capo del DAP, Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini. Tra le cause, consumo di sostanze stupefacenti e condizioni negative di vita, come ha sottolineato Basentini, che ha evidenziato la necessità di lavorare sul benessere dei detenuti per migliorare anche quello degli agenti di Polizia Penitenziaria.

Il capo del DAP ha posto l’accento anche sulla carenza di risorse finanziarie per garantire la manutenzione ordinaria delle carceri: «si è passati dai 50 milioni di euro degli anni passati a poco più di 5 milioni di euro dello scorso anno», ha detto, ribadendo il suo impegno per la realizzazione di protocolli per lavori di pubblica utilità svolti dai detenuti anche nell’ottica di valutare la possibilità di un risparmio sul debito processuale nel fine pena. A tal proposito il capo del DAP ha preannunciato un possibile accordo con Confindustria per offrire lavoro ai reclusi. «Dobbiamo essere tutti protagonisti di un cambiamento culturale molto serio – ha concluso Basentini – il carcere è un luogo di disagio e per migliorare queste condizioni occorre collaborare e dare più lavoro possibile ai detenuti».