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Ancona

Ospedali Riuniti, presentato un innovativo intervento per rimuovere il tumore al seno

Si tratta di una mastectomia conservativa sottocutanea con risparmio dell’areola e del capezzolo e ricostruzione mammaria prepettorale immediata con impianto di protesi ultraleggera

La presentazione dell'innovativo intervento chirurgico questa mattina (12 febbraio) agli Ospedali Riuniti di Ancona
La presentazione dell'innovativo intervento chirurgico, questa mattina (12 febbraio), agli Ospedali Riuniti di Ancona

ANCONA- Tornare ad avere il seno come prima del tumore, della stessa forma e volume di quello sano, in un’unica seduta operatoria, durante la quale prima viene asportata la ghiandola poi viene attuata la ricostruzione mammaria con una protesi ultraleggera. La mastectomia conservativa con ricostruzione mammaria prepettorale è l’innovativo intervento chirurgico per rimuovere il tumore al seno eseguito agli Ospedali Riuniti di Ancona lo scorso 7 febbraio. Si tratta di una mastectomia sottocutanea con risparmio dell’areola e del capezzolo e ricostruzione mammaria immediata con impianto di protesi ultraleggera. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità di una membrana biologica che modellata a maglia riveste la superficie della protesi e, come “reggiseno interno” fissato sul muscolo pettorale, la sostiene. L’innovativa tecnica chirurgica è stata elaborata ed eseguita dall’Unità di Chirurgia Senologica, importante la collaborazione multidisciplinare della Breast Unit degli Ospedali Riuniti. L’equipe chirurgica non è nuova a questo tipo di interventi ma in quest’ultimo caso è stata utilizzata una protesi ultraleggera.

Il dott. Bianchelli e il direttore Caporossi

«La novità è utilizzare il pericardio bovino mesciato, quindi reso a rete, che riveste soltanto la parete anteriore e utilizzare una protesi nuova ultraleggera. Questa tecnica innovativa è stata sviluppata grazie alla collaborazione con i chirurgi plastici. Un tempo il chirurgo asportava l’intera mammella, oggi invece, grazie allo sviluppo di tecniche innovative e all’utilizzo di materiali all’avanguardia, conserviamo anche i muscoli. In un unico intervento riusciamo quindi a completare l’iter chirurgico demolitivo e ricostruttivo- spiega il dott. Gabriele Bianchelli, Direttore f.f. Unità di Chirurgia Senologica-. I vantaggi sono notevoli: la protesi è meglio sopportabile perché pesa di meno, si riduce il rischio di una ptosi, cioè di una discesa del seno nel tempo. Quindi i risultati estetici e funzionali sono migliori».

Tra i vantaggi anche una completa conservazione di cute e muscoli dell’area; una riduzione del dolore postoperatorio; risultati estetici migliori rispetto alle metodiche ricostruttive tradizionali, grazie anche all’impiego di tecniche collaterali per l’impianto di tessuto adiposo prelevato dalla stessa paziente. L’approccio prepettorale permette anche un minor tempo chirurgico, degenza ospedaliera più breve e una più rapida ripresa delle attività quotidiane e lavorative. Importante poi il risvolto psicologico per la donna operata che si risveglia dall’intervento senza menomazioni morfologiche del seno.

Il successo di questo tipo di interventi dipende da un’accurata selezione delle pazienti e dal confronto e collaborazione multispecialistica. In questo senso, da 10 anni, presso gli Ospedali Riuniti è attivo un ambulatorio condiviso Breast Unit. Settimanalmente più specialisti (oncologo, anatomopatologo, radiologo, radioterapista, chirurgo senologo, chirurgo plastico, fisiatra, psicologo ecc…) valutano singoli casi clinici (sia sospetti diagnostici che diagnosi evidente di tumore al seno) scegliendo insieme alla donna l’iter terapeutico/ricostruttivo migliore e ritagliandolo a misura sulla paziente.

«La Breast Unit è un percorso diagnostico e terapeutico. Non è un posto dove si opera solamente ma un posto dove la persona viene presa in carico. Un’equipe multidisciplinare si occupa dei bisogni delle singole pazienti. C’è una legge che stabilisce che un centro di senologia debba fare 150 interventi all’anno. Noi ne facciamo circa 600 e siamo tra i primi 5 ospedali in Italia – afferma il dott. Michele Caporossi, Direttore Generale Ospedali Riuniti-. La patologia è molto diffusa ma non c’è una maggiore incidenza del tumore al seno rispetto agli anni precedenti. Lo screening permette di scoprirli prima, la diagnosi è precoce».

«Rispetto allo scorso anno l’incidenza del tumore al seno è dello 0,9%. In Italia nel 2017 ci sono stati 50.500 casi di tumore al seno di nuova diagnosi, 500 casi nell’uomo. Non abbiamo dati concreti della Regione Marche perché non sono disponibili quelli del registro tumori- riferisce la dott.ssa Rossana Berardi, direttrice Clinica Oncologica e coordinatrice Breast Unit di Ancona-. È dimostrato che c’è un aumento di sopravvivenza del 18% quando si ha una vera e fattiva collaborazione multidisciplinare. Quello che abbiamo visto in questi mesi nella nostra Breast Unit è che applicando il PDTA (percorso diagnostico terapeutico assistenziale) e facendo anche attività di audit, ovvero di verifica del percorso, le donne hanno risposte più veloci ed efficaci».