Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Arretramento ferrovia adriatica, è fuoco incrociato. Mancinelli: «In campo quattro ipotesi, una diversa dall’altra, manca chiarezza»

Ancora polemiche sull'arretramento della ferrovia adriatica. Fuoco incrociato tra Fratelli d'Italia e Lega da una parte e Pd dall'altra. Interviene anche la sindaca di Ancona

ANCONA – Si allarga a macchia d’olio la polemica sul tema dell’arretramento ferroviario nelle Marche ed è fuoco incrociato tra maggioranza e opposizione, con tanto di scambio di reciproche accuse, tra Fratelli d’Italia e Lega da una parte e Pd dall’altra (con il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, il commissario regionale Losacco e il capogruppo dem Maurizio Mangialardi) e prese di posizione, fra le quali si registra quella della sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli, che finora era rimasta in ‘finestra’ e che ora, con la chiamata in causa del capoluogo, chiede chiarezza.

Mancinelli: «In campo 4 ipotesi, una diversa dall’altra»

La sindaca di Ancona Valeria Mancinelli (immagine di repertorio)

«Sull’ipotesi dell’arretramento della linea ferroviaria adriatica manca chiarezza e questo ci preoccupa – dichiara, rispondendo ad interrogazioni consiliari la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli -. Siamo contrari ad approcci superficiali e approssimativi perché sono inutili e anzi pericolosi. Sono in campo almeno quattro ipotesi, una diversa dall’altra: costruzione di una nuova linea lontano dalla costa e smantellamento di quella esistente; mantenimento della esistente per traffico ‘locale’ e raddoppio con costruzione di un’altra linea all’interno per il traffico merci; una nuova linea all’interno solo per le merci; costruzione di un tracciato interno che però non si capisce se debba essere parallelo all’A14 oppure no. Dunque, – chiede la sindaca – il tracciato attuale sarà mantenuto o no? Si procederà con singoli step, a partire dagli interventi già finanziati oppure no? Il presidente Acquaroli dice una cosa, il professor Baldassari un’altra e Confindustria con Bocchini un’altra ancora».

Mancinelli evidenzia che «i Comuni di mezza regione sono in rivolta» e aggiunge: «Si pensa che un progetto di questa portata possa riguardare solo il tratto marchigiano? Ma soprattutto i progetti delle ferrovie, di velocizzazione della linea, riguardanti le Marche e i cui lavori sono pronti per essere appaltati ora si devono fermare? All’ennesimo blocco di tutto, al ricominciare tutto daccapo, all’ennesima palude, siamo ferocemente contrari. E se il dibattito confuso alzato sull’arretramento a questo portasse come risultato sarebbe un danno enorme per le Marche e per la città».

«Oggi c’è un progetto coordinato Ferrovie-Anas, – ricorda – che prevede lo spostamento a mare della linea tra Torrette e stazione di Ancona, l’uso dell’area liberata per allargare la Flaminia verso mare e dell’area verso monte per collegare porto e autostrada, l’opera attesa da 30 anni. Per l’intervento ci sono i progetti definitivi approvati, finanziati con soldi dello Stato. I lavori possono essere appaltati nel 2023. Il progetto consentirà a merci e persone di arrivare e uscire più facilmente e velocemente dal porto. Tutto questo deve fermarsi?».

Quanto al progetto che «consentirà a merci e persone di arrivare e uscire più facilmente e più velocemente dal porto», e «coordinato Anas-Ferrovie, sarà una infrastruttura essenziale per lo sviluppo del porto ma anche per la manifattura marchigiana e del centro Italia e libererà Torrette e i quartieri a Nord di Ancona dal traffico pesante. Le opere di protezione a mare risolveranno l’annoso problema dell’insabbiamento di marina Dorica. – afferma – Un tratto di costa sarà rinaturalizzato e i cittadini potranno fruirne. L’intervento consoliderà anche il piede della frana».

«Tutto questo deve fermarsi? – domanda Mancinelli – Vogliamo parole chiare, parole chiarissime, innanzitutto dal governo regionale, ma anche da Confindustria Ancona, visto che si sta sostituendo alla Regione, e da Confindustria Marche. Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a questa ipotesi: – attacca – non permetteremo che si consumi sulla pelle della città, del porto e dell’economia regionale l’ennesimo gioco dell’oca, con il ritorno alla casella iniziale, come successe trent’anni fa con l’asse attrezzato. Attendiamo risposte chiare – conclude – e ci prepariamo a impedire tutto questo. Per il resto siamo pronti a discutere. Seriamente però».

Losacco: «Finalmente Acquaroli spinto su posizione buon senso»

Alberto Losacco, commissario Pd Marche (immagine tratta da Facebook)

Ad andare all’attacco è anche il commissario regionale del Pd, Alberto Losacco: «Finalmente sull’arretramento della Ferrovia Adriatica, il presidente Acquaroli é stato spinto su una posizione di buon senso che il Pd ha sostenuto fin dal primo momento. Si archivia, speriamo per sempre, l’approccio strumentale e divisivo di chi accusò il sindaco Ricci di pensare solo agli interessi di Pesaro. Come se ottenere uno stanziamento di 1,2 miliardi di euro fosse una colpa e non un merito legato alla capacità dell’amministrazione di mettere in campo un progetto di grande importanza strategica. Adesso Acquaroli istruisca l’iter per progettare il superamento di altri nodi – dice – per favorire un ulteriore potenziamento e velocizzazione della ferrovia adriatica. Come ha annunciato il Ministro Giovannini alcuni progetti potranno essere finanziati già con la prossima legge di bilancio.  Basta sterili polemiche e perdite di tempo, serve progettazione e collaborazione con il Governo».

Ciccioli: «Bugie Pd tante ed enormi, anche per loro»

Carlo Ciccioli, capogruppo FdI

Sulla vicenda interviene anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli che parla di «eclatante bugia è che il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, non pensa che a sé stesso e alla propria carriera politica, molto offuscata. È notorio, infatti, come Ricci non abbia alzato un dito per convergere sul lavoro che è stato messo in piedi dal presidente della Regione, Francesco Acquaroli, non appena si è avuta notizia del solo finanziamento per il bypass di Pesaro, con addirittura Fano escluso. È stato Seri, omologo politicamente a Ricci, ad alzare la voce per primo. Da Ricci, spallucce. Questo è il suo modo di intendere la politica: pro domo sua».

«Noi, no. Subito ci siamo attivati, ciascun partito della maggioranza di centrodestra lo ha fatto. E si è ottenuto l’inserimento di Fano e, subito dopo, l’inserimento del bypass di Falconara, inserito nel piano industriale Rfi. A darne l’annuncio il presidente Acquaroli in risposta alle irrisorie parole del capogruppo Mangialardi (seconda bugia) che, per l’appunto, provocano solo ilarità in quanto dipingono un quadro assurdo con Ricci tutore legale del ministro Giovannini. Addirittura. Infatti, secondo l’Epica raccontata da Mangialardi e sposata dal commissario Losacco, il super Ricci ha ottenuto che l’arretramento ferroviario arrivi fino a Falconara. Ilarità, appunto. La verità è che il presidente Acquaroli dopo aver promosso incontri con amministratori e operatori economici, è riuscito a conseguire questo primo importante risultato, un secondo step fino a Falconara. Ma non ci fermeremo qui».

«Nell’auspicato incontro fra Regione e Ministero – conclude – si getteranno le basi per aggiungere ulteriori step per salvaguardare l’intera nostra Regione, tutti i comuni costieri e non solo l’orticello elettorale, come dal Pd è uso e costume. Se vorranno, ci affianchino. Non abbiamo mai chiuso la porta in faccia a nessuno. Anzi. Mi aspetto – conclude il capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale, Carlo Ciccioli – che ci possa essere unità di intenti, visto che tra le loro fila annoverano il “tutore” di Giovannini e la partecipazione al Governo, e non solo speculazioni politiche per un attimo di visibilità in Consiglio regionale o sui media».

Marinelli: «Senza Regione e filiera Lega, arretramento solo a Pesaro»

Il capogruppo della Lega in consiglio regionale Renzo Marinelli

«L’arretramento della ferrovia adriatica? Senza la Regione e la filiera di governo lega, ferrovia arretrata solo a Pesaro, escludendo tutti gli altri Comuni della costa». Lo dice il capogruppo della Lega in Regione, Renzo Marinelli, replicando al capogruppo del pd Maurizio Mangialardi, secondo il quale, sull’arretramento della ferrovia adriatica, la Regione avrebbe adottato la linea del Pd. Marinelli evidenzia invece la «determinante azione della Regione». 
«La maggioranza regionale non si è allineata alle posizioni del Pd evocate dal capogruppo Mangialardi perché non sono mai esistite – dice – : senza l’intervento della Regione con il presidente Acquaroli e del nostro sottosegretario alle Infrastrutture Morelli, il confronto progettuale e operativo non sarebbe nemmeno cominciato. La Regione – aggiunge – ha sempre sostenuto l’importanza dell’arretramento della ferrovia su tutto il territorio, mentre il sindaco Ricci anche su questo tema si è mosso con logica esclusivamente pesarese. Ne sono prove tangibili i mal di pancia delle giunte di sinistra, a partire da quella fanese, esternati in decine di articoli di stampa e nelle sedi istituzionali nonché la mancata partecipazione di Ricci agli incontri con i sindaci organizzati dalla Regione». 

«Mangialardi – prosegue – finge di ignorare tutto questo perché tenta di entrare in una dialettica progettuale che, proprio grazie alla Regione e alla filiera di governo Lega, ha saputo andare oltre i particolarismi e le conventicole tipiche del Pd». Secondo Marinelli, «il sottosegretario leghista alle Infrastrutture Morelli ha confermato l’intenso e costante lavoro di sintesi tra Ministero e territorio per definire gli step di progetto anche nel corso degli incontri nelle Marche per le amministrative appena concluse – aggiunge –. La maggioranza regionale non ha dunque bisogno di rincorrere nessuno, men che meno la Lega che si batte da anni contro interventi disarticolati su un’infrastruttura strategica come la ferrovia adriatica. Cito per tutti la mobilitazione contro le barriere fonoassorbenti, cortine di otto metri buone solo a distruggere le risorse paesaggistiche del territorio. Dove stava il Pd? Non con Ricci che ha pensato solo a Pesaro, non con le amministrazioni di sinistra che lamentano di essere state escluse, non con Mangialardi che, nelle sue dichiarazioni, in pura logica piddina chiede al presidente Acquaroli di guardare al suo ‘collegio’ Marotta-Senigallia-Montemarciano».